Caso marò, la difesa chiede che la Nia si faccia da parte

Più letti

Nuova Società - sponsor
Redazione
Redazione
Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Alessandra Del Zotto
Come annunciato, la difesa di Massimiliano La Torre e Salvatore Girone ha presentato un’istanza alla Corte suprema indiana che chiede che la Nia, la polizia antiterrorismo, non venga impiegata per le indagini sul loro caso. La “petition” arriva dopo che lo scorso 27 febbraio il governo indiano si era espresso in ultima istanza per la non applicazione della legge antiterrorismo, l’ormai noto Sue Act, ai due militari italiani.
Nel documento, di circa una cinquantina di pagine, la difesa di La Torre e Girone sostiene che per sua stessa natura gli agenti della Nia non possono essere impiegati in questo caso poiché per agire necessitano di leggi speciali, come appunto il Sue Act, ormai abbandonato.
Allo stesso tempo però nel corso dell’ultima udienza in Corte Suprema il procuratore generale indiano, G.E. Vahanvati, aveva annunciato che il governo di New Delhi avrebbe rinunciato all’uso di questa legge per incriminare i militari italiani a patto che la Nia continuasse a lavorare alle indagini e alla stesura dei capi d’accusa.
Nel frattempo il ministro degli esteri Federica Mogherini, scrive in un tweet: «Parlato ora con il Ministro degli Esteri indiano Khurshid dei nostri Maró. Lavoriamo per riportarli in Italia».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

- Advertisement -Nuova Società - sponsor

Articoli correlati

Nuova Società - sponsor

Primo Piano