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sabato, 4 Luglio 2020

Grazie all'Italia che non si arrende alla decrescita infelice

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Redazione
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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

È un messaggio forte e chiaro quello che gli industriali che si sono riuniti a Torino per dire Sì alla TAV hanno voluto mandare al Governo: basta decrescita, questo è il momento di investire per fare ripartire l’economia italiana. A cominciare dalla linea ad alta velocità Torino-Lione.
Ha ragione Vincenzo Boccia, il Presidente di Confindustria, quando ribadisce che «se vogliamo costruire un’Europa integrata abbiamo bisogno di reti e infrastrutture» e fa bene a sottolineare che la Torino-Lione non è una questione locale, ma è un’opera importante per tutto il territorio nazionale. Dati alla mano quell’opera porterà benefici al sistema economico italiano e ai livelli occupazionali. Sono stati stimati 50.000 posti di lavoro in più grazie alla TAV. Il Governo dunque eviti di continuare a perdere tempo – o prendere tempo – in analisi inutili come quella sui costi e benefici derivanti dalla Torino-Lione perché è dimostrato che non è possibile avere risultati obiettivi e attendibili. Chi lavora in ambito economico sa che quelle sono analisi superate.
Però l’insofferenza di chi produce nei confronti del Governo ha radici più profonde perché alle Officine Grandi Riparazioni di Torino c’era quella parte di Italia che ogni giorno si tira su le maniche per portare avanti l’economia del nostro Paese.
Non solo industriali, ma anche commercianti, artigiani e piccoli imprenditori. Quelli che fanno sacrifici e hanno mutui sulle spalle. Persone che subiscono le conseguenze dell’instabilità economica dovuta all’insostenibilità della manovra economica e all’incertezza dei mercati. «Fate presto e uscite dalla procedura di infrazione dell’Unione europea. Evitiamo di entrare in procedura perché questa vorrebbe dire blocco dei fondi di coesione, dell’agricoltura, delle piccole imprese e rientro del debito per un ventesimo» – ha detto Vincenzo Boccia.
Chi ha responsabilità istituzionali dovrebbe comprendere quando è il momento di smetterla di giocare con il destino di chi subisce le conseguenze delle scelte che, più che di Governo sembrano di partito. È per questo che mi unisco all’appello lanciato ieri dagli industriali: non si può crescere chiudendo cantieri, depotenziando l’industria 4.0 e senza una visione di crescita e sviluppo strategica.
Se Il Premier Conte e i suoi viceministri non sono in grado di governare questo Paese facciano un passo indietro.
Scritto da Mercedes Bresso

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