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venerdì, 3 Luglio 2020

Concerto del 25 aprile, il Comune e i fantasmi di piazza San Carlo

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Carlo Savoldelli
Carlo Savoldelli
Carlo Savoldelli è un pseudonimo collettivo utilizzato da un numero imprecisato di collaboratori nato per proporre ai lettori di Nuova Società inchieste giornalistiche documentate. Del collettivo fanno parte giornalisti, studenti e professionisti per un giornalismo lento e approfondito.

Una piazza piena in un pomeriggio assolato. Il centro di Torino, città medaglia d’oro per la Resistenza, che balla e canta al ritmo del combat folk dei Modena City Ramblers. Note di liberazione e di gioia per una città che vuole anche dimenticare gli incidenti di piazza San Carlo e di piazza Santa Giulia avvenuti meno di un anno fa e riprendersi i suoi spazi pubblici. Tutto liscio? Se il concerto da un punto di vista musicale è stato un successo, emergono nuove e pesanti ombre sull’iter organizzativo. Un iter organizzativo ancora una volta raffazzonato e gestito in emergenza dal Comune.
Nuova Società l’ha ricostruito nel dettaglio:

  • La scelta di piazza Arbarello è avvenuta a seguito di un sopralluogo fatto il 2 marzo alla presenza degli organizzatori, il Polo del 900, di un libero professionista che per loro conto ha poi predisposto successivamente le pratiche ed il piano sicurezza, di un funzionario competente della Città di Torino e di funzionari del Consiglio Regionale, finanziatore dell’evento.
  • In seguito al sopralluogo in piazza Arbarello si è tenuta una nuova riunione organizzativa il 27 marzo e in quella occasione è stata confermata la scelta della location per il concerto. Il Polo del 900 si è quindi occupato degli aspetti organizzativi e delle pratiche burocratiche avvalendosi di professionisti che hanno curato: la stipula dei contratti con i fornitori, la gestione della promozione, il permesso SIAE e la gestione della documentazione tecnica da presentare al Comune.
  • Il 6 aprile il Polo del 900 ha presentato al Comune la richiesta di occupazione del suolo pubblico per piazza Arbarello.
  • Il 19 aprile il Comune, dopo 13 giorni di istruttoria, approva la richiesta del Polo del 900 e concede piazza Arbarello.
  • Passano altri cinque giorni e il 24 aprile accade “l’imprevedibile”. Il Comune, su impulso della Prefettura, revoca la concessione di piazza Arbarello. La comunicazione di revoca arriva agli organizzatori alle 14:30 del giorno prima del concerto con le seguenti motivazioni: «considerate le ragioni di Pubblica Sicurezza collegate all’impossibilità di bonificare il parcheggio sottostante l’area oggetto dell’evento espresse dagli uffici della Prefettura e della Questura di Torino in sede di Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica in data 24 aprile 2018».A questo punto gli organizzatori sono sul punto di far saltare l’evento, nonostante si faccia largo l’ipotesi di spostare il concerto in piazza Castello. Il processo di autorizzazione di piazza Arbarello, del resto, è durato, come detto, 13 giorni e ha previsto un passaggio in Commissione Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza. La situazione di impasse è, però, superata grazie agli “incoraggiamenti informali” della Prefettura e del Comune a presentare tutta la documentazione necessaria ad un cambio di location sul filo di lana. Così, nell’arco di un pomeriggio, i professionisti selezionati dal Polo del 900 presentano una nuova richiesta di occupazione di suolo pubblico e gli operai utilizzano le ore notturne per effettuare il trasferimento di tutte le strumentazioni.
  • Siamo al 25 aprile. Il documento che autorizza la manifestazione è consegnato via mail agli organizzatori impegnati nel montaggio direttamente in piazza Castello. Ha data 24 aprile, modifica l’atto di revoca e da conto della «nuova richiesta di occupazione con palco, pagoda, e servizi igienici in Piazza Castello». Una curiosità: come l’atto precedente, non è firmato dal dirigente che si occupa del suolo pubblico, ma da una sua collega che si occupa dell’imposta di soggiorno. È lei che firma al suo posto.

L’evento è un successo: la piazza si riempie e finisce per contare dieci mila persone, nonostante il piano di sicurezza predisposto immaginasse un afflusso di massimo cinque mila persone. Grazie alla professionalità degli organizzatori e delle forze dell’ordine, l’evento si conclude nel migliore dei modi. A vegliare sulla piazza gremita c’è un servizio di steward arricchito dalla presenza di dieci addetti con certificazione antincendio, cinque squadre di addetti e due ambulanze per il primo soccorso e quindici volontari.
Alla prima grande manifestazione di piazza a Torino dopo la drammatica notte del 3 giugno 2017 a piazza San Carlo, cittadini, organizzatori, forze dell’ordine hanno dato prova di serietà, professionalità e civiltà facendo in modo che l’evento si volgesse regolarmente e con grande successo.

Eppure, a guardare sotto la superficie, l’amministrazione continua a commettere gli stessi errori affrontando l’iter autorizzativo con superficialità disarmante.

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La sindaca Chiara Appendino ha detto durante l’interrogatorio in Procura, sui fatti di piazza San Carlo, connesso all’iter anomalo seguito per la concessione del 3 giugno che «il termine dei 40 giorni per la concessione delle piazze auliche non è mai stato ritenuto tassativo». Alla luce di queste dichiarazioni è lecito chiedersi se il termine stabilito dal regolamento comunale sia così poco tassativo da poter essere contratto da 40 giorni a 12 ore e se in 12 ore sia stato possibile valutare nel dettaglio il piano di sicurezza e approntare tutte le misure previste dalla circolare Morcone-Gabrielli, come è avvenuto per il concerto del 25 aprile.

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