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venerdì, 29 Maggio 2020

Cioccolatò, chiarimenti di Sacco sugli stand. Dal Comune: “Tre giorni in meno per montarli”. Il suolo pubblico però non si paga

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Andrea Doi
Andrea Doi
Giornalista dal 1997. Ha iniziato nel '93 al quotidiano La Nuova Sardegna. Ha lavorato per Il Manifesto, Torino Sera, La Stampa. Tra le sue collaborazioni: Luna Nuova, Il Risveglio del Canavese, Il Venerdì di Repubblica, Huffington Post, Avvenimenti e Left. Dal 2007 a Nuova Società, di cui è il direttore dal 2017.

Sta per prendere il via la manifestazione Cioccolatò e c’è aria di polemica intorno ai padiglioni bianchi montati per la dolce kermesse ospitata a Torino.

Il tutto nasce dopo un post del capogruppo in consiglio comunale del Partito Democratico Stefano Lo Russo, il quale nei giorni scorsi aveva evidenziato come non fosse stata una buona idea allestire «in mezzo a via Roma già pronti e montati (e vuoti) ben 8 giorni prima dell’inizio dell’evento (8 novembre)» i padiglioni. Anche perché in questi giorni dove certo i turisti non sono mancati, grazie alla settimana dell’arte contemporanea e del ponte del Primo novembre, secondo Lo Russo non era certo molto di buon gusto avere questi «gazebo montati e vuoti» nel cuore di Torino.

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Lo Russo in pratica si rivolgeva all’assessore al Commercio Alberto Sacco quando domandava se non fosse stato meglio montare i padiglioni dopo Artissima.

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Un post che ha trovato il gradimento non solo dell’ex vicesindaco Guido Montanari, ma soprattutto del presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, che con un “like” ha praticamente dato ragione a Lo Russo.

Sacco, da Londra, dove si trova in missione per la Città, ha voluto chiarire, spiegando che lui per quanto concerne il suolo pubblico non c’entra nulla e che comunque è saggio montare gli stand prima perché con il maltempo non si sa mai. Tradotto: metti che su Torino per giorni e giorni piova diventa difficile montare in poco tempo i padiglioni per l’8 novembre.

L’assessore inoltre sottolinea l’importanza della manifestazione ricordando che a differenza di quanto accadeva prima ora la Città (e quindi i torinesi) non deve mettere denaro per farla, ma addirittura fa cassa da Cioccolatò.

Però è l’ufficio “Area eventi” a mettere i classici puntini sulle “i”. Possibile maltempo a parte da Palazzo fanno sapere che a differenza dell’anno scorso chi ha vinto la gara quest’anno ha avuto tre giorni in meno per montare i padiglioni.

Non solo. I vincitori del bando si sono lamentati eccome, a colpi di pec, perché fosse stato per loro avrebbero iniziato i lavori in piazza San Carlo dal Primo Novembre. Ma il Comune ha detto no, per Artissima appunto. Concedendo via Roma, dove i padiglioni sono stati montati il 29 e 30 novembre, e dando il via libera per piazza San Carlo dal 4 novembre.

C’è da dire che non stiamo parlando di semplici stand, ma padiglioni che hanno bisogno anche degli allacci idrici.

Ma chi ha vinto il bando non si preoccupa di dover poi pagare tutti questi giorni (una decina prima dell’evento) di suolo pubblico?

No, non si preoccupa perché semplicemente non paga il suolo pubblico.

Già, come è previsto dalla delibera (che pubblichiamo integralmente a fine articolo) “La Città garantisce l’esclusività dell’iniziativa realizzata su suolo pubblico in Piazza San Carlo, tratto pedonale di Via Roma e Piazzale Valdo Fusi, stabilendo già sin d’ora che, ai sensi dell’art. 13 comma 2 lettera b del vigente Regolamento COSAP, l’occupazione sarà esclusa dall’applicazione del canone di occupazione temporanea del suolo pubblico in quanto attività di pubblico interesse richiesta dalla Città”. Insomma c’è una deroga sul pagamento del suolo pubblico.

Come detto: nuvole cariche non di pioggia, ma di polemiche sono previste nei prossimi giorni su Cioccolatò.

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