Negli ultimi giorni la sensazione che hanno in molti, siano essi elettori di M5s o meno, è che Beppe Grillo in realtà non abbia nessuna intenzione di vincere le future elezioni politiche.
Come ogni opinione personale che si basa su impressioni a distanza può essere soggetta a errore, ma è innegabile che nei posti di lavoro, nei bar o tra le chiacchere tra amici, questa posizione prenda sempre più piede.
I sommovimenti di parlamentari, alimentati dalle espulsioni dei dissidenti, hanno sicuramente contribuito a questi pensieri.
A fronte di una strodinaria capacità oratoria unita da una sapiente scelta degli argomenti da trattare, Grillo ultimamente sembra cadere in comportamenti ingenui e paradossali.
Pensare che questo sia frutto del caso o prendere per buone le motivazioni del web, diventa sempre più difficile, anche per chi ha seguito in questi anni con passione e convinzione le tante cose buone nate da M5s e da Beppe Grillo stesso.
L’evidente mancanza di democrazia interna nel rapporto tra movimento e leader, l’impossibilità di critica senza conseguenze o la scarsa trasparenza sui meccanismi di controllo e verifica della rete, sembrano essere la palude che probabilmente toglierà a M5s la possibilità di ambire a essere forza di maggioranza relativa.
All’opposizione, ovviamente, sarà tutto diverso.
I meccanismi interni resteranno tali perchè soggetti all’organizzazione e non all’ interesse della maggioranza degli italiani e così sarà garantita la continuità del potere e della gestione del movimento.
Anche questa è politica. Ma resta il fatto che lo squarcio aperto da Grillo e M5s nella società italiana, probabilmente è già sfuggito dal controllo di chi lo ha indubbiamente promosso.
Paolo Sollecito
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