Regione Piemonte, “assessora” e “dottora” per eliminare il sessismo linguistico

Più letti

Nuova Società - sponsor
Redazione
Redazione
Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Bernardo Basilici Menini

Per «rispettare la declinazione di genere ed evitare ogni discriminazione» la Regione Piemonte comincerà ad usare nei propri atti i termini “assessora”, “sindaca” e “dottora”. Questo è quello che prevede la Carta d’intenti approvata oggi dal Consiglio regionale, che recepisce i principi e i valori del linguaggio di genere e li applica alle attività amministrative e alla comunicazione dell’ente. La presentazione del documento, intitolato “Io parlo e non discrimino” è prevista per il prossimo 8 marzo alla Cavallerizza Reale, in condivisione con la Giunta regionale, il Comune, la Città Metropolitana e l’Università di Torino.

Sull’argomento è intervenuto il presidente del Consiglio regionale Marco Laus: «Mi piacerebbe che l’esperienza che comincia oggi potesse connotare l’attività del prossimo anno, magari entrando a far parte degli obiettivi delle direzioni. E che il 2016 segnasse almeno una piccola svolta nell’attività ordinaria del Consiglio. Mi piacerebbe inoltre portare questa esperienza all’attenzione della Conferenza nazionale delle assemblee perché possa fare scuola e potenziare gli effetti dell’impegno che insieme stiamo per assumerci».

Il tutto è avvenuto nell’ambito delle linee guida elaborate dall’Unesco e dal Parlamento Europeo per le neutralità del linguaggio per eliminare il sessismo linguistico.

- Advertisement -Nuova Società - sponsor

Articoli correlati

Nuova Società - sponsor

Primo Piano