Una tregua fino a luglio è quanto chiede il governatore del Piemonte Sergio Chiamparino, per quanto riguarda la vicenda delle presunte firme false di alcune liste che lo hanno sostenuto nel 2014.
Chiamparino chiede che almeno fino a quando, il 9 luglio, il Tar non deciderà venga stretto un patto politico sui programmi legati al bilancio, al risanamento del debito, alle partecipate, Però è pronto a dimettersi subito «se la maggioranza di questo Consiglio me lo chiederà», assicura il governatore parlando in aula a Palazzo Lascaris e aggiunge «credo che questo sia un segnale di assunzione di responsabilità».
«Come Pd noi sosteniamo con forza e convinzione la scelta annunciata dal presidente Chiamparino. Da parte nostra nessuna tesi o strategia dilatoria sarà messa in campo». Così il capogruppo Pd in Regione Davide Gariglio ha commentato le parole di Chiamparino aggiungendo di non voler paragoni tra la vicenda che sta scuotendo ora la giunta e quanto accaduto al precedente governatore Roberto Cota. «Sul piano politico le elezioni regionali dello scorso anno sono state vinte senza se e senza ma. Nel caso della giunta Cota le contestazioni riguardavano candidati che non sapevano neppure di essere tali e la vittoria del centrodestra avvenne sul filo delle poche migliaia di voti. In questo caso il distacco di Chiamparino è stato superiore al mezzo milione di voti, e come ha detto il presidente per cancellare questa vittoria si dovrebbero eliminare più dei due terzi dei voti che questa maggioranza ha ottenuto».
Di parere diverso invece la Lega Nord nelle parole del capogruppo Gianna Gancia: «Chiamparino vuole dimettersi? Lo faccia subito. Noi siamo stati i primi ad avere chiesto le dimissioni immediate. Non possiamo aspettare anni la decisione dei magistrati. Sulle firme false non ci sono dubbi, il reato è stato commesso, e ora è necessario dare un segnale di pulizia e correttezza».





