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martedì, 16 Luglio 2024

Incontro con Dario Gallina: “Il virus da temere è quello della sfiducia. Si vince con formazione, investimenti, visioni vincenti”.

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Rosanna Caraci
Rosanna Caraci
Giornalista. Si affaccia alla professione nel ’90 nell’emittenza locale e ci resta per quasi vent’anni, segue la cronaca e la politica che presto diventa la sua passione. Prima collaboratrice del deputato Raffaele Costa, poi dell’on. Umberto D’Ottavio. Scrive romanzi, uno dei quali “La Fame di Bianca Neve”.

Il mondo dell’impresa torinese non si ferma. Fiducia, compattezza, realismo sono alla base di quella capacità di produrre dell’industria piemontese che anche davanti al Coronavirus non si fa prendere dal panico e, mettendo in campo tutte le precauzioni necessarie, mantiene nervi saldi e barra dritta. Il contraccolpo c’è stato ma, se le misure restringenti dureranno ancora solo qualche giorno, sarà recuperabile senza troppi traumi. Al contrario, se verrà deciso di proseguire in questa quarantena di relazioni le commesse, gli ordini, le riunioni, le trasferte annullate peseranno inesorabilmente sui volumi di produzione e sul fatturato. Lo conferma il presidente dell’Unione Industriale di Torino Dario Gallina.

La produttività dell’industria del territorio da anni accusa i colpi di una crisi importante. Da qualche giorno ci si è messo il corona virus. Qual è ad oggi la situazione?

La crisi strutturale da oltre dieci anni penalizza il settore della manifattura, come l’automotive mentre andava bene il settore del terziario e del turismo, quelli che oggi dall’effetto coronavirus sono più attaccati. E’ preoccupante, perché stavano controbilanciando la crisi industriale. Sono già molti gli eventi rinviati, come il Salone del mobile. Ciò che è molto grave è la paura mediatica che si sta scaricando su consumi: a risentirne sono le attività commerciali non prettamente manifatturiere.

Avete attivato delle misure particolari per affrontare il momento straordinario?

Abbiamo attivato un osservatorio al quale sono giunte una serie di preoccupazioni relative alla crisi inaspettata dovuta alle cronache di questi giorni. Molte aziende hanno preso provvedimenti, con le indicazioni di comportamento che tutti hanno promosso; altre hanno limitato le trasferte, incentivato lo smart working, limitato le riunioni. Sono, al momento, impatti di modesto peso ma alcuni grandi gruppi multinazionali hanno fatto dei veri e propri tavoli di crisi, anche perché si sono domandati dall’estero, quanto questo fenomeno fosse importante, non conoscendolo.

Considerato che l’emergenza, stando ai numeri piemontesi dati sull’impatto del virus sul territorio, potrebbe ben presto rientrare, togliamo la mascherina e guardiamo al futuro.

Quello al quale guardiamo è un futuro competitivo, innovativo, capace di raccogliere le sfide. Ma per vincerle è necessario ripartire dagli investimenti per il rilancio della produttività. Ci stiamo concentrando sui progetti che sono già stati individuati, identificati e sostenuti, quelli in merito alla Città della Manifattura, con sede a Mirafiori, e la Città dell’Aerospazio in corso Marche, che sono stati finanziati dalla regione e sostenuti politicamente dal Comune.

Qual è l’impegno di investimento e di visione industriale?

Vogliamo investire a Mirafiori e in corso Marche, si tratta di almeno 150 milioni di euro: è un progetto sul quale il territorio ha lavorato per più di due anni e quindi abbiamo le idee chiare su quanto chiediamo alle istituzioni. Il presidente Cirio ha condiviso questi progetti, li sta portando avanti e verranno presentati nel piano della competitività che presenterà tra pochi giorni.

Fiore all’occhiello è il Competence Center, nato solo un anno fa ma già eccellenza riconosciuta.

Il Competence Center è il cuore dell’innovazione e della formazione: abbiamo bisogno come il pane di competenze che al momento mancano. E’ il più bello e competitivo di Italia, si chiama Cim 4.0 e si trova a Mirafiori dove abbiamo aggregato le 23 migliori aziende che abbiamo sul territorio. Sono tutte di livello internazionale, che stanno lavorando insieme. Il Competence Center conterrà laboratori, spazi per le aziende, non solo start up che vogliono operare in questi contesti. Ci saranno società private che metteranno a disposizione le loro competenze attraverso l’open innovation, in un grande contesto di energie. Il successo di queste aree è stato tangibile in Inghilterra ma anche in Germania, dove soldi pubblici vengono investiti in questi centri avanzati di innovazione. Lì porteremo la scuola Camerana, porteremo l’Its che rappresenta il grande tassello della formazione.

Gli Its sono indicati come trampolino essenziale e di eccellenza per creare le nuove competenze del futuro, eppure ancora poco sottolineati nell’orientamento scolastico alle famiglie.

Gli istituti tecnici superiori sono fondamentali per la formazione intermedia: offrono bienni su materie tecnologiche dei quali abbiamo un bisogno fortissimo. In Italia facciamo diecimila studenti l’anno negli Its, in Germania ne formano 800mila. Gli Its vanno decuplicati. Torino è il primo posto in Italia dove è stata anche progettata la prima laurea magistrale in ingegneria della manifattura, che permette il collegamento tra Its e Università. Puoi fare due anni di Its e un terzo anno al Politecnico e con una laurea professionalizzante usciranno i primi cinquanta ingegneri della manifattura.

Bastano per dare ossigeno alla domanda delle nostre imprese?

Ne occorrerebbero molti di più. Mancheranno nei prossimi quattro anni più di 200 mila tecnici in Italia. Il presidente Cirio ha capito queste esigenze sul nostro territorio e credo che le inserirà nel suo programma, perché è necessaria un’accelerazione. L’8 aprile faremo un evento molto importante alle Ogr chiamato “Consapevolezza digitale” dedicato ai giovani e alle famiglie. Sarà un evento di orientamento, in cui spiegheremo cosa serve nelle imprese e quali competenze sono necessarie.

Quali sono le competenze che mancano?

Sono quelle legate alla nuova manifattura, all’impresa 4.0, a tecnici e tecnologi del futuro, della nuova frontiera dell’automazione. Gli imprenditori vogliono investire in questa direzione e hanno bisogno di persone a fianco che conoscano e sappiano governare i processi dell’evoluzione. La formazione del personale necessariamente si affianca all’investimento tecnologico: è inutile l’acquisto di macchinari 4.0 quando non si è in grado di sfruttarne il potenziale, innestandolo nel processo produttivo. Da una parte, ci sono problemi per i giovani nuovi assunti, dall’altra un grande tema rappresentato dal reskilling delle risorse umane che sono attualmente impiegate.

Cosa significa?

L’over 45 che si trova di fronte a una fabbrica diversa, deve essere in grado comunque di sostenere quello che gli viene richiesto. Deve essere competitivo e deve essere messo nelle condizioni di aggiornare le proprie competenze. Sono aspetti che dovranno essere molto potenziati con attività di formazione in quella che noi stiamo realizzando, con la Città della Manifattura, che sarà dedicata a dimostrare le tecnologie delle linee pilota, che offrirà isole di simulazione, di automazione, tecnologie additive, e che sarà centrale nella sua proposta formativa. Per realizzare ciò è già partito il primo bando di 400 mila euro; soldi erogati dal Competence Center per progetti di investimento, con una serie di attività di formazione che già sta erogando e che vanno messe di pari passo alle tecnologie.

Ci fa un esempio?

Se si vuol fare la stampa in 3d su metallo, è necessario essere capaci di fare il progetto che deve essere realizzato con questa nuova tecnologia. Inoltre è necessario che questi macchinari possano essere disponibili. Il Competence Center sta investendo 3 milioni di euro per fare uno dei più bei laboratori di manifacturing d’Europa e a Mirafiori. Entro giugno i macchinari saranno installati e avremo un laboratorio di eccellenza. Questo è un esempio del ruolo del Compentece Center: far “vedere” le tecnologie. Non possono essere acquistate e immediatamente utilizzate ma le aziende dovranno sperimentarle, vederle, provarle, capirle nei centri di competenza.

In tutto questo, qual è il ruolo dell’Unione Industriale?

Attraverso il nostro digital innovation hub consapevolizziamo le aziende, aiutandole a capire il potenziale delle nuove tecnologie, avvicinandole al Competence Center. questo è il Piano Calenda che prevedeva il digital innovation hub fatto dalle associazioni, da corpi intermedi e il Competence center che noi abbiamo realizzato.

Tutto quanto ha bisogno di soldi, e di visioni. È questo che chiedete al Governo?

Al Governo chiediamo una visione di politica industriale, e di incentivare i settori importanti quali quello dello automotive, i progetti sull’auto elettrica, della manifattura. Abbiamo il parco macchinari più vecchio d’Europa, con sedici anni di media. Il piano Calenda aveva dato una serie di incentivi che hanno dato un risultato molto positivo, è necessario continuare senza dare l’impressione che si vogliano dare questi incentivi in modo intermittente. Quello che succede oggi in particolar modo nel nostro territorio, è un calo della fiducia, chi vuole fare un investimento aspetta, c’è chi teme la globalizzazione, chi teme le barriere tariffarie; noi dobbiamo far ripartire il mercato interno e contribuire a ridurre il costo del lavoro ma soprattutto incentivare la produttività.

In Europa siamo ancora competitivi?

Siamo un Paese che ha perso più di venti punti di produttività rispetto alla Germania. Sono vent’anni che perdiamo terreno e questo vuol dire che non siamo competitivi. E’ il grande cancro che ha l’Italia, la produttività del lavoro è bassissima perché abbiamo anche attivato male gli investimenti. La Germania, dal canto suo, ha investito sfruttando meglio le capacità di medie e grandi imprese. Noi ne abbiamo poche di grandi, e tante piccolissime che in questi contesti hanno meno capacità di reagire, sia per andare all’estero sia per fare investimenti importanti.

Torino chiama Europa. Cosa chiedere al prossimo sindaco della Città?

Alla prossima amministrazione comunale chiediamo di essere realmente collegati con queste esigenze, di non fare battaglie contro infrastrutture che sono fondamentali. A Torino, quanto abbiamo detto funzionerà se la città sarà connessa al centro dell’Europa con linee ad alta velocità, ad alta capacità: è per questo abbiamo sostenuto la battaglia della Tav, e altri interventi quali la metropolitana 2, insieme a un sistema di viabilità capace. Alle 17 la tangenziale di Torino va in tilt e torna accessibile dopo le 20: un progetto per il raddoppio della tangenziale è stato accantonato per anni, è tempo di ripensare a una strategia.

Ben più di una carta da calare sul tavolo del rilancio.

Altra opportunità sarà il Parco della Salute, Scienza e Innovazione, un altro grande investimento della città che vuole cambiare volto. Non si tratta solo di ospedali e posti letto ma spazi per collegamenti universitari, con le aziende, con la ricerca nel biotech, la ricerca nella nuova medicina. E poi ancora la Città dell’Aerospazio di Corso Marche dove si replica il progetto di Mirafiori relativo alla Città della manifattura ma con un grande partner che è Leonardo, il Politecnico e grandi spazi dedicati alla filiera dell’aerospazio. Ci sono spazi che rappresentano la grande opportunità che Torino può giocarsi con convinzione.

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