Ci ha pensato il Comune di Torino, dopo le segnalazioni arrivate da più parti, a togliere dai muri di piazza San Carlo, quei manifesti-lapidi che mani ignote avevano affisso tra la notte dell’8 e 9 marzo.
Già, mani ignote, ma chiaramente tendenti al saluto romano e neofasciste, che hanno pensato di ricordare con queste targhe delle donne che sarebbero state “uccise” o “umiliate” dai partigiani. Insomma un attacco revisionista, l’ennesimo in cui i partigiani vengono descritti come delinquenti assassini, mentre i repubblichini e fascisti come eroi o vittime delle malefatte di chi l’8 settembre del 1943 ha scelto di combattere in montagna e in città il nazifascismo.
Un’iniziativa che non è stata rivendicata, ma che trova spazio sul profilo facebook di CasaPound Torino. A proposito delle targhette i “fascisti del terzo millennio” scrivono: «Qualcuno si è ricordato del Sacrificio di centinaia di giovani che sono state uccise, stuprate e umiliate durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale». «Erano donne fasciste – continua CasaPound – la cui triste sorte nessuno vuole ricordare per non scandalizzare l’Anpi, il Partito Democratico o i centri sociali». Infine nel post il Partito Democratico viene additato come quello che «usa ancora la retorica resistenzialista come preminenza morale sugli avversari, dimenticando o nascondendo che assassini e balordi vestiti con la casacca antifascista dopo il 1945 hanno avuto cariche politiche e carriera». L’amministrazione comunale ha tolto le tarhette, grazie all’assessore Giuliana Tedesco, ed ora dovrà rintonacare le pareti rovinate dalla colla con cui erano attaccate.
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