Cosa si cela dietro le dimissioni del senatore di Fratelli d’Italia Andrea De Priamo da presidente della commissione d’inchiesta bicamerale su Emanuela Orlandi e Mirella Gregori?
La motivazione ufficiale, quella della promozione alla presidenza della Commissione Affari Costituzionali del Senato, non ha molto convinto, visto la determinazione con cui il parlamentare presidente ha seguito i lavori e gli incontri della commissione.
Parto subito con un’affermazione: lo spirito consociativo che sorprendentemente sta affiancando il prezioso lavoro svolto dalla Commissione non pare aiuti la ricerca di quelle verità che tutti a parole cercano.
Le dimissioni di De Priamo, sostituito dal collega di partito, il trentacinquenne Fabio Roscani, (responsabile di Gioventù Nazionale) hanno sorpreso. Un presidente, presente e attivo in tutte le 80 audizioni, guida di un lavoro certosino che però non ha ancora prodotto particolari novità, in attesa delle conclusioni (relazioni finali o una molto probabile relazione unica), dalla quale pochi si aspettano sconvolgenti rivelazioni (motivazioni, responsabili e mandanti) sulla sparizione di due quindicenni nel 1983, diventate “sorelle d’Italia”.
Al massimo si potrebbe prospettare la formulazione di un quadro condiviso di mera “verità storica”.
Non è che la commissione d’inchiesta bicamerale, dopo oltre due anni di lavori (avviati il 14.3.2024), sia andata “troppo avanti”, (ascolto delle amiche di Emanuela), come potrebbe emergere nel reiterato ricorso a “secretazioni” su audizioni a porte chiuse, per volontà del presidente o della maggioranza dei commissari, su fatti che risalgono a 43 anni fa, forse per non scoprire pentole che non vanno scoperte.
O forse si è registrato qualche scontro, dietro l’apparente aplomb e l’assoluta riservatezza dei commissari.
Un clima apparentemente tranquillo, definito anche armonioso, tra le varie componenti politiche della Commissioni. Un taglio decisamente consociativo che contrasta con quanto si registra quotidianamente nel conflittuale presente clima politico.
Un discorso palesato anche nell’unica relazione, licenziata ad aprile 2026, sottoscritta in commissione all’unanimità in modo bipartisan, in cui si afferma che le due quindicenni non sono state vittime della tratta delle bianche, escludendo il coinvolgimento di organizzazioni criminali.
Il ruolo di Gasparri
Dietro questo clima ovattato e silente alcuni vedrebbero il peso e l’influenza del senatore Maurizio Gasparri, in funzione di “calmieratore” in difesa delle sacre stanze. Uno che, per quanto pochissimo presente alle udienze, è intervenuto con autorevolezza sentenziando “l’inutilità di una commissione che si chiuderà senza trovare la verita”, ribadendo con forza quella “pista familiare” assolutamente osteggiata dal fratello Pietro Orlandi. Un senatore Gasparri ben cosciente del suo ruolo che ha eloquentemente affermato “farò sentire la mia voce contro chiunque osi insultare i santi o scagliare loro false accuse”.
Ma allora perché Di Priamo si è dimesso? Può essere che di fronte ad un quadro comunque approfondito il presidente, che ha visto molte cose e raccolto molti elementi, (rilevando, dopo anni, reticenze e fughe di testimoni..), su uno dei casi più complessi del ‘900 (oggetto di continui depistaggi), non se la senta di sottoscrivere delle conclusioni annunciate in cui, molto probabilmente in modo bipartizan, si arriverà a relazioni finali alquanto annacquate.
Un quadro in cui si manifesta una sorta di mistero, di cui De Priamo è cosciente, che, molto probabilmente, potrebbe riguardare delle influenze mirate a depotenziare il lavoro della commissione e le sue conclusioni. Un depotenziamento che si sarebbe manifestato proprio in quelle secretazioni che hanno bloccato la pubblicazione di testimonianze e le contraddizioni di testimoni chiave, sorprendentemente ancora ambigui dopo 43 anni… Un quadro di scarsa trasparenza che vincola ulteriori approfondimenti.
Un quadro incerto che, dopo tanti anni, ha visto scoppiare anche una nuova querelle anche su quel flauto che è stato incredibilmente distrutto negli archivi della Procura. (https://nuovasocieta.it/caso-orlandi-il-flauto-di-emanuela-non-ce-piu-e-stato-distrutto-in-procura/).
In ogni caso rileviamo da indiscrezioni che le secretazioni siano sempre state condivise da maggioranza e opposizione (parliamo di Fratelli d’Italia e parlamentari del Pd, Avs e Cinquestelle..).
Accetti audito per ultimo
Ha anche sorpreso che il discusso Marco Fassoni Accetti, il telefonista e l’uomo che fece ritrovare il flauto di Emanuela, autoaccusatosi come “partecipante consapevole”ai sequestri, sia stato audito per ultimo (con l’ovvia secretazione di un incontro record in commissione di oltre sei ore). Una figura il cui ascolto avrebbe dovuto implicare la convocazione di diversi testimoni convolti, che avrebbero potuto confutare o attestare quanto affermato dall’ex fotografo, sempre presente in questa vicenda e in casi annessi (come quello della bara trafugata di Katy Skerl al cimitero del Verano, che Accetti da tempo sosteneva e che è stato accertato nel luglio del 2022.
Tanto presente, anche con i suoi memoriali, da far affermare al procuratore capo Giancarlo Capaldo “potrebbe essere lui il serial killer”.
Tra tanti dubbi permane il mistero dei citati misteriosi sodali che Accetti ha sempre difeso e nascosto. Ma esistono davvero questi sodali? Non è che l’abile ex fotografo e “attenzionatore” di giovanissime possa essere in qualche modo operativo per i servizi. Servizi sicuramente presenti nel caso dalla prima ora.
Non è comunque un caso se siano rimaste “al buio” alcune preziose e contraddittorie testimonianze di alcune compagne di Emanuela, come del resto l’intera audizione record di Accetti.
De Priamo e le strumentalizzazioni politiche
Tornando alle dimissioni De Priamo, le sue motivazioni riferiscono di “voler garantire un proseguo equilibrato dei lavori e voler evitare strumentalizzazioni politiche”, in un soggetto tutto politico come la commissione, in cui non pare siano emersi particolari contrasti tra le diverse componenti. In ogni caso quando, come e da chi sarebbero emerse queste strumentalizzazioni? E chi e cosa avrebbe minato “l’equilibrato andamento dei lavori” della Commissione d’inchiesta per arrivare a delle dimissioni, che evidenzierebbero un possibile vulnus anche dai risvolti personali?
Insomma dopo tante preziose audizioni, che hanno consentito l’ascolto di diversi testimoni ignorati per decenni, si resta senza responsabili sia dei sequestri, sia dei depistaggi.
E proprio De Priamo, in un’intervista, a rilanciare elementi di dubbio, relativi a un possibile scollegamento tra le sparizioni delle due quindicenni: “al 70% sono casi separati e al 30% potrebbero essere collegati”, ribadendo come la pista londinese “sia stata costruita ad arte con tecniche raffinate”, insomma un ennesimo depistaggio. Ma ad opera di chi?
Le considerazioni di De Priamo, da ex presidente, riportano alla scuola di musica a Sant’Apollinaire, diretta dal discusso e inquisito rettore Don Piero Vergari. Scuola frequentata da Emanuela Orlandi. “Ci sono almeno tre compagne della scuola che sanno chi è la persona che avviò Emanuela verso l’inganno”. Certamente un’affermazione pesante che potrebbe indicare quell’approccio che “non consentirebbe” di andare oltre un certo livello.
Sul mondo di Sant’Apollinaire, dove Emanuela studiava musica, De Priamo riferisce sullo stretto rapporto tra Don Vergari e il discusso ex capo della Magliana Renatino De Pedis, (conosciuto in carcere dal sacerdote in qualità di cappellano), poi divenuto autorevole referente di alte sfere vaticane.
In questo contesto riteniamo significativo fare cenno ai reiterati allarmi di Suor Dolores per mettere in guardia le studentesse adolescenti dai personaggi che si aggiravano a Sant’Apollinaire, a partire proprio da Don Vergari (secondo quanto dichiarato anche da Pietro Orlandi). Aggiungendo che De Pedis fu più volte nel mirino delle indagini del procuratore capo Giancarlo Capaldo, prima che il caso fosse sorprendentemente archiviato nel 2015 (archiviazione a cui Capaldo si oppose).
Ovvio che subito dopo i fatti si sarebbe potute fare molto di più a livello di indagini, ma sono passati 43 anni. Certo i depistaggi si mossero subito, come furono subito attivi i servizi, in un continuo alternarsi di sorprese e piste.
Nel turbinio delle ipotesi nel pensiero di De Primo è ritornato su quella pista internazionale, che tanto credito ebbe nella prima fase dei sequestri, “vi erano interessi ad esercitare pressioni sul Vaticano e sulle istituzioni italiane”.
Un caso complesso e intricatissimo che si trascina da decenni, sul quale De Priamo, in un intervista dopo le dimissioni, ammette come, su alcuni momenti chiave “sarebbero stati necessari ulteriori approfondimenti”, facendo riferimento alla presenza di elementi “suggestivi”.
Questo nel quasi silenzio dei 40 commissari, indipendentemente dal partito di appartenenza. Spiace ma devo citare in conclusione come in un’intervista Ali Agca, un anno fa, il turco attentatore di Papa Wojtyla, ironizzasse sui 40 commissari parafrasando la favola di Ali Baba.
Insomma tra tanti misteri anche le dimissioni di De Priamo rappresentano un ulteriore enigma. Anche se il mistero più grande permane quella verità che ancora deve emergere sulla sparizione di due povere quindicenni nel 1983.





