di Bernardo Basilici Menini
Nell’era del web 2.0 e del digitale le lotte politiche e le relative stranezze si spostano su Facebook. Proprio il social network di Mark Zuckenberg è diventato l’arena perfetta per i dibattiti, i confronti e gli scontri dei due fronti del referendum, con i rispettivi devoti che non se le mandano a dire. Una piazza digitale dove ogni giorno vengono veicolati centinaia di migliaia di messaggi per il SI e per il NO.
Se ieri balzava agli onori delle cronache la fitta rete di pagina e profili, talvolta falsi, che fornivano appoggio propagandistico al Movimento 5 Stelle, tanto da portare ad una denuncia alla Procura di Firenze, oggi si scrive un nuovo capitolo nella pagina dei fake.
E’ spuntata infatti una pagina Facebook dal nome “Perché SI”, che nel giro di pochissimo tempo è riuscita a tirarsi dietro i commenti inferociti degli utenti, che accusano il furto del proprio “like”. In altre parole, questi utenti, visitando la pagina, notavano che su questa appariva il proprio “mi piace”, o quelli di amici fortemente contrari, senza che questo fosse stato mai messo.
Andando a cercare si notava che la quantità di persone che sembravano coinvolte in questo gioco era piuttosto elevato. D’altronde, anche i numeri non sono di second’ordine: la pagina conta oltre 81mila “mi piace”. Ma in effetti sembra che dietro ci sia qualcosa di sospetto.
La pagina, è d’obbligo dirlo, non è ufficiale. Non appartiene ai canali dei comitati né a quelli del Partito Democratico. Al di là del nome, leggendo nelle informazioni, viene presentata come una fan page. Una volta chiarito che “Perché SI” non gira nei circuiti ufficiali, occorre capire come abbia raccolto tanti like di persone contrarie in così poco tempo.
Già, perché il fatto tempo non è trascurabile per capire cosa stia succedendo: andando a vedere i trend della pagina, si può notare come sia soggetta a vere e proprie impennate di popolarità in corrispondenza di alcuni momenti. Settimane di calma piatta seguite da eruzioni di gradimento. Arrivamo allora alla domanda più spinosa, quella su cui ruota la questione.
Non è difficile, girando in internet, trovare molti metodi proposti per aumentare il gradimento e la visibilità di una pagina: la maggior sono ad ampio respiro e necessitano di lunghi periodi di tempo per poter funzionare. Altri, per la maggior parte illeciti o illegali, permettono risultati rapidi e grandi numeri, basandosi su sistemi di hacking. E’ questa l’ipotesi principale? Difficile dirlo.
Ma c’è ancora un’altra opzione che non può essere scartata, perfettamente legale ed efficace, anche se di incerta morale politica. La pagina potrebbe semplicemente esistere da molto tempo e con un altro nome. In questo caso non sarebbe stata creata ex novo e rilanciata da una valanga di like, ma, semplicemente, sarebbe stata modificata rispetto a una pagina precedente. Una pagina che aveva i like di sostenitori che dall’oggi al domandi si sono ritrovati ad appoggiare una nuova causa, senza saperlo.
A poche settimane dal referendum, insomma, sembra che la discussione continui a ruotare ben poco, da entrambe le parti, intorno a un’analisi dei contenuti, e sempre più spesso dagli escamotage che la rete permette.





