Rai Storia fa difetto quando si parla di Craxi

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di Diego Novelli

“Il tempo e la storia” condotta da Massimo Bernardini sul terzo canale alle ore 13 e in ripresa alla sera sul canale 54 Rai Storia sono tra le più interessanti produzioni dell’emittente pubblica. Collaborano validissimi storici delle varie epoche non appiattiti sulle narrazioni modello scolastico, grondanti molto spesso di retorica bensì ricche di analisi critiche, fondate su fatti incontestabili, prive di quella saccenteria tipica di una certa intellighenzia accademica.

Ogni tanto però, quando siamo nel contemporaneo, a qualcuno slitta la frizione. Non sappiamo se per l’incapacità di liberarsi da simpatie politiche vissute nel proprio percorso personale o peggio ancora per ambiguità dettata dal quieto vivere.

Oggi 18 febbraio, alle ore 13, era in programma la figura di Bettino Craxi. Lo storico chiamato ad illustrare il percorso politico del leader socialista era Giovanni Sabbatucci. Non da storico, perché non è il mio mestiere, ma da semplice cronista che ha vissuto e raccontato le vicende degli anni presi in considerazione dal professor Sabbatucci sentire definire Bettino un esiliato politico alla stregua di Mazzini costretto a vivere all’estero mi è parso un po’ azzardato.

Craxi fuggì in Tunisia per sottrarsi alla giustizia italiana che lo condannò a diversi anni di carcere. Tra le varie azioni, malaffare,corruzione,finanziamento illecito, sono reati tutti accertati a caricai di Bettino Craxi.

Come possibile dimenticare il clamoroso scandaloso episodio del Banco Ambrosiano che fece scivolare “nelle tasche” del segretario socialista sette miliardi di lire? Per chi avesse perso la memoria ricordiamo che quell’ingente somma venne versata su un conto in Svizzera intestato “Protezione” il cui numero bancario venne fornito a Claudio Martelli (inviato da Craxi) dal venerabile Licio Gelli, capo della P2, in un incontro avvenuto all’albergo Excelsior di Roma. Il Banco Ambrosiano fallì ed il suo presidente fu trovato “suicidato” sotto un ponto del Tamigi a Londra.

Alla stregua di un Salvini dopolavoristico, il quale nei giorni scorsi ha insultato tutta la magistratura, sorprende che il professor Sabbatucci abbia affermato nel corso della trasmissione televisiva presa in considerazione, che Craxi era malato e temendo di finire i suoi giorni in un carcere preferì l’esilio, anche perché il clima nell’era di Tangentopoli da un punto di vista della giustizia italiana era pesante. Come si usava dire all’epoca «Ti mettevano in carcere e buttavano via la chiave». No comment.

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