di Vittorino Merinas
Senza dubbio il pontificato di Francesco continua a dimostrarsi un’interessante novità. Anche la sua recente visita al Parlamento europeo lo conferma, soprattutto se confrontata con quella di Giovanni Paolo II nel 1988. Due modi di sentire e pensare la chiesa contrastanti e non per dettagli. Per l’uno la chiesa accompagna con realismo la vita dell’uomo, per l’altro detta i principi assoluti che devono governarla. L’una fa perno sulle beatitudini evangeliche, l’altra su dogmi e verità morali più o meno consistenti formulate nel corso dei secoli dal pensiero ecclesiastico.
L’intervento di Giovanni Paolo II fu prettamente politico e mirato a rigenerare per i tempi moderni la visione medievale del potere ecclesiastico. Riconosciuto “lo stato di pace e di cooperazione instaurato tra gli Stati dell’Unione… l’accresciuta sensibilità per i diritti dell’uomo” e accennato il dovere di far prevalere “in tutte le circostanze il rispetto del diritto e della dignità della persona umana”, Wojtyla si dilungò su ciò che gli stava più a cuore: il posto della chiesa nel consesso degli Stati in base alla distinzione fra “ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio”. Allo Stato il compito di garantire la libertà religiosa in cui agirà di diritto la chiesa, giacché “il cristianesimo ha vocazione di professione pubblica e di presenza attiva in tutti gli ambiti della vita…Esso per sua natura non può essere relegato alla sfera privata”. Così Wojtyla aggiornava e riaffermava il principio d’una chiesa che tutto illumina e tutto controlla. Lo ricordassero gli uomini di Cesare!
Ora papa Francesco capovolge tutto. I diritti e la dignità della persona, accennati di passaggio dal suo predecessore, diventano il cuore del suo discorso e “tutti gli ambiti della vita” diventano le sacche dell’emarginazione e della povertà dove la chiesa si insinua a sostegno della moltitudine che soccombe alle peripezie dell’esistenza. L’abusata parola “servizio”, sempre imperversante nel linguaggio ecclesiastico, nelle intenzioni di Francesco recupera senso e realtà. Nessuna rivendicazione di potere sui potenti, ma umile e attiva presenza nelle “periferie” dell’umanità.
Sicuramente Francesco ha letto con attenzione il discorso di Giovanni Paolo II facendolo quasi traccia del proprio, però con tutt’altro sviluppo. Non acrobatici elogi dell’istituzione europea, ma le annotazioni d’un’Europa “un po’ invecchiata e compressa” rispetto agli ideali e alle speranze dei padri fondatori e di una “crescente sfiducia da parte dei cittadini nei confronti di istituzioni ritenute distanti, se non addirittura dannose… Un’Europa nonna non più fertile e vivace”. Un giudizio tagliente e poco diplomatico, ma veritiero. Jorge si fa voce dei senza parola e senza peso.
Giudizio che è ragione d’un messaggio tutto incentrato sull’uomo “in quanto persona dotata di una dignità trascendente” che l’Europa è stata ed è incapace di servire. Persona che “possiede diritti inalienabili di cui non può essere privata ad arbitrio di alcuno e tanto meno a beneficio di interessi economici… Favorire politiche di occupazione…stabilità e certezza delle prospettive lavorative… possibilità di costruire una famiglia… Quale dignità potrà mai trovare una persona che non ha il cibo o il minimo essenziale per vivere… non ha il lavoro che la unge di dignità… A ciò si associano stili di vita caratterizzati da un’opulenza ormai insostenibile e spesso indifferente nei confronti del mondo circostante… L’essere umano rischia di essere ridotto a semplice ingranaggio di un meccanismo che lo tratta alla stregua di un bene di consumo… È giunta l’ora di costruire insieme l’Europa che ruota non intorno all’economia, ma alla sacralità della persona umana…” Parole d’un realismo sferzante per un’Europa moralmente allo sfascio, a fustigare senza remore i mercanti del Tempio economico che “favoriscono il lavoro schiavo e continue tensioni sociali”.
Discorso verace, ma con una vistosa incongruenza: dichiarare “fondamentale il patrimonio che il cristianesimo ha lasciato alla formazione socioculturale del continente… Esso è la nostra identità.” Un costante papale ritornello! Vera questa storica osmosi tra sacro e profano. Ma i risultati? Tralasciando il passato, il presente è più che eloquente in proposito. Sono talmente negativi che Francesco è lì a denunciarli! Limitandosi all’Italia è da decenni che la chiesa, dietro le quinte o per interposti laici cosiddetti cattolici spesso formati in sue istituzioni educative, la governa. Eppure, ed oggi più che mai, la dignità delle persone sempre più affonda, mentre, “opulenze”, nate da corruzione e illegalità, galleggiano indifferenti e spesso irridenti come iceberg sulle lacrime di famiglie alla deriva, giovani senza domani, vecchi che annaspano in povertà e solitudine.





