Al Sereno Regis l’azione non violenta della Flotilla: “Così si ripudia la guerra” 

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

Alla vigilia della giornata internazionale della non violenza (compleanno di Gandhi) il Centro Sereno Regis, cuore pacifista di Torino in via Garibaldi 13, ha promosso una significativa e partecipata iniziativa di orgoglio nonviolento, in cui è stata centrale la vicenda della Sumud Flotilla.  Una grande espressione di pacifismo e umanitaria, che si oppone alla guerra e alla violenza su un popolo, con barchette a vela, disarmate piene di viveri, con volontari di 44 paesi, partiti a fine agosto, per forzare il blocco agli aiuti posto a Gaza. Realtà infernale (in attesa dei resort e delle annessioni previsti nei piani di Trump e Netanyahu..) da cui nessuno può uscire. Un blocco illegale e disumano a cui la comunità internazionale non ha saputo opporsi. Non è un caso se il nome della Global Flottiglia comprenda la parola araba “Sumud” ovvero “tenace”.

“Dobbiamo dissociarsi dalle logiche e dalle menzogne della guerra che ci condizionano e da quel pensiero che vede la guerra come strumento di pace.  In un momento in cui la centralità acquisita dalla geopolitica vede sempre più l’evento bellico come strumento per risolvere le controversie internazionali” ha esordito il teologo Ermes Segatti, storica figura del dialogo interreligioso.

Durante l’incontro ci si è collegati con la flotilla in un momento di altissima criticità per l’imminente contatto e abbordaggio (in acque ancora internazionali) della marina militare israeliana.

 Questo dopo gli attacchi governativi italiani (“siete irresponsabili”, “state facendo saltare il processo di pace in corso” e “il rimpatrio ve lo pagate voi”), per non parlare dei giornali di destra che sono arrivati a dipingere l’iniziativa come una gita, “finita la crociera finanziata da Hamas”.

La Flotilla, avviata nel luglio 2025 per rispondere concretamente all’indignazione per il massacro quotidiano subito dal popolo di Gaza, è una grande iniziativa non violenta che ha avuto successo per la grande attenzione internazionale che si è conquistata.  Un fatto che trova il suo profondo significato nel  piegare la logica delle armi e nel porre la questione di un diritto internazionale oggi cancellato  dalla  prevaricazione del più  forte e dalla mera potenza militare.   

Dobbiamo dissociarsi dalle logiche e dalle menzogne della guerra che ci condizionano e da quel pensiero che vede la guerra come strumento di pace.  In un momento in cui la centralità acquisita dalla geopolitica vede sempre più la guerra   come strumento per risolvere le controversie internazionali” ha esordito Ermes Segatti. Storica figura del dialogo interreligioso.

Segatti ha ricordato iniziative non violente operate in Israele con marce, ai confini del territorio di Gaza, per avviare un percorso di riconciliazione contro la guerra.  Iniziative di ex combattenti e di una minoranza interconfessionale   che rappresentano un lievito di speranza, per un futuro di convivenza pacifica, come lo sono tutti gli uomini che continuano a credere nella forza della non violenza in ogni parte del mondo. Pensiamo a quell’mmagine iconica di quell’uomo solo  con i sacchetti della spesa che fermò  una colonna di carri armati  durante la feroce repressione di Tienamen   nel 1989 contro la richiesta popolare e studentesca di democrazia.  

Un percorso in cui Segatti sottolinea quanto sarebbe quanto mai importante il supporto delle istituzioni.

Il teologo, oltre a sottolineare in questo processo l’importanza del supporto delle istituzioni,  ha  evidenziato la scarsa presenza dei musulmani alle iniziative di base di pace. “Abbiamo tante colpe” ha ammesso, intervenendo a titolo personale, con estrema obiettività, Brahim Baya , ex rappresentante della comunità musulmana (Ucoi) a Torino, che ha esteso le responsabilità alla scarsa indignazione per quanto avviene a Gaza da parte di  tanti  paesi arabi.  Sui pochi musulmani presenti alle grandi manifestazioni per la Palestina ha fatto cenno ad una realtà locale quanto mai variegata nelle 25 moschee torinesi. ”Ci sono  valori oltre la religione che ci uniscono”, ha concluso con ottimismo Brahim,  auspicando un maggiore dialogo comunitario: “Le moschee sono aperte” e non sono visitabili solo quelle dei viaggi turistici…

Sono intervenuti anche un esponente della comunità ebraica, quanto mai critico per quanto avviene in Palestina, e una della comunità valdese.    

“il non uccidere vale molto di più del presunto potere di uccidere” ha ricordato Paolo Candelari del Sereno Regis, affermando come le lotte non violente non rappresentino debolezza o arrendevolezza, tanto più visto che raggiungono il loro scopo nel 50% dei casi, molto di più di quanto avviene nei conflitti armati.

 Anche per Candelari è quanto mai  importante per la pace  il ruolo di organizzazioni internazionali come l’ONU, oggi quanto mai indebolite, rispetto all’espansione del  sovranismo di stato. E rispetto ad un approccio trumpiano che tende a delegittimare tutte le istituzioni internazionali.

Vi è stato infine un collegamento dalla Freedom Flottiglia (partita due giorni fa) con il monaco buddista Claudio Torrero, in viaggio verso Gaza:  “Siamo in un momento decisivo e siamo onorati di viverlo. Dire pace è troppo poco. La pace bisogna viverla esserne attori e costruttori. Usciamo da noi e mettiamoci in movimento”. Aggiungendo: “Qui c è un grande senso di comunità dopo il diluvio di consumismo  e neoliberismo e questo per me ha un grande valore spirituale”. Ha infine ricordato come I volontari di tanti paesi spesso intonino sulle barche “Bella Ciao”, ormai inno internazionale di libertà.

Tutto questo mentre iniziava l’abbordaggio delle barche della flottiglia da parte della marina israeliana.

Anticipando le  tante domande sul destino della Freedom Flotilla in viaggio il monaco ha cosi  risposto dal suo diario di viaggio:

Le navi sequestrate sono scintille di un incendio

Nel giorno natale di Gandhi si celebra la giornata mondiale della nonviolenza e raramente una celebrazione ha potuto  essere un commento così puntuale agli eventi in corso.

Le fragili imbarcazioni che sono state sequestrate non sono che la scintilla di un incendio. C’è una coscienza umana che si sta risvegliando. Altre imbarcazioni stanno sopraggiungendo, ma quel che conta è che quel risveglio non si potrà più soffocare. Dilagherà nelle piazze, ma ancor più profondamente si farà strada nella vita di ciascuno. Adesso ciascuno sa che l’essere umano non è soltanto quello che per tanto tempo siamo stati indotti a credere. C’è di più, molto di più. E siamo tutti in cammino per scoprirlo.

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