di A.D.
Piero Fassino interviene sul caso Manet, all’indomani della richiesta delle dimissioni di Patrizia Asproni, presidente della Fondazione Musei Torino, da parte della sindaca Chiara Appendino, dopo le indiscrezioni che vogliono la mostra lontana dal capoluogo piemontese.
«Non entro in questa disputa – dice Fassino – Quel che è certo però è che Appendino ha sempre contrastato i grandi eventi culturali. E l’assessore Leon, nelle sue esternazioni, ha dichiarato più volte che non avrebbe più promosso grandi mostre».
Quindi per l’ex sindaco torinese era prevedibile. «È la conferma di una linea: chiusura della Fondazione per la Cultura, smantellamento del Festival internazionale del jazz, abbandono delle grandi mostre – continua – Insomma si smantella quell’offerta culturale che negli ultimi anni ha cambiato il volto di Torino facendone una capitale di cultura ad alta attrattività turistica».
A rimetterci, evidenzia Fassino, saranno i cittadini. «I danni sono evidenti: i torinesi vedranno ridotta l’offerta culturale, l’attrattività turistica si ridurrà, le attività economiche indotte subiranno un colpo, le opportunità offerte dalla relazione con i grandi musei internazionali (Ermitage, Beaubourg, Orsay, Guggenheim) verranno meno».
Torino rischia quindi di non stare al passo con le altre città dove s’investe in cultura, messa al primo posto dalle amministrazioni che voglio investire nel turismo. Il rischio dunque è quello di tornare indietro, dopo tanto lavoro fatto: «La cosa più sconcertante è non capire che la cultura non è “superflua”, ne può essere considerata qualcosa di aggiuntivo», aggiunge Fassino.
«La cultura è un fattore “costitutivo” dello sviluppo. Tant’è che tutte le città nel mondo investono molto di più in cultura di quanto facessero dieci anni fa. E senza andare lontano, basta scorrere le mostre in programma a Milano e Genova per rendersi conto di quanto a Torino si stia consumando un errore che costerà caro alla città», conclude.





