Repressione in Georgia: sempre più oppositori che sognano l’Europa finiscono in galera

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

“Chi incarcera gli oppositori non può avere alcuna aspirazione euro atlantica”. Lo dichiara il Foreign Office di Londra per la repressione di ogni dissenso a Tiblisi.

Da tempo le piazze del paese caucasico sono in agitazione per la ferma e perdurante protesta, con oltre 200 notti in piazza per chiedere nuove elezioni e il rilascio degli arrestati. Un fronte  che, nonostante la dura repressione con centinaia di arresti, si oppone alla sempre più brutale svolta oscurantista governativa. Una repressione che limita libertà fondamentali, come quella di stampa, e non esita a incarcerare attivisti e leader dell’opposizione, con una preoccupante accelerazione in questi giorni.

Un quadro drammatico che oggi vede gran parte dei leader del fronte filo europeo, che si oppone al partito filo russo di governo “Sogno georgiano”, in carcere o messi fuori gioco.

La Gran Bretagna, attraverso il ministro degli esteri Keir Starmer, ha manifestato la sua ferma opposizione, minacciando ulteriori azioni contro il governo di Tiblisi se non tornerà a rispettare libertà fondamentali e diritti umani, mettendo il bavaglio alla rete di media indipendenti e alle voci critiche presenti nell’articolata e vivace realtà di questo paese di appena 3,8 milioni di abitanti, capace di riempire le piazze per mesi con  imponenti proteste pagate a caro prezzo.

La repressione di ogni dissenso nella società civile sono portate avanti dal partito  “Sogno georgiano”, che contrasta quelle aspirazioni che intendono avvicinare il paese caucasico all’Europa.

Anche Amnesty International, insieme a diverse organizzazioni espressione della società civile, han rilevato abusi di potere legislativi e di polizia, mentre si parla anche di torture cui sarebbero stati sottoposti alcune dei 500 arrestati tra i manifestanti, con 60 prigionieri politici.  Insomma violazioni sistematiche dei diritti umani fondamentali.

“Sogno georgiano”, tornato al potere, con il primo ministro Irakli Kobakhidze, dopo elezioni a dir poco  controverse, a fine novembre 2024 ha subito sospeso fino al 2028 quel percorso di negoziati per l’ingresso nell’Ue. Questo con le consuete accuse rivolte a Bruxelles di soffiare sul fuoco delle proteste popolari,  ignorando le aspirazioni libertarie di milioni di cittadini che rischiano botte e galera.

Le tensioni tra Russia e l’ex Repubblica sovietica risalgono all’agosto 2008 e fanno parte delle continue turbolenze che hanno caratterizzato la regione caucasica dopo la fine dell’Unione Sovietica. Proprio 16 anni fa si registrò l’invasione della Georgia da parte della Federazione Russa, accorsa con successo in difesa delle mire autonomiste di Ossezia del Sud e dell’Abkhazia. Uno scontro che in pochi giorni inflisse gravi perdite all’esercito georgiano.

Il ricorso alle carcerazioni facili, fino all’eliminazione degli oppositori politici, sta diventando una pratica alquanto diffusa nelle moderne autocrazie. Ricordiamo come in Turchia il capo dell’opposizione, il  sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, l’unico che avrebbe potuto contrastare Erdogan, sia ancora recluso.

Certo  i grandi drammi che scuotono Gaza e l’Ucraina  mettono in secondo piano l’impatto mediatico di queste realtà, con le annesse loro istanze libertarie, verso le quali il nostro governo non pare avere particolare attenzione.

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