Mara Favro, sue le ossa ritrovate nei boschi di Gravere

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuova Società. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano. Direttore responsabile di Nuova Società dal 2020.

C’è ora la certezza del Dna a dire quello che nei giorni scorsi era solo un sospetto mormorato: le ossa ritrovate a Gravere, nei boschi tra Chiomonte e Susa sono di Mara Favro, la 51 enne scomparsa un anno fa proprio da queste zone. 

Lunghi mesi di indagini e ricerche su quale fine avrebbe fatto la donna, uscita di casa per andare al lavoro nella pizzeria Don Ciccio di Chiomonte la sera dell’8 marzo e mai più tornata, lasciando da sola la figlia di dieci anni. 

Nei giorni scorsi il pattugliamento dei boschi ha portato a individuare nei dirupi ossa umane e alcuni indumenti femminili lacerati. Gli accertamenti disposti dalla procura di Torino e dal procuratore aggiunto Cesare Parodi, titolare del caso, hanno portato a confermare che quei resti sono della Favro. 

Si apre dunque ora un nuovo capitolo. Si tratta di capire chi e perchè avrebbe ucciso la 51enne valsusina. Al momento sono due gli indagati: Vincenzo Milione e Cosimo Esposito, titolare e pizzaiolo del locale in cui la Favro lavorava. Per gli inquirenti sarebbero stati gli ultimi a vederla e per loro l’accusa è di omicidio volontario e occultamento di cadavere.

Ma cosa sia successo quella sera resta ancora un mistero: i due uomini hanno sempre respinto le accuse e dichiarato che al termine del turno di lavoro Mara avrebbe prima accettato un passaggio a casa, ma poi sarebbe tornata indietro per recuperare le chiavi e poi sarebbe andata via da sola. Da lì le sue traccie si sono perse. 

Quello che è ora è certo è che quel che resta di Mara Favro è in quel dirupo. L’autopsia sulle ossa confermano inoltre le lesioni multiple, segno che la donna sarebbe stata uccisa e poi il suo corpo senza vita sarebbe stato buttato lì dopo 12 mesi dopo è stato ritrovato. Resta ancora da trovare invece un movente per questo ennesimo caso di femminicidio. 

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