“Pochi sanno che tanti peruviani, che animano anche la forte comunità torinese, sono in parte usciti dal loro paese negli anni 90. Uno di quei periodi in cui iperinflazione e terrorismo rendevano la vita quanto mai difficile ai suoi abitanti”.
Lo ha ricordato al cinemateatro Baretti il Console generale del Perù a Torino Ezio Valfrè Ernandez, presente per la proiezione della pellicola “Reinas”. Terza opera cinematografica della regista peruviana, naturalizzata svizzera, Klaudia Reynicke, ambientata, in modo quanto mai originale, nel difficile contesto del Perù anni ‘90 .
“Un bel lavoro, molto apprezzato, ma il film, per scelta leggero, non esprime il clima quanto mai teso che abbiamo vissuto in quegli anni”, ha aggiunto il Console, nel locale sold out, con molti giovani attentissimi che si sono fermati anche per il confronto finale.
La pellicola del 2024 (104 minuti), con attori che non sono peruviani, ha incontrato un grosso successo di critica, ed è stata molto apprezzata negli Stati Uniti e in Europa come si è visto al Festival di Berlino
I protagonisti non sono estremisti di Sendero Luminoso, militari o manifestanti, ma bensì due ragazzine (Aurora e Lucia) di 10 e 14 anni, in un contesto di famiglia piccolo borghese, con un padre fantasma che si rifà vivo, proprio mentre la madre cerca di trasferirsi negli Stati Uniti. Una storia più legata alle problematiche di una famiglia che a quelle del contesto politico comunque pesante in cui emerge per arguzia e intelligenza la figura della ragazzina di dieci anni.
Come nel classico dei romanzi sudamericani non poteva mancare la presenza e l’evocazione di un fantasma familiare.
Il film lascia poco spazio a scene violente e di repressione, tranne qualche breve ed eloquente cenno. Una scelta della produzione svizzera “che avrebbe anche eliminato quel poco di repressivo che emerge dalla pellicola” (scene del posto di blocco e accompagnamento in un comandamento della polizia dove vengono trattenuti e interrogati i sospettati di terrorismo) fortunatamente mantenuto. In avvio è reale la scena incipit in cui una speaker televisivo elenca con fredda naturalezza gli incredibili aumenti dei prezzi sui beni di prima necessità in una realtà, come molte del Sud America, toccate in quegli anni dall’iperinflazione, quando la moneta diventa, da un giorno all’altro, carta straccia, e in cui torna a essere diffuso il baratto. Il console ha aggiunto come oggi nel traffico della droga si ricorra all’oro invece che ai contanti.
L’iniziativa, in una sala affollatissima, introdotta da una soddisfatta Cristina Voghera, direttrice artistica cinematografica del Baretti, ha visto alternarsi gli interventi, nella presentazione e nel confronto post pellicola, di Silvia Sandrone di Europa Creativa, Paola Freddi montatrice della pellicola, Emilia Perassi Università di Torino Dip. Studi umanistici, che hanno risposto insieme al Console alle domande del pubblico.
Interventi in cui è emersa l’importanza e la specificità della cultura cinematografica in tutta la sua filiera , compreso la tipologia di luoghi di proiezione, come il Baretti, in cui il film non è solo un passatempo (con bibite e popcorn) ma un centro di espressione, confronto e approfondimento di tutte le sue infinite articolazioni.
Ha fatto sorridere come il pubblico abbia “fermato” la presentazione del film nel momento in cui veniva fatto cenno alle vicende finali della pellicola.
La pellicola verrà replicata al Baretti, senza ospiti, gratuitamente fino esaurimento posti, sabato 6 dicembre alle ore 18.







