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venerdì, 21 Giugno 2024

Quarant’anni fa spariva nel nulla Mirella Gregori. La commissione d’inchiesta potrà dare una svolta?

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

Che fine ha fatto Mirella Gregori. Si trattò di un ricatto per concedere la grazia ad Agca? Chi sono i responsabili rimasti nell’ombra? Sono passati quarant’anni e queste domande non hanno mai avuto risposta.

Una ragazza assolutamente normale. Una brava studentessa dai riccioli neri, figlia dei gestori di un bar in via Volturno , sparita nel nulla il 7 maggio 1983. La sua vicenda non ha avuto il clamore e gli appelli in mondovisione per la quindicenne cittadina Vaticana Emanuela Orlandi sequestrata il 22 giugno 1983, anche se per quel caso fu coinvolto il presidente Sandro Pertini.

Evitiamo di ripetere cronaca e dettagli della vicenda reiterata in ogni dove.

Vi è chi ritiene che si tratti di due vicende separate, figlie dello stesso contesto. Ma le cose stanno veramente così?

Vi sono diversi fattori comuni: il ruolo di esponenti vaticani, la reticenza delle amiche, le logiche di pressioni e ricatti.

Certo occorre riprendere le dichiarazioni del discusso Marco Fassoni Accetti, oggi ignorato e spesso bollato come non credibile in quanto raffinato mitomane depistatore. Un personaggio non facile, (su cui pesa la macchia della morte del bambino Josè Garramon, avvenuta nel dicembre 1983, per la quale è stato condannato a un anno per omicidio colposo), che però ha dimostrato di conoscere molte cose e di aver certamente avuto un ruolo in entrambi le vicende (e non solo). Se è lui l’amerikano, come tutto lascia intendere, si tratta della persona che elencò al fidanzato, ora marito della sorella di Mirella Gregori, i dettagli degli indumenti indossati della ragazza subito dopo il sequestro. Un momento chiave con dati inequivocabili. Nel memoriale Accetti emerge un suo ruolo anche in questa vicenda. Un fatto che legherebbe le sparizioni delle due ragazze. Questo a partire da quel flauto, avvolto in un giornale dell’epoca con un’intervista al padre di Emanuela, fatto ritrovare nel 2013 dopo l’arrivo di Papa Francesco. Ricordiamo che le dichiarazioni del fotografo hanno avuto un importante punto di svolta nel riscontro, da tempo da lui sostenuto, in merito al trafugamento al Verano del feretro di Kety Skerl (la sedicenne figlia di un regista strangolata nel 1984 in una vigna a Grottaferrata).

Vero che, dopo tredici interrogatori a cui fu sottoposto, la sua autodenuncia per aver preso parte ad entrambe i sequestri, (o meglio “allontanamenti”) non fu considerata credibile.

Insomma Accetti sicuramente ha avuto un qualche ruolo in queste tristi vicende. Ricordo una sua frase in una telefonata in cui, con il “vocione”, ironizzava: “servizi segreti, trame vaticane, massoneria deviata”, volendo indicare una realtà molto meno complessa di quella apparente e mediaticamente affascinante ricorrente in molti articoli , indicando dei nominativi ignorati dalle indagini. Questo in una continua raffinata e provocatoria logica di sfida come quella di un gatto che gioca con il topo. Accetti con fermezza non ha mai minimamente rivelato quali fossero i suoi sodali di cui ammette l’esistenza. Di certo ha operato da fotografo, (ben oltre il suo originale ed enigmatico simbolismo artistico dark style), in un contesto in cui l’obiettivo sarebbe stato quello di screditare e rendere potenziali oggetto di ricatto dei personaggi spesso in tonaca. Un tema che rientrava nella logica di scontro e di guerra fredda, senza esclusioni di colpi, presente anche in quel Vaticano di Marcinkus, Opus dei, tra cardinali massoni e fondi neri inviati al sindacato Solidarnosc.

Il caso Gregori, archiviato nel 2015 è rimasto sempre in sordina. “Non c è stata la volontà di approfondire da parte delle istituzioni e oggi ci sono nuove possibilità tecniche che possono aiutare una svolta” è quanto ripete da tempo Maria Antonietta Gregori ,la sorella maggiore di Mirella, nei suoi appelli per le mancate verifiche sui pochi testimoni della vicenda, per cui da tempo, senza troppa visibilità, chiede la riapertura delle indagini sulla base di nuovi elementi.

Un tema sul quale la costituenda Commissione d’inchiesta parlamentare potrebbe dare un contributo importante.

Forse si tratta dell’ultimo appello prima che, anche questa vicenda, si trasformi in un interessante e intricato cold case valido solo per vendere libri e per l’audience di speciali tv, abbandonando le tanto decantate volontà di giustizia e verità.

Indubbiamente ha sorpreso la promozione e l’ottenimento della cittadinanza vaticana ricevuta da quel Raoul Bonarelli, all’epoca membro del corpo di vigilanza di papa Wojtyla. Un personaggio molto discusso per il caso Gregori per la sua frequentazione con Sonia De Vito, figlia del titolare del bar Italia in via Nomentana, sotto la casa dei Gregori. Sonia era una grande amica di Mirella. La povera madre di Mirella Gregori, ora scomparsa, aveva indicato questo personaggio, casualmente rivisto in occasione di una visita del Papa nella parrocchia San Giuseppe nel dicembre 1985, come colui che spesso si intratteneva con la figlia. Successivamente, ovvero otto anni dopo (un dato che la dice lunga sulla prontezza delle indagini) come spaventata, la donna non confermò la sua testimonianza. Certo lasciano perplessi, a distanza di anni, quei richiami intercettati il 12 ottobre 1983 in cui Bonarelli veniva redarguito al silenzio sulla questione dal suo superiore Camillo Cibin, ispettore capo della vigilanza vaticana. Fatti che avvennero significativamente il giorno prima del suo interrogatorio.

I casi Orlandi e Gregori sono ritenuti distinti ma, a parte il livello di mediaticità, mostrano clichè e protagonisti comuni, come risulterebbe dal continuo emerge di esponenti del Vaticano a vario titolo coinvolti e dalla reticenza delle amiche in entrambi i casi. Sia Bonarelli che Sonia De Vito non hanno avuto alcuna conseguenza per questi avvenimenti, a parte un’accusa di reticenza ricevuta dall’amica del cuore di Mirella Gregori. “Pur essendo la sua più cara amica, da quel giorno non si è fatta più vedere, dandoci un grande dolore”, ha precisato Maria Antonietta.

Permane inoltre inquietante quanto emergerebbe da un intercettazione del Sisde, nella quale si ipotizza che sia proprio Sonia a confidare ad un’amica in merito a quel gendarme al servizio del Papa che spesso passava nel suo bar: “lui ci conosceva, contrariamente a noi che non lo conoscevamo… Come ha preso Mirella, poteva prendere me…”. Ricordiamo un ultimo dettaglio: la foto che ritrae Mirella Gregori sorridente vicino al Papa, nel corso di una visita scolastica,fu appesa nella bacheca dell’Osservatore Romano. Per questo si ventilò l’esistenza di una possibile talpa in redazione.

Tante voci, tante ipotesi ma la realtà è che si resta in attesa di una verità non facile dopo quattro decenni più per la reale volontà di agire che per il tempo trascorso. Troppi intoppi e ritardi, oltre agli immancabili continui depistaggi. Resta la ferrea volontà dei parenti di questi povere vittime adolescenti di tenere accesa una speranza che è ormai diventata una richiesta di un intera nazione.

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