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venerdì, 14 Agosto 2020

È Nazi Italia? Berizzi e Lerner alla Festa de L'Unità di Torino

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuovasocietà. Caporedattore dal 2017. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano.

Fascioleghismo, neofascismo e razzismo. Sul palco anche Sestero, Boeti e Carretta.

 

Lunedì 3 settembre, alle 21, affronteremo un viaggio. Dal palco allestito in corso Grosseto 183, alla Festa de L’Unità di Torino, cercheremo di capire se veramente l’Italia si è riscoperta fascista e razzista, se esiste l’orda nera.

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“La Nazi-Italia: neofascismo e razzismo nel Bel Paese” è il titolo dell’iniziativa che verrà moderato dal direttore di Nuova Società, Andrea Doi.

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In questo viaggio ci faranno compagnia Gad Lerner, Paolo Berizzi, il presidente del Consiglio Regionale del Piemonte Nino Boeti, la presidentessa dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia di Torino Maria Grazia Sestero e il segretario metropolitano del Partito Democratico Mimmo Carretta.

Insieme a loro approfondiremo l’argomento, di cui Berizzi, autore del libro “Nazi Italia – Viaggio in un Paese che si è riscoperto fascista”, ha scritto pagine e pagine, frutto di vent’anni di inchieste. Per questo suo lavoro, l’inviato del quotidiano “La Repubblica” ha subito minacce e dal marzo 2017 è sotto tutela.

Con Paolo Berizzi parleremo anche di quello che lui, nel suo libro, definisce il “fascioleghismo”. «Esistono collegamenti tra gruppi di estrema destra, neofascisti e partiti che formalmente non lo sono, ma le cui modalità, forme, contenuti tra questi partiti il primo è la Lega».

Secondo Paolo Berizzi il problema di organizzazioni «come CasaPound e Forza Nuova non è tanto di cercare un posto in Parlamento e infatti molti voti della destra radicale li ha presi la Lega. Il vero loro obiettivo è quello di essere accettati socialmente, di avere una legittimazione dalla società. Di andare nelle periferie dalle famiglie povere a dare un pacco di pasta, ricevendo così un consenso ed essere accettati». «È importante non smettere mai di denunciare quello che accade in un Paese che per troppi anni ha sottovalutato questo fenomeno, del ritorno dei fascisti che non hanno più fez e camicia nera, ma felpe alla moda e di tendenza e si esprimono con quelle che Umberto Eco nel “Fascismo eterno” chiamava “le forme nuove”. Forme che dobbiamo smascherare per non permettere al fascismo di ritornare».

«In Italia per troppo tempo si è minimizzato su questi temi, sottovalutato, dicendo che in fondo si trattava di quattro gatti. Grazie a questi silenzi i neofascisti hanno trovato terreno fertile, hanno potuto arare, coltivare e raccogliere i frutti». «Oggi le forze neofasciste hanno di fatto al governo un rappresentante non ufficiale, ma ufficioso che è proprio il nostro ministro dell’Interno, leader di un partito che fascista non lo è, ma che ha fatto alleanze con l’estrema destra. Questo è il Paese che racconto».

Con Gad Lerner, che nella primavera scorsa ha realizzato il suo reportage in sei puntate (“Noi e gli ebrei”, “Noi e gli africani”, “Noi e gli arabi”, “Noi e gli zingari”, “Noi e i cinesi” e “Il razzismo contro gli italiani”), andato in onda su Rai3, “La difesa della razza”, parleremo di xenofobia, discriminazioni e razzismo.

Ottant’anni dopo le leggi razziali del 1938, per capire «se dopo tutti questi anni il razzismo sia tornato in Italia, magari con linguaggi diversi».

«C’è la necessità di fare un buon uso della storia perché le fobie nei confronti dello straniero servono alla propaganda e il colore della pelle è tornato ad essere un elemento di divisione, c’è il rischio di abituarci al linguaggio del disprezzo e della denigrazione dell’altro. Così diventa considerare normale la discriminazione del diverso e la violenza che lo colpisce».

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