Orlandi, la Commissione analizza e chiude la pista della tratta delle bianche: “Non esiste una regia comune”  

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

“La pista delle ragazze scomparse deve ritenersi definitivamente ridimensionata come chiave interpretativa dei casi Orlandi e Gregori, non emergendo elementi oggettivi idonei a sostenere l’esistenza di una regia comune o di un contesto criminoso unitario”. Sono le conclusioni dell’approfondita relazione datata aprile 2026, appena licenziata all’unanimità dalla Commissione d’inchiesta bicamerale, dal titolo: “Emanuela Orlandi, Mirella Gregori e la pista delle ragazze scomparse”.  

 Il documento ha ampiamente approfondito l’ipotesi di una presunta “regia criminosa” che farebbe rientrare la scomparsa  di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori, avvenuta il 22 giugno e il 7 maggio 1983, tra i numerosi mancati ritorni a casa di adolescenti del Comune e della Provincia di Roma, verificatisi in quel periodo. Una disamina sul tema “tratta delle bianche”, pista ritenuta poco attendibile già venti anni fa, che lega  il caso Orlandi Gregori  con la serie di sparizione di ben 16 ragazze, tra i 14 e i 16 anni,  registrata proprio nel tra maggio e giugno del 1983 in quell’area tra corso Rinascimento e il Vaticano.  

Ricordiamo che il caso Orlandi Gregori, nella sua specificità vide l’intervento immediato dei servizi , oltre agli   appelli in mondovisione del papa polacco e il  coinvolgimento politico di un presidente della Repubblica come Sandro Pertini. 

Certo quelle  scomparse sono un fenomeno inquietante che apre interrogativi sul destino avuto da  queste ragazze.  Nella vicenda non poteva non avere un cenno quel Renatino de Pedis che, da capo dalle Magliana, divenne autorevole referente delle alte sfere vaticane, come il cardinal Poletti,  di casa in quel  Sant’Apollinaire dove studiava musica Emanuela, insieme a  tante altre giovani ragazze. Un rapporto che vede nel mirino dei malpensanti il discusso e autorevole capo dello Ior Paul Marcinkus insieme ad altri porporati. 

Dopo 43 anni e infinite piste e ipotesi la Commissione va verso le conclusioni. Ci saranno sorprese? 

La Commissione, attiva da inizio 2024, sta svolgendo un grande e approfondito lavoro audendo oltre 60 tra testimoni, giornalisti, magistrati e persone coinvolte nella intricatissima vicenda. Certo un quadro non facile dopo 43 anni. Un compito rilevante che avrebbe comportato ben altri risultati se fosse stato messo in azione molto prima, su un caso, ricordiamo, che nel 2015 risultava archiviato, sul quale pesa e peserà sempre la reale volontà politica di andare a fondo per cercare una verità almeno storica su uno dei casi più controversi del secolo scorso che continua ancora a  fornire sorprese a getto continuo  segno di una verità ancora nascosta. 

  Tra le audizioni più attese vi è stata da poco quella, interminabile ma secretata, dell’ex fotografo Marco Fassoni Accetti. L’uomo autoaccusatosi del doppio sequestro, che fece ritrovare il flauto di Emanuela,  presente a vario titolo in diversi contesti chiave della vicenda, coinvolgendo diverse giovanissime nelle sue “operazioni”. 

Tornando alla relazione della commissione questa fa tesoro di una mole di atti, articoli, documenti della polizia e di quanto emerso nelle numerose audizioni di magistrati, giornalisti, esperti, testimoni coinvolti a vario titolo nella sparizione delle due quindicenni. 

 I dati riportati da un rapporto della polizia del 23 agosto 1983, rilevano 176 scomparse femminilinel periodo 1982-1983 nell’area romana, di cui di 40 non si ebbe più alcuna notizia, rilevando, altresì, la presenza di un numero limitato di denunce e l’assenza di attività investigative strutturate riferite a tali posizioni.

L’ipotesi della tratta delle bianche 

Pur considerando l’esistenza del fenomeno tratta delle bianche, attraverso organizzazioni dedite al reclutamento e allo sfruttamento delle giovani scomparse sui circuiti della prostituzione internazionale, emerge quanto sia alquanto difficile riscontrare la reale consistenza del fenomeno e individuare un progetto unitario, una regia condivisa dietro la scomparsa delle giovani (15-16 enni). 

L’incipit di questa tesi della tratta delle bianche si fa decorrere da un  servizio del 1° agosto 1983 del settimanale  Panorama,  significativamente intitolato “Emanuela e le altre”.  Una linea che dopo anni di silenzi ha trovato nuova linfa in tempi recenti, a seguito l’apertura dell’inchiesta da parte della magistratura vaticana, nel gennaio 2023, (insieme al fascicolo aperto presso la Procura di Roma). In questo quadro si inserisce un articolo de La Stampa del 12 gennaio 2023 che collega in modo soft le due sparizioni con i numerosi allontanamenti di adolescenti registrati a Roma nel corso del 1983, ricordando come gran parte dei casi non abbiano visibilità, nè l’attenzione riservata al caso Orlandi. 

E’ un aspetto che viene sottolineato dalla  la testimonianza della madre di Mirella Gregori, Maria Vittoria Arzenton, che stabilì contatti con altre famiglie coinvolte in episodi analoghi. In tal senso viene citato un caso in cui la sparizione è stata preceduta dalla chiamata al citofono di un compagno di scuola, come avvenne per la povera Mirella. Anche il noto legale delle due famiglie Gennaro Egidio, legato ai servizi, ipotizzò un possibile collegamento tra la scomparsa .delle due ragazze e altri rapimenti. 

In ogni caso la relazione della Commissione precisa come  la mole di ipotesi e dichiarazioni raccolte non apporti elementi  probatori, né rilevi connessioni accertate a sostegno di una chiave interpretativa orientata alla serialità di un fenomeno strutturato o unitario.

Un fatto confermato, con le debite differenze , anche dai magistrati auditi in commissione.  In tal senso è significativo quanto affermato da Giuseppa Geremia, Sostituto Procuratore presso la Procura di Roma e titolare, (che dal 19 maggio 1983 al 4 agosto 1983, ha seguito il caso Mirella Gregori:  “nel periodo della sparizione della Gregori prima e della Orlandi dopo, a Roma sparirono numerose ragazze, tutte “nella fascia di età fra i quindici anni e quindici anni e qualche mese”.

 L’ipotesi di un fenomeno unitario non solo non è stata confermata ma si è rilevata una pista infondata, non sussistendo elementi comuni solidi nelle modalità di sparizione e sulle dinamiche ricorrenti.  La procuratrice ha anche precisato come anche la polizia abbia escluso che la scomparsa si potesse riferire ad un fenomeno di cui non si trovò nessun riscontro” – aggiungendo –  “non ne conseguirono adeguati accertamenti anche in relazione al fatto che sul caso Orlandi, quasi immediatamente, i collegamenti portavano altrove”.

Il Procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, che ha avuto un ruolo di primo piano nel caso Orlandi fino all’archiviazione (2015), contro cui si oppose tenacemente, in audizione rilevò come nel 1983 soltanto a Roma siano scomparse a Roma 54 ragazze tra i 15 e i 16 anni. “Un problema che andava investigato e non lo è stato”, riferendo la sua volontà di allargare il raggio delle indagini a questo bacino di scomparse, cosa che fu ritenuta dispersiva per l’inchiesta dai vertici della Procura. Questo rilevando come, dopo il sequestro Orlandi, si siano subito interrotte le sparizioni in quella fascia di età , precisando come anche  i casi Orlandi Gregori rientrino in un contesto di interesse alla sessualità minorenne o di pedofilia.

Anche per Laura Sgrò, legale della famiglia Orlandii, la pista della tratta non ha mai rappresentato una spiegazione soddisfacente, supportata da elementi concreti per parlare di una tratta organizzata,  tema che però torna periodicamente. 

“La pista della tratta , quanto mai evocativa, non trova conferma nei dati investigativi disponibili e, il  fatto che vi siano state più scomparse di ragazze in un determinato periodo, non significa automaticamente che ci si trovi di fronte a un unico disegno o a una struttura organizzata di reclutamento o di sfruttamento delle ragazze” E’ quanto espresso, tra i giornalisti auditi, da  Fabrizio Peronaci , autore di tre libri sul caso Orlandi, che ha evidenziato  come il passare del tempo abbia portato a  discutibili ricostruzioni retrospettive che hanno favorito  la sovrapposizione di piani e vicende diverse, trasformando ipotesi in verità , anche in assenza di prove.  

I nomi dei 40 commissari 

In conclusione riportiamo i nominativi dei 40 commissari del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, attiva da inizio 2024,  presieduta da Andrea De Priamo (FDI), con le vicepresidenze di Roberto Morassut (PD) e Riccardo Marchetti (Lega).  

 Senatori: BORGHI, CALENDA, CAMPIONE, DE PRIAMO, DURNWALDER, GASPARRI, MAIORINO, MALPEZZI, MATERA, NAVE, PAGANELLA, PAROLI, PARRINI, PIROVANO, RAPANI, ROSA, SALVITTI, SCURRIA, STEFANI e VERINI.  Deputati: ASCARI, CAVO, CIOCCHETTI, CUPERLO, GIANASSI, GRIMALDI, IAIA, MARATTIN, MARCHETTI, MORASSUT, MORGANTE, PANIZZUT, PASTORELLA, PASTORINO, ROSCANI, RUSSO Paolo Emilio, SILVESTRI, TRANCASSINI e VARCHI 

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