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lunedì, 20 Aprile 2026

Ringhio

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Ringhio, al secolo Luca Pasquaretta, capo ufficio stampa del Comune di Torino, è stato raggiunto da un avviso di garanzia per un filone d’inchiesta parallelo ai fatti di piazza San Carlo. La Procura di Torino ha confermato le voci di alcune settimane fa, caparbiamente smentite dal diretto interessato. Ora, Luca Pasquaretta, che per alcuni versi sembra morfologicamente la risposta torinese al ben più celebre Rino Gattuso, per un po’ non ringhierà più o ringhierà a giorni alterni a giornalisti e a quanti per loro sventura erano costretti ad entrare nel suo raggio d’azione.
Un raggio anche di potere che Ringhio aveva allungato a dismisura, dicono le cronache, man mano che chi lo precedeva nella scala gerarchica del cerchio magico di Nostra Signora Appendino o scendeva nell’applausometro della simpatia e perdeva punti o s’invischiava in vicende di disdoro per sé e per l’amministrazione comunale. Così Ringhio, alto quanto largo, una stazza fisica che ricorda molto da vicine quelle di un cubo con cui giocare al Lego, è diventato l’uomo ombra nella fase più critica di Appendown, emendandosi da quelle cattiverie che lo bollavano aggressivo “cane da guardia”, e non nel senso intellettuale della locuzione, purtroppo per lui, in quell’interpretazione data del giornalista e filosofo francese Paul Nizan che lo aveva coniata in un celebre scritto sulla lotta di classe.
Eroe di guerra, Nizan trovò la morte il 23 maggio del 1940 sul campo di battaglia a Dunkerque, ucciso dal fuoco nazitedesco nella Seconda guerra mondiale. Ringhio, che sicuramente tra le sue sudate carte ha maneggiato quelle del Nizan, non ha voluto essere da meno. Ma lo ha fatto in forma discreta. Verrebbe da dire in forma privata come quei funerali di uomini illustri che hanno dato molto alla causa, ma poco ricevuto dal Palazzo. E lo ha fatto, ne siamo certi, per riguardo ai magistrati che lo interrogavano, cui non voleva imporre il suo erudito sapere. Con molta più modestia, Ringhio ha scelto sì un campo per immolarsi a difesa dei suoi valori (presto vedremo quali), ma quello di Parco Dora. Luogo, però, che se rimarrà ignoto alla Grande Storia, non lo sarà agli archivi della Giustizia a perenne memoria dell’inchiesta.
Ora, non sappiamo se a Ringhio verrà attribuita una medaglia per meriti speciali. L’amministrazione Appendino non naviga nell’oro e non può, nonostante sia sostenuta dal Movimento sociale Cinque stelle, promuovere la raccolta dell’Oro alla Patria: è fuori tempo massimo. Al limite, al portavoce della sindaca daranno una medaglia simbolica, una di latta, come agli sceriffi della frontiera americana. Ma ve lo immaginate Ringhio catapultato come nel film “Ritorno al futuro III” nel Far West a difendere la legge e a proteggere i cittadini da soprusi e da angherie? Che penitenza sarebbe!

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