di Alessandra Del Zotto
Come annunciato, la difesa di Massimiliano La Torre e Salvatore Girone ha presentato un’istanza alla Corte suprema indiana che chiede che la Nia, la polizia antiterrorismo, non venga impiegata per le indagini sul loro caso. La “petition” arriva dopo che lo scorso 27 febbraio il governo indiano si era espresso in ultima istanza per la non applicazione della legge antiterrorismo, l’ormai noto Sue Act, ai due militari italiani.
Nel documento, di circa una cinquantina di pagine, la difesa di La Torre e Girone sostiene che per sua stessa natura gli agenti della Nia non possono essere impiegati in questo caso poiché per agire necessitano di leggi speciali, come appunto il Sue Act, ormai abbandonato.
Allo stesso tempo però nel corso dell’ultima udienza in Corte Suprema il procuratore generale indiano, G.E. Vahanvati, aveva annunciato che il governo di New Delhi avrebbe rinunciato all’uso di questa legge per incriminare i militari italiani a patto che la Nia continuasse a lavorare alle indagini e alla stesura dei capi d’accusa.
Nel frattempo il ministro degli esteri Federica Mogherini, scrive in un tweet: «Parlato ora con il Ministro degli Esteri indiano Khurshid dei nostri Maró. Lavoriamo per riportarli in Italia».
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