Varese, evasione da film: un morto e due feriti

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Scene degne di un film, di un action movie di quelli tanto cari a Hollywood si sono vissuti a Gallarate in provincia di Varese. Un assalto a un furgone della polizia penitenziaria che stava trasportando Domenico Cutrì nel carcere di Busto Arsizio dal tribunale. Un’evasione in piena regola, con fuga, sparatoria finale, due agenti feriti e un morto, il fratello di Cutrì.
Due macchine sbucano sulla strada che sta percorrendo la polizia. All’interno ci sono i complici di Cutrì. Tra loro si trova il fratello dell’uomo, Antonino, di 30 anni. Sanno esattamente come e quando muoversi. Il detenuto, calabrese residente a Legnano condannato all’ergastolo in appello per l’omicidio di Luckasz Kobrzeniecki, un polacco di 22 anni freddato a colpi di pistola nel 2006 a Trecate, in provincia di Novara, viene fatto uscire dagli uffici del tribunale di Gallarate. Ed è proprio un attimo prima che sia fatto entrare sui furgoni della polizia penitenziaria che i complici intervengono: aggrediscono gli agenti, prendono in ostaggio un passante, lo minacciano di morte, e si fanno consegnare Cutrì.
Nella fuga sparano contro le forze dell’ordine, che rispondono uccidendo il fratello dell’evaso. Il suo corpo viene scaricato pochi minuti dopo davanti all’ospedale di Magenta. Nel frattempo una delle due auto viene abbandonata, con al suo interno alcune armi. La polizia dirama dubito le caratteristiche dell’altra, su cui ora ci sono tutti i complici, di cui non è ancora chiaro il numero. Si tratta di una C3 nera targata EM 197 ZE. Nella zona e in provincia di Novara vengono fissati posti di blocco, ma ormai i banditi si sono dati alla macchia. Due agenti, feriti lievemente, sono ora ricoverati per accertamenti all’ospedale di Gallarate. Uno ha riportato un trauma cranico, l’altro dei problemi agli occhi causati dallo spray urticante. Secondo le prime ricostruzioni, non ci sarebbero ferite d’arma da fuoco.
Domenico Cutrì, 32 anni, scontava, come detto, l’ergastolo. Arrestato nel 2009, secondo l’accusa si trovava al volante dell’auto da cui partirono gli spari che uccisero giovane operaio polacco la notte del 15 giugno, ammazzato mentre tornava a casa da una serata passata al bar con gli amici. Il movente: probabili questioni sentimentali. Condannato dalla Corte d’Appello di Torono nel dicembre del 2012, si è sempre dichiarato innocente. Parole che non hanno mai convinto la giuria, nonostante la testimonianza della sua amante, rivelatasi tra l’altro costruita a tavolino. Questo non è il primo tentativo di evasione di Cutrì, dal momento che aveva già tentato di fuggire dal carcere di Saluzzo, organizzando la fuga con l’aiuto degli altri detenuti. Scoperto, era stato trasferito nel carcere di Curno, dove era sorvegliato da una scorta supplementare soprattutto durante gli spostamenti. Una scorta che però non è bastata.
Nel processo a Cutrì il complice Luca Greco era stato condannato a tre anni di prigione per favoreggiamento, cioè per aver fornito all’assassino un falso abili nei giorni immediatamente successivi l’omicidio.

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