C’è ora la certezza del Dna a dire quello che nei giorni scorsi era solo un sospetto mormorato: le ossa ritrovate a Gravere, nei boschi tra Chiomonte e Susa sono di Mara Favro, la 51 enne scomparsa un anno fa proprio da queste zone.
Lunghi mesi di indagini e ricerche su quale fine avrebbe fatto la donna, uscita di casa per andare al lavoro nella pizzeria Don Ciccio di Chiomonte la sera dell’8 marzo e mai più tornata, lasciando da sola la figlia di dieci anni.
Nei giorni scorsi il pattugliamento dei boschi ha portato a individuare nei dirupi ossa umane e alcuni indumenti femminili lacerati. Gli accertamenti disposti dalla procura di Torino e dal procuratore aggiunto Cesare Parodi, titolare del caso, hanno portato a confermare che quei resti sono della Favro.
Si apre dunque ora un nuovo capitolo. Si tratta di capire chi e perchè avrebbe ucciso la 51enne valsusina. Al momento sono due gli indagati: Vincenzo Milione e Cosimo Esposito, titolare e pizzaiolo del locale in cui la Favro lavorava. Per gli inquirenti sarebbero stati gli ultimi a vederla e per loro l’accusa è di omicidio volontario e occultamento di cadavere.
Ma cosa sia successo quella sera resta ancora un mistero: i due uomini hanno sempre respinto le accuse e dichiarato che al termine del turno di lavoro Mara avrebbe prima accettato un passaggio a casa, ma poi sarebbe tornata indietro per recuperare le chiavi e poi sarebbe andata via da sola. Da lì le sue traccie si sono perse.
Quello che è ora è certo è che quel che resta di Mara Favro è in quel dirupo. L’autopsia sulle ossa confermano inoltre le lesioni multiple, segno che la donna sarebbe stata uccisa e poi il suo corpo senza vita sarebbe stato buttato lì dopo 12 mesi dopo è stato ritrovato. Resta ancora da trovare invece un movente per questo ennesimo caso di femminicidio.





