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martedì, 22 Settembre 2020

Anche io odio Koulibaly

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Scritto da Sara Collicelli
Ieri avrei scritto con la pancia, per questo parlo oggi. Perché oggi posso scrivere, o almeno provarci, più con la testa.
L’Inter è una parte di me. Il mio terzo polmone. Il mio secondo cuore. L’interismo, per come lo vivo io, per come mio padre mi ha insegnato a viverlo, è molto più che una fede calcistica. È una fede.
La partita di ieri si presentava come una partita difficile. Tatticamente e mentalmente.
Dopo Natale, dopo il caso Nainggolan e dopo l’oggettivo schifo di prestazioni che abbiamo messo in campo nelle ultime partite.
Ed emotivamente giocare contro il Napoli non è mai facile.
Eppure ieri abbiamo fatto una partita (quasi) perfetta. Partendo dal calcio d’inizio di Icardi: da centrocampo bum… dritto in porta. Con una traversa che credo ancora tremi.
Ma a tremare ieri sera non è stata solo la traversa del minuto 0.
A tremare ieri sera è stato il cuore sinceramente interista di ognuno di noi.
Perché, credetemi, quei fischi hanno ferito tanto Koulibaly quanto noi. Noi, i tifosi veri. Ripeto: veri.
Quelli che di Koulibaly odiano non il colore della pelle, quanto il suo fottuto essere sempre ovunque.
E io, Sara, di Koulibaly odio il fatto che quelle lame infuocate che arrivavano dalla curva non abbiano intaccato neanche mezzo secondo la sua concentrazione. Mentre a me basta che scivoli una piuma sul tavolo e mi distraggo per ore.
Io, Sara, di Koulibaly odiavo quel suo essere così tanto in forma mentre a me basta bere un bicchiere di succo in più per assomigliare ad un Babbo Natale versione donna.
Ma più di tutto, io, Sara, odio chi ieri ha permesso che oggi non si parlasse di una partita meravigliosa. Di una partita con San Siro pieno di famiglie che magari si sono regalate i biglietti della partita per Natale.
Hanno permesso, quelle bestie, che oggi si parlasse di loro.
Io sono di parte, scusate. Ma l’idea di una vittoria a tavolino per il Napoli mi fa tremare le gambe. Ma non perché sono interista, Ma perché la partita l’hanno giocata 22 giocatori che con quei fischi non c’entrano nulla.
C’entrano le società ? Non lo so. Non so come esprimermi. So che abbiamo dimostrato il peggio. Ma non come interisti. Non come tifosi. Ma come esseri umani.
Perché io di Koulibaly non notavo il colore della pelle per quanto fosse veloce su quel campo.
Ieri non è stata una partita: è stata una specie di guerriglia. Disgustosa. Bieca. Orrenda. Schifosa. Disgustosa davvero.
Perché stamattina una famiglia anziché gioire della vittoria, anziché gioire del Natale piange un morto.
Non mi importa se interista. Mi importa che un essere umano ieri sera è morto.
E m’importa che chi è responsabile di questo è di quei fischi indegni sta rendendo la nostra vittoria di ieri un elemento accessorio. Un elemento di cui quasi vergognarci.
Io non so come reagirà la società. So come reagirò io, piccola Colli interista. Io scrivo queste righe e ne scriverò mille altre, anche per chi non lo farà. Perché a me, che il calcio lo amo, quelle cose fanno schifo.
E di Koulibaly io odio pure un’altra cosa: ma come si scrive il suo nome?

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