<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Opinioni Archivi - Nuova Società</title>
	<atom:link href="https://nuovasocieta.it/news/opinioni/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://nuovasocieta.it/news/opinioni/</link>
	<description>Cronaca, Politica, Economia, Cultura, Torino, Piemonte.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 03 Sep 2026 10:07:14 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.4</generator>

<image>
	<url>https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2020/03/cropped-nuova_societa_brand-32x32.png</url>
	<title>Opinioni Archivi - Nuova Società</title>
	<link>https://nuovasocieta.it/news/opinioni/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">174534237</site>	<item>
		<title>l grano ucraino e le navi nel Mediterraneo: perché i porti russi sono diventati un problema italiano</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/l-grano-ucraino-e-le-navi-nel-mediterraneo-perche-i-porti-russi-sono-diventati-un-problema-italiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[L'opinione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 10:07:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://nuovasocieta.it/?p=107606</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’Italia compra grano, mais e oleaginose per la filiera della pasta, del pane e degli allevamenti. Quando i porti ucraini vengono colpiti e i mercantili stranieri restano sotto attacco, non si ferma solo Kiev. Si allunga la rotta, sale l’assicurazione, arriva più tardi la materia prima a Genova, a Trieste e nei silos del Nord. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/l-grano-ucraino-e-le-navi-nel-mediterraneo-perche-i-porti-russi-sono-diventati-un-problema-italiano/">l grano ucraino e le navi nel Mediterraneo: perché i porti russi sono diventati un problema italiano</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’Italia compra grano, mais e oleaginose per la filiera della pasta, del pane e degli allevamenti. Quando i porti ucraini vengono colpiti e i mercantili stranieri restano sotto attacco, non si ferma solo Kiev. Si allunga la rotta, sale l’assicurazione, arriva più tardi la materia prima a Genova, a Trieste e nei silos del Nord.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.europe24.org/?p=24365"><strong><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">La Russia ha portato la guerra sul mare del grano.</mark></strong></a> Ha colpito infrastrutture di esportazione e navi, anche con bandiera o equipaggio estero. Per un Paese che vive di import agroalimentare e di traffico mediterraneo questo significa un costo in più sul mulino e un rischio in più per chi lavora a bordo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I colpi ucraini sui porti e sulle navi russe cambiano il conto. Se le catene logistiche russe pagano lo stesso prezzo, diventa più difficile continuare a colpire senza conseguenza i carichi destinati all’Europa. Non è una questione di simpatia. È una questione di navi che devono arrivare e di prezzi che non devono saltare ogni volta che un porto sul Mar Nero prende fuoco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per l’Italia il risultato utile è questo: meno interruzioni sul grano, meno premio assicurativo sulle rotte, meno pressione su pasta, mangimi e scaffale. Finché Mosca colpisce navi straniere e l’export alimentare ucraino, colpire le basi portuali russe è anche un modo per coprire l’approvvigionamento italiano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/l-grano-ucraino-e-le-navi-nel-mediterraneo-perche-i-porti-russi-sono-diventati-un-problema-italiano/">l grano ucraino e le navi nel Mediterraneo: perché i porti russi sono diventati un problema italiano</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">107606</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Il pendolo di Giorgia Meloni. Quello strano europeismo Giano bifronte</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/il-pendolo-di-giorgia-meloni-quello-strano-europeismo-giano-bifronte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Moreno D'Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 13:52:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Zoom [Primo Piano]]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://nuovasocieta.it/?p=107441</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un vento nero, molto nero, che si aggira per l’Europa. Pogrom in Irlanda del Nord , Farange, Alternative fur Deutschland, Rassemblement National, Vox. E in Italia? Pur avendo da quattro anni un governo di destra, alquanto euroscettico, nel panorama politico arriva prepotentemente una nuova formazione di destra, che si ritrova nel simbolo della X, (la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/il-pendolo-di-giorgia-meloni-quello-strano-europeismo-giano-bifronte/">Il pendolo di Giorgia Meloni. Quello strano europeismo Giano bifronte</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un vento nero, molto nero, che si aggira per l’Europa. Pogrom in Irlanda del Nord , Farange, Alternative fur Deutschland, Rassemblement National, Vox. E in Italia?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pur avendo da quattro anni un governo di destra, alquanto euroscettico, nel panorama politico arriva prepotentemente una nuova formazione di destra, che si ritrova nel simbolo della X, (la flottiglia che dopo l’8 settembre continuo a combattere a fianco ai nazisti, con il golpista Junior Valerio Borghese),  molto vicina alle posizioni dell’AdF tedesca (Alternative fur  Deutschland ) e al radicalismo xenofobo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I pogrom di Belfast</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo mentre in Irlanda l’ultradestra, spinta anche da Musk, continua a soffiare sul fuoco degli attacchi verso i migranti (case e auto incendiate) che stanno diventando un vero e proprio&nbsp;<strong>pogrom</strong>&nbsp;perdurante a<strong>&nbsp;Belfast</strong>. Una città dove le scuole sono rimaste chiuse per precauzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E’ da sottolineare come la nuova (e vecchia) turbo destra abbia i favori e le simpatie, oltre del citato Elon Musk, anche da Est (con il sospetto di finanziamenti), ovviamente in chiave antieuropea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il piano di demolire l’Unione Europea come soggetto di 500 milioni di persone, con la sua storia, la sua variegata identità, portatrice di valori di pace, democrazia e diplomazia, non si è fermato. E’ questo l’obiettivo principale portando avanti dai nemici dell’Europa puntando su odio, paure verso l’immigrato che ci “ruba” il lavoro, verso la minoranza woke, esaltando la necessità di repressione e misure forti. Mentre da un lato si allentano i controlli degli organi preposti come la Corte dei Conti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Da che parte sta la Meloni?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’europeismo della nostra premier è quanto mai balbettante con risvolti opportunistici. Questo a fronte di un<strong>&nbsp;atlantismo</strong>&nbsp;che, dopo le carezze di nonno&nbsp;<strong>Biden</strong>&nbsp;per la sua posizione pro Ucraina, ha avuto il momento topico nella piena fiducia ed esaltazione verso il tycoon , pensando di rappresentare &nbsp;<strong>un ponte con l’Europa</strong>&nbsp;in chiave sovranista. Un ponte che avrebbe dato lustro alla nazione. Ma a quanto&nbsp;<strong>pare i ponti non sono proprio una parola fortunata per il governo di Giorgia.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà, dopo averlo lodato Trump, meritevole a suoi dire del Nobel per la pace, questi inanellò una serie incredibile &nbsp;di errori e baldanzose uscite, (dalle violenze dell’ICE, alle iniziative belliche culminate con le bombe sull’Iran degli ayatollah, fino agli “attacchi teologici” a Papa Leone ). Iniziative che hanno fatta ritornare la nostra premier su posizioni moderatamente più in sintonia con il resto d’Europa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Questo mentre i volenterosi (il gruppo animato da&nbsp; Macron e altri leader) si attivavano, per rispondere al vuoto lasciato dagli Stati Uniti, &nbsp;specie in chiave di supporto all’Ucraina e&nbsp; intraprendendo iniziative per la Groenlandia, con l’Italia su posizioni defilate. Così come su Israele, sul massacro che si sta perpetrando a Gaza , in Cisgiordania ed ora anche sul Libano dove sono colpiti anche i siti cristiani. Un quadro “interlocutorio” che ha visto il nostro esecutivo escluso da importanti summit europei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Ricordiamo che la nostra premier, con il sempre più in crisi Salvini, fino a pochi mesi fa appoggiava convintamente la campagna elettorale di un antieuropeista, legato a doppio filo a Mosca, come il Viktor&nbsp;<strong>Orban</strong>,&nbsp; poi&nbsp; sonoramente sconfitto dal&nbsp; voto della stragrande maggioranza degli ungheresi europeisti e libertari.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Giano bifronte</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Giorgia Meloni, arrivata a Palazzo Chigi nel 2022, su posizioni fortemente euroscettiche è gradualmente passata a una postura istituzionale ed europeista come una sorta di&nbsp; Giano bifronte.&nbsp; Più che un’evoluzione una logica di pragmatismo governativo per garantire stabilità finanziaria, spirito l&#8217;atlantista, mantenendo un peso negoziale Bruxelles. Certo l’arrivo di Vannacci e le sirene sovraniste che soffiano in Europa ha spinto il vento verso destra onde evitare perdite di consensi rispetto chi opera più di ruvidi slogan e pancia che di effettive iniziative. Certo vi è il non marginale risultato dell’aumento di pestaggi e atti violenti e di intolleranza contro persone ritenute diverse ad opera spesso di bande di giovanissimi, senza arrivare ai livelli irlandesi.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="338" height="332" src="https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2026/06/giano.jpg" alt="" class="wp-image-107442" srcset="https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2026/06/giano.jpg 338w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2026/06/giano-300x295.jpg 300w" sizes="(max-width: 338px) 100vw, 338px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">In ogni caso il ritorno della Meloni su posizioni più euroscettiche è stato evidente nel suo intervento del 26 maggio 2026&nbsp;<strong>all’Assemblea di Confindustria</strong>, in cui ha ripreso le critiche a quello che è ritornata a definire un “gigante burocratico”, &nbsp;con un eccesso di regole che rischiano di frenare le nostre aziende.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;La sua visione auspicherebbe un Europa&nbsp;<em>light,</em>&nbsp;poco o per nulla invasiva nelle politiche economico sociali nazionali, dimenticando i fondi ricevuti dal Pnrr. &nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un approccio ben lontano dalle posizioni di integrazione assolutamente necessaria e irrinunciabili &nbsp;portate avanti da&nbsp;<strong>Mario Draghi.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo le &nbsp;nuove emergenze geopolitiche. la crisi del golfo e il blocco di Ormuz, le conseguenze energetiche e le derive militari, dopo gli attacchi a Papa Leone,&nbsp; e qualche battuta spontanea di Trump sulla Meloni stessa non più fedele, hanno contribuito a raffreddare il clima tra Roma e Washington, con una contemporanea ripresa del &nbsp;rapporto con Bruxelles tra difficoltà e diffidenze . &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Anche sulla spinosa questione dell’<strong>ingresso dell’Ucraina in Ue</strong>, ben visto dagli Stati Uniti Stati Uniti, vede la Meloni su posizioni alquanto caute e rinviando ad un futuro non ben precisato la decisione.&nbsp; Questo &nbsp;nonostante il notevole incremento dei nostri acquisti di&nbsp;<strong>gas</strong>&nbsp;naturale liquefatto (GNL) dagli Stati Uniti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il pendolo</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra Europa e Atlantico quello del governo Meloni è una sorta di &nbsp;<strong>pendolo</strong>&nbsp;che in politica estera comporta incertezze tra le esigenze di deroghe finanziarie per gli impegni verso&nbsp; Bruxelles, accettando una sorta di integrazione negoziata e le posizioni che si ispirano al sano sovranismo, mentre si tratta e si negozia con i burocrati europei. Un pendolo che può pesare sulla credibilità del nostro paese in Europa, nonostante la nostra posizione pro Ucraina, anche se non più incisiva come prima Certo l’equilibrismo fra Trump e l’Europa deve tenere conto dei&nbsp;<strong>fischi che il tycoon</strong>&nbsp;sta incontrando in tutti gli stadi e del possibile suo insuccesso alle consultazioni di midterm (due anni dopo le elezioni presidenziali).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un presidente sempre più messo in discussione che non rappresenta un buon ponte come quei personaggi come Javier&nbsp;&nbsp;Milei in Argentina (leader dal 2023)&nbsp; e l&#8217;albanese Edi Rama (cui la Meloni aveva mostrato grande simpatia) in grande difficoltà nel loro paese</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo basare tutto su un’ottica di breve termine, legata al mantenimento del consenso, senza creare scossoni e riforme &nbsp;(a parte la criticatissima riforma detta del premierato prima della elezioni), può certo pagare come partito, ma sta comportando segnali negativi in&nbsp; diversi settori della nostra economia e della nostra società palesemente in difficoltà. Il tutto cercando sempre capri espiatori esogeni (crisi Iran Israele) &nbsp;dopo le reiterate colpe dei governi precedenti. Ma in politica come in ogni cosa, prima o poi, i problemi vengono al pettine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;In ogni caso è molto probabile che , dopo le fasi di avviamento con slogan roboanti per imporsi , il nuovo partito di&nbsp;<strong>Vannacci</strong>&nbsp;alla fine finirà per allearsi con la destra di Meloni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/il-pendolo-di-giorgia-meloni-quello-strano-europeismo-giano-bifronte/">Il pendolo di Giorgia Meloni. Quello strano europeismo Giano bifronte</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">107441</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Poveri migranti</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/poveri-migranti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Moreno D'Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 18:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Zoom [Primo Piano]]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://nuovasocieta.it/?p=107329</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non so se il signor Francesco Giubilei, onnipresente a reti unificate, referente non solo della Meloni ma della destra internazionale, quella che sponsorizzava Orban, sia mai stato in un centro accoglienza profughi. Ho passato anni insegnando e condividendo le richieste e le speranze di tanti migranti, anche nelle questure in attesa di ottenere quel permesso [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/poveri-migranti/">Poveri migranti</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Non so se il signor Francesco Giubilei, onnipresente a reti unificate, referente non solo della Meloni ma della destra internazionale, quella che sponsorizzava Orban, sia mai stato in un centro accoglienza profughi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho passato anni insegnando e condividendo le richieste e le speranze di tanti migranti, anche nelle questure in attesa di ottenere quel permesso , quel &nbsp;pezzo di carta che consente di lavorare, di uscire dalla marginalità.&nbsp; E’ la realtà di migliaia di persone in gran parte impegnate nella raccolta di frutta, ortaggi, verdura nel cuneese, specie intorno a Saluzzo, o nelle varie cascine con mucche, e in diverse altre attività.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il governo di destra, che sulla linea dura verso i migranti (agitando lo spauracchio della sostituzione etnica e di una&nbsp; islamizzazione che potrebbe toglierci presepe e canzoni di Natale) sviluppa molto del suo consenso, &nbsp;ha lanciato un decreto sicurezza,&nbsp; palesemente incostituzionale. Un decreto cattivo, ingiusto, che comprende quell’emendamento con l’idea dei 615 euro per gli avvocati che convincano i rifugiati a tornare a casa (effettivo rimpatrio volontario), non a caso ridefinito anche come&nbsp; “apologia di infedele patrocinio”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un fatto che mette in discussione il diritto basilare del legale di difesa dell’assistito. Questo sopprimendo anche il gratuito patrocinio per chi ricorre contro le espulsioni. Un fatto davvero barbaro e discriminatorio, in quanto viene richiesta una dichiarazione dell’ambasciatore per dimostrare che il ricorrente non possieda redditi in patria. Cosa certamente non agevole per chi già vive grandi difficoltà. Un decreto sicurezza pessimo<em>. “Un vero pasticcio istituzionale”</em>&nbsp;è il commento di Elly Schlein, che, insieme a tutta l’opposizione, hanno acceso la protesta in parlamento contro il decreto difeso dal ministro Piantedosi, accerchiando i banchi del governo nell’aula della Camera. &nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Il fallimento del Decreto Sicurezza è sotto gli occhi di tutti e l’ennesima forzatura della maggioranza, che alla Camera sta comprimendo tempi e spazi di confronto, certifica il fallimento democratico e politico del Governo Meloni. Un provvedimento che non porta nessun miglioramento alla sicurezza dei cittadini”</em>&nbsp;è la critica del deputato dem Andrea Casu, che ribadisce la chiusura assoluta incontrata anche verso emendamenti assolutamente non ostruzionistici. &nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Paola Serracchiani, avvocato e vicepresidente dem, ha con pathos ricordato come sia intervenuto anche il Presidente Mattarella, richiamando il Governo al rispetto dei principi costituzionali<em>: “ ma sono andati avanti lo stesso per non scontentare la Lega, per cercare di tenere insieme una maggioranza sempre più divisa”</em>&nbsp; definendo il&nbsp; decreto “<em>un obbrobrio giuridico che non sta in piedi che viola la Costituzione sulla quale non si arretra di un centimetro. Un caos di cui il Ministro Piantedosi è il principale responsabile”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Clima peggiorato per i migranti</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le quotidiane code davanti gli uffici stranieri delle Questure parlano, con migliaia di persone che attendono mesi l’esito delle loro domande di asilo e &nbsp;protezione. Un quadro pesante che il governo di destra ha notevolmente peggiorato, non riuscendo a diminuire gli sbarchi, né di avviare i rimpatri, cui si aggiunge&nbsp;&nbsp; la costosissima e fallimentare operazione in Albania. Quei centri che&nbsp;<em>“funzioneranno”</em>&nbsp;diceva la nostra premier.&nbsp;&nbsp; Un quadro negativo e discriminatorio per gli stranieri, pur con diversi contesti a livello locale, che determina ritardi nei percorsi di istruzione, formazione che dovrebbero favorire i processi di integrazione fondamentali per trovare un lavoro dignitoso.&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;Il nuovo disegno e l’approccio generale alla questione migranti, contro cui si è scatenata l’opposizione, contribuisce a spingere molti giovani rifugiati verso lo sfruttamento e la criminalità, mentre non si fermano le tragedie nel Mediterraneo. Memorabile in tal senso fu toccante il ricordo che portò a Lampedusa&nbsp;<strong>Papa Francesco</strong>&nbsp;a pregare per i migranti scomparsi nel luglio 2013.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo scontro in parlamento sul decreto sicurezza ha aperto l’ennesimo contenzioso tra governo e presidenza della repubblica su un decreto pasticciato e dalla discutibile urgenza su cui pesano diversi rilievi&nbsp; di incostituzionalità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I numeri parlano e sui 146.850 ingressi previsti dal decreto flussi è significativo che siano stati riconosciuti solo 24.858 permessi di soggiorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un titolo che consente di lavorare e vivere in piena regolarità.&nbsp; Si tratta di ritardi atavici che caratterizzano anche le richieste di asilo, di protezione che in diverse realtà è diventato un optional difficilmente ottenibile.&nbsp;&nbsp; Un’inefficienza di fatto voluta. Inoltre a &nbsp;volte, anche se si riesce ad ottenere un permesso semestrale, si rischia di trovarsi in breve tempo in una condizione irregolare a permesso scaduto. Un quadro pesante mentre si fanno i cortei su quella brutta parola chiamata remigrazione. Un sinonimo di esplusione , deportazione. Non vorremmo che la vicinanza a Trump della nuova destra destra&nbsp; si concentrasse sul modello della polizia di Trump, attiva contro i migranti e stranieri &nbsp;&nbsp;tristemente nota come ICE. &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche aiutare e soccorrere i migranti è diventato rischioso. Oltre a tante persone solidali impegnate con i migranti , &nbsp;le ONG, protagoniste dei salvataggi ,sono da tempo nel mirino di chi intende porre limiti alla &nbsp;&nbsp;loro attività nel Mediterraneo, con il concreto rischio di multe e &nbsp;sviluppi penali. Un quadro che criminalizza non solo i migranti ma anche la solidarietà.&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/poveri-migranti/">Poveri migranti</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">107329</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Crosetto deepfake. Un test per la cyber war?</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/crosetto-deepfake-un-test-per-la-cyber-war/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Moreno D'Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Feb 2025 10:16:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://nuovasocieta.it/?p=105951</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il fake, brillantemente risolto, subito dal ministro Guido Crosetto, il cui nome e la sua voce sono state al centro di un’incredibile truffa tentata ai danni di noti protagonisti dell’imprenditoria italiana, apre diversi interrogativi: Come è possibile che sia stata ideata ai danni di professionisti, con fior di consulenti, un simile raggiro? Una truffa riuscita [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/crosetto-deepfake-un-test-per-la-cyber-war/">Crosetto deepfake. Un test per la cyber war?</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il fake, brillantemente risolto, subito dal ministro Guido Crosetto, il cui nome e la sua voce sono state al centro di un’incredibile truffa tentata ai danni di noti protagonisti dell’imprenditoria italiana, apre diversi interrogativi: Come è possibile che sia stata ideata ai danni di professionisti, con fior di consulenti, un simile raggiro? Una truffa riuscita con l’ex presidente dell’Inter Moratti che ha versato un milione di euro, cifra poi magicamente recuperata nei meandri di misteriosi conti olandesi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Com’è possibile che navigati patron d’impresa abbiano ritenuto normale che uno Stato possa chiedere soldi a privati (promettendone la restituzione), per la liberazione di non meglio precisati giornalisti e soldati rimasti bloccati in Medio Oriente? Cosa si potrebbe pensare di una truffa organizzata in modo così metodico ricorrendo ai vertici di uno Stato?&nbsp; Certo vi è stato il precedente dei comici russi che hanno interloquito lungamente con la premier<strong>&nbsp;Meloni</strong>, ma in nessun paese civile si è mai pensato che sia normale che lo Stato chieda aiuto a privati per salvare delle persone. Certo non sono una novità le riservate collaborazioni tra grandi imprese presenti all’estero e servizi impegnati in certe aree.&nbsp; Ma che si arrivi a chiedere un obolo a facoltosi imprenditori per sequestri fantasma, tanto più facendo passare la cosa come &#8220;questione urgentissima&#8221; che riguarda la sicurezza nazionale&#8221; è sorprendente. Tra i vip oggetto del raggiro la famiglia Del Vecchio, che non è caduta nella trappola, Giorgio Armani, Diego della Valle, il gruppo Prada. La denuncia è stata presentata da un familiare della multinazionale Beretta e dal gruppo Menarini anch’essi presi di mira dai truffatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Sulla questione la Procura di Milano ha inteso vederci chiaro aprendo un’inchiesta, anche per prevenire l’estendersi del raggiro. Operando sui bonifici si è riusciti a risalire, bloccare e recuperare in Olanda i fondi versati (circa un milione di euro) e sarebbero indagati due cittadini stranieri. &nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto questo in un momento ad alta tensione per gli apparati della sicurezza (in cui resta aperto il caso &nbsp;<strong>Paragon</strong>, il sofisticato software israeliano utilizzato per spiare le chat di whatsapp di alcuni giornalisti e attivisti), con reiterate voci su una lotta in atto &nbsp;tra corpi dello Stato, respinta con fermezza dal &nbsp;ministro della Difesa. Un ministro rimasto sotto pressione per la liberazione, con rientro immediato su volo di Stato, del generale torturatore libico Osama&nbsp;<strong>Elmasry</strong>, ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità. Oltre al caso dell’ingegnere iraniano<strong>&nbsp;Abedini</strong>, incarcerato su richiesta degli Usa e fatto tornare nel suo paese nell’ambito dell’operazione che ha comportato la liberazione della giornalista Cecilia Sala. Questo in una realtà dei servizi in ebollizione dopo le dimissioni dal suo vertice di&nbsp;<strong>Elisabetta Belloni</strong>, divenuta consigliera della Von der Leyen. &nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Allarme cybersecurity</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Crosetto fake, brillantemente risolta, potrebbe essere solo l’inizio di ulteriori&nbsp;<strong>campagne di destabilizzazione e disinformazione</strong>.&nbsp; Se un deepfake vocale, che ha significativamente riguardato il ministro della Difesa, è riuscito a ingannare grandi imprenditori,&nbsp;<strong>cosa succederebbe se venisse usato in un contesto politico e militare anche internazionale quanto mai delicato?</strong>&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dove potrebbe spingersi e quali rischi potrebbe comportare l’intelligenza artificiale come strumento a supporto di menti criminali e destabilizzatrici per la sicurezza nazionale? Sembra che il problema sia quanto mai attuale anche alla luce dell’invasione di fake (pure video) sul web e per i sistematici attacchi informatici, in particolare da parte di hacker russi (<strong>NoName057</strong>), che da giorni prendono di mira e mandano in tilt infrastrutture on line della pubblica amministrazione locale.&nbsp; Cosa succederà con i dati raggirati?</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/crosetto-deepfake-un-test-per-la-cyber-war/">Crosetto deepfake. Un test per la cyber war?</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">105951</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Polizia di Stato e la tragedia di Monte Mario: riformare la sicurezza sul lavoro</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/polizia-di-stato-e-la-tragedia-di-monte-mario-riformare-la-sicurezza-sul-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicola Rossiello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Nov 2024 08:08:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://nuovasocieta.it/?p=105293</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lunedì 18 novembre, un tragico incidente stradale ha coinvolto due volanti della Polizia di Stato a Roma, nel quartiere Monte Mario. Un giovane poliziotto di 32 anni ha perso la vita, mentre altri due colleghi e una persona fermata sono rimasti gravemente feriti. Il tragico evento ricorda i rischi quotidiani che gli agenti affrontano nel [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/polizia-di-stato-e-la-tragedia-di-monte-mario-riformare-la-sicurezza-sul-lavoro/">Polizia di Stato e la tragedia di Monte Mario: riformare la sicurezza sul lavoro</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Lunedì 18 novembre, un tragico incidente stradale ha coinvolto due volanti della Polizia di Stato a Roma, nel quartiere Monte Mario. Un giovane poliziotto di 32 anni ha perso la vita, mentre altri due colleghi e una persona fermata sono rimasti gravemente feriti. Il tragico evento ricorda i rischi quotidiani che gli agenti affrontano nel loro lavoro per garantire la sicurezza di tutti noi. Per chi si occupa di sicurezza sul lavoro è un dramma di portata enorme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ennesimo infortunio sottolinea l&#8217;importanza cruciale della sicurezza sul lavoro anche per le forze di polizia. È essenziale adottare le misure necessarie per prevenire queste tragedie, con un’autentica assunzione di responsabilità dei diversi soggetti, con una formazione adeguata, con l&#8217;uso di attrezzature sicure e con il rispetto rigoroso delle norme di sicurezza, anche stradale. La sicurezza sul lavoro non è solo un obbligo legale, ma un dovere morale verso coloro che mettono a rischio la propria vita per proteggere la comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Polizia di Stato si trova in una situazione di pressoché totale disapplicazione della normativa su salute e sicurezza sul lavoro. Gli ottocento e più datori di lavoro della Polizia di Stato spesso ritengono che “il rischio faccia parte del nostro mestiere”, mutuando impropriamente una citazione cinematografica. E’ un fatto inaccettabile che mette a rischio la vita dei nostri agenti. La normativa vigente, come il Decreto Legislativo 81/2008, impone obblighi precisi in materia di sicurezza sul lavoro, che devono essere rispettati anche dalle forze di polizia. Tuttavia, ci troviamo di fronte ad una realtà produttiva che produce servizi prioritari al cittadino, e&nbsp; la cui condotta è caratterizzata da una fortissima impermeabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Roma, come nella maggior parte delle realtà del paese, non è mai stata effettuata una valutazione del rischio operativo, sebbene esso rappresenti il rischio principale del nostro lavoro. E il rischio di incidente stradale, che è quello più frequente per i nostri agenti, non viene adeguatamente considerato. L’assenza di valutazione dei rischi rappresenta una grave negligenza da parte dell&#8217;Amministrazione e dei datori di lavoro, che hanno una responsabilità oggettiva innegabile. La valutazione del rischio operativo è fondamentale per identificare e mitigare i pericoli specifici che i poliziotti affrontano quotidianamente. Solo attraverso l’adozione di un opportuno procedimento di valutazione dei rischi si possono elaborare le strategie e le risorse necessarie a mitigarne gli esiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Polizia di Stato non è assicurata presso l&#8217;INAIL, il che significa che le spese relative alla sicurezza sul lavoro e agli infortuni sono a carico dello Stato. A differenza dei lavoratori del settore privato, per i quali esiste un meccanismo di aumento della polizza assicurativa INAIL che incentiva una maggiore attenzione alla sicurezza, la Polizia di Stato non beneficia di tale sistema creandosi una disparità significativa, poiché non vi è alcun incentivo economico per migliorare le condizioni di sicurezza all&#8217;interno delle forze di polizia. È quindi necessario rivedere questo sistema per garantire che anche le forze di polizia abbiano accesso a un&#8217;adeguata copertura assicurativa e agli incentivi necessari per migliorare la sicurezza sul lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Polizia di Stato è l&#8217;unico soggetto per il quale la vigilanza è interna, domestica, e non affidata a un organismo terzo. Questo significa che, sulla carta, si controlla da sé, un principio che non può valere e non può essere accettato. La mancanza di un controllo esterno indipendente mina la credibilità e l&#8217;efficacia delle misure di sicurezza adottate. La vigilanza sulla sicurezza sul lavoro per la Polizia di Stato deve essere affidata a un organismo terzo, indipendente e imparziale, per garantire un controllo rigoroso e trasparente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le sanzioni pecuniarie comminate ai datori di lavoro per le violazioni denunciate sulla materia di salute e sicurezza vengono assolte dalla stessa Amministrazione. Un fatto che mina alla base il meccanismo di responsabilità e la correlata consapevolezza, ostacolando il cambiamento culturale all&#8217;interno delle forze di polizia. È necessario un sistema di controllo e sanzionamento rigoroso e indipendente per garantire il rispetto delle normative. Solo attraverso un sistema di responsabilità chiaro e trasparente si può sperare di migliorare le condizioni di lavoro dei poliziotti. C’è una consolidata inerzia in questo ambito. Ne è un esempio la grave situazione del rischio suicidio anch’essa non elaborata opportunamente. Il tasso di suicidio tra i lavoratori di polizia e tra i militari è due volte e mezzo maggiore di quello della popolazione generale. Questo dato allarmante richiede un&#8217;attenzione immediata e interventi mirati per prevenire ulteriori tragedie. È fondamentale che vengano implementati programmi di supporto psicologico e di prevenzione del suicidio per affrontare anche questo aspetto in modo efficace.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al Governo e alle Istituzioni spetta il compito di realizzare quella cultura della sicurezza e quelle risorse e responsabilità per migliorare le condizioni di lavoro dei poliziotti, che significa anche supporto psicologico e programmi di formazione continua per affrontare opportunamente questa emergenza.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Investire nella sicurezza dei poliziotti significa investire nella sicurezza di tutta la comunità. Uno studio ha rivelato che nella sicurezza sul lavoro, a fronte dell&#8217;impegno di un euro di risorse, le aziende rientrano di 2,20 euro. Questo dimostra che investire nella sicurezza non è solo un dovere morale, ma anche un vantaggio economico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È fondamentale che, per quanto avvenuto a Roma, si conducano accertamenti accurati per determinare le cause dell&#8217;incidente e prevenire il ripetersi di simili tragedie in futuro. La trasparenza e la responsabilità sono essenziali per garantire la fiducia del pubblico nelle forze di polizia. Gli accertamenti dovranno essere imparziali e rigorosi, e non solo nei confronti di chi operava su strada, coinvolgendo esperti indipendenti, per identificare le cause profonde degli incidenti e implementare misure efficaci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I lavoratori e i superstiti possono avvalersi del risarcimento in sede civile, tuttavia quasi mai lo fanno. È importante esserne consapevoli per ottenere giustizia e compensazione per i danni subiti. La consapevolezza dei diritti è essenziale per avvalersi delle protezioni legali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Capo della Polizia non può disconoscere tutte queste criticità, per il ruolo che riveste, perché è un suo compito e perché c&#8217;è un apposito tavolo permanente che si riunisce periodicamente a Roma, nel quale queste criticità vengono esaminate e rappresentate da noi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La perdita di un giovane poliziotto è una tragedia che non possiamo permetterci di ignorare, una tragedia che non deve ripetersi.&nbsp; È un dovere morale e professionale che dobbiamo perseguire con determinazione e serietà. Ogni vita persa è un richiamo potente alla nostra responsabilità collettiva di garantire che i nostri agenti operino in condizioni di massima sicurezza. Non possiamo permettere che il sacrificio di chi serve la comunità diventi statistica anonima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche i poliziotti hanno diritto di lavorare in un ambiente di lavoro sicuro e protetto. Questo significa non solo rispettare le normative vigenti, ma anche adottare le migliori pratiche e innovazioni in materia di sicurezza sul lavoro, come prevede l’art 2087 del codice civile. È essenziale che ogni lavoratore di polizia sappia che la sua vita e la sua salute sono priorità assolute, e che ogni misura possibile sia stata adottata per proteggerlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sicurezza sul lavoro non è solo una questione di conformità legale, ma un imperativo etico. Ogni poliziotto deve poter tornare a casa sano e salvo alla fine del suo turno. Questo richiede l’impegno di tutti i livelli dell&#8217;Amministrazione, dai vertici fino agli operatori su strada. È quel cambiamento culturale che consente di riconoscere e valorizzare la sicurezza come elemento fondamentale del servizio di polizia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Agire con determinazione e serietà per prevenire future tragedie e onorare la memoria di coloro che hanno sacrificato la loro vita per la nostra sicurezza è una pretesa per tutti i lavoratori di polizia. E’ attraverso una vera assunzione di responsabilità e un impegno collettivo e risorse adeguate che si potranno prevenire future tragedie e garantire un ambiente di lavoro sicuro per tutti i poliziotti. Essere dirigenti di polizia è anche questo, significa sapere agire in questa dimensione della responsabilità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/polizia-di-stato-e-la-tragedia-di-monte-mario-riformare-la-sicurezza-sul-lavoro/">Polizia di Stato e la tragedia di Monte Mario: riformare la sicurezza sul lavoro</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">105293</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Musk, il pericolo della concentrazione di potere: quando il capitalismo entra in politica </title>
		<link>https://nuovasocieta.it/musk-il-pericolo-della-concentrazione-di-potere-quando-il-capitalismo-entra-in-politica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicola Rossiello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Oct 2024 10:16:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://nuovasocieta.it/?p=105118</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’idea che un grande capitalista, con interessi in settori come l’informazione, i social media e, soprattutto, nella gestione dei dati, come Elon Musk, possa intraprendere una carriera politica e sostenere un candidato alle elezioni americane solleva diverse preoccupazioni. E&#8217; difficile credere che Elon Musk voglia fermarsi al solo sostegno per Trump.&#160;&#160; La presenza di un [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/musk-il-pericolo-della-concentrazione-di-potere-quando-il-capitalismo-entra-in-politica/">Musk, il pericolo della concentrazione di potere: quando il capitalismo entra in politica </a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’idea che un grande capitalista, con interessi in settori come l’informazione, i social media e, soprattutto, nella gestione dei dati, come Elon Musk, possa intraprendere una carriera politica e sostenere un candidato alle elezioni americane solleva diverse preoccupazioni. E&#8217; difficile credere che Elon Musk voglia fermarsi al solo sostegno per Trump.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La presenza di un capitalista in politica, lo abbiamo visto bene in Italia, costituisce un rischio potenziale forte che le decisioni siano influenzate dai propri interessi economici piuttosto che dal bene comune, e ciò potrebbe compromettere l’integrità delle scelte di politica e favorire una legislazione che avvantaggia le proprie aziende.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Possedere mezzi di informazione e piattaforme sociali offre un potere significativo nel plasmare l’opinione pubblica. Attribuisce a chi le possiede il potere di manipolare le informazioni a proprio favore o volte a screditare avversari politici, aggredendo la democrazia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La gestione di grandi quantità di dati personali comporta responsabilità enormi. Un capitalista e politico che ha accesso a tali dati potrebbe utilizzarli a suo vantaggio, violando la privacy dei cittadini e realizzando un regime di sorveglianza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La concentrazione di potere politico ed economico in un solo soggetto produce una concentrazione eccessiva di potere, minimizzando la pluralità e la competizione, elementi costitutivi di una democrazia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco perché è importante mantenere una chiara separazione tra interessi economici e potere politico per salvaguardare la democrazia e l’equità sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La crescente dipendenza dai dati e dalla tecnologia sta portando a una trasformazione significativa nella struttura sociale e nel potere globale, una trasformazione che porterà a una divisione sempre più marcata tra una vasta massa di persone che forniscono dati e una piccola élite che li detiene e, di conseguenza, conserva il potere e domina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella società odierna, quasi ogni azione compiuta da un individuo genera dati. Dalle interazioni sui social media agli acquisti online, dai movimenti tracciati tramite GPS alle preferenze di intrattenimento, ogni aspetto della vita quotidiana è monitorato e registrato. Questa enorme quantità di dati è raccolta da aziende tecnologiche, governi e altre organizzazioni, creando un flusso continuo di informazioni che può essere analizzato e utilizzato per vari scopi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La detenzione dei dati è concentrata nelle mani di poche grandi aziende tecnologiche e istituzioni governative. Sono entità che possiedono le risorse e le capacità tecniche per raccogliere, archiviare e analizzare enormi volumi di dati, e la facoltà di estrarre informazioni significative da essi conferisce loro un potere senza precedenti. Le aziende tecnologiche, in particolare, utilizzano i dati per migliorare i loro prodotti, personalizzare le esperienze degli utenti e, soprattutto, per generare profitti attraverso la pubblicità mirata e altre forme di monetizzazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E&#8217; indubbio: la conoscenza derivata dai dati conferisce un potere significativo perché consente di prevedere comportamenti, influenzare decisioni e controllare narrazioni. E&#8217; un potere che può essere utilizzato per fini commerciali, ma anche politici e sociali. Campagne pubblicitarie mirate influenzano le scelte di consumo, così come la manipolazione delle informazioni influenza l’opinione pubblica e i risultati elettorali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La concentrazione di potere nelle mani di pochi crea anche una divisione sociale. La massa fornitrice di dati, spesso inconsapevole del valore delle informazioni che produce, diventa sempre più dipendente dalle piattaforme e dai servizi offerti dalle élites tecnologiche. E&#8217; una dipendenza che porta a una perdita di autonomia e a una crescente disuguaglianza. Le élites, d’altra parte, accumulano ricchezza e potere, rafforzando ulteriormente la loro posizione dominante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le implicazioni etiche e sociali di questa divisione sono profonde. La privacy è costantemente minacciata, e la sorveglianza pervasiva porta a una società in cui la libertà personale è limitata. E la concentrazione del potere porta a un controllo eccessivo e a una manipolazione delle masse, minando i principi democratici e la giustizia sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Serve maggiore consapevolezza sull’importanza dei dati e sui diritti degli individui in merito alla loro privacy. Le regolamentazioni governative possono svolgere un ruolo cruciale nel proteggere i dati personali e nel garantire che le aziende tecnologiche operino in modo trasparente e responsabile. Il nostro Paese, ad esempio, ha necessità impellente di educazione digitale per aiutare le persone a prendere decisioni informate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco perché l&#8217;iniziativa politica di Elon Musk, al di là della scelta dello schieramento politico, è fonte di grande preoccupazione, e lo è anche per il nostro Paese perché le scelte politiche degli Stati Uniti hanno un impatto significativo sulla politica italiana ed europea.<a href="https://www.treccani.it/magazine/atlante/geopolitica/Tre_chiavi_leggere_scelte_USA.html"> </a>Le relazioni transatlantiche, che sono state un pilastro della politica internazionale dalla fine della Seconda guerra mondiale, continuano a modellare le politiche economiche e di sicurezza europee e le elezioni presidenziali americane e le decisioni politiche correlate avranno ripercussioni dirette sulle politiche italiane ed europee.</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/musk-il-pericolo-della-concentrazione-di-potere-quando-il-capitalismo-entra-in-politica/">Musk, il pericolo della concentrazione di potere: quando il capitalismo entra in politica </a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">105118</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Iran. Dove può arrivare la rivoluzione contro le teocrazie? </title>
		<link>https://nuovasocieta.it/iran-dove-puo-arrivare-la-rivoluzione-contro-le-teocrazie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Moreno D'Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2022 04:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Zoom [Primo Piano]]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://nuovasocieta.it/?p=99191</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’ultima notizia da Teheran riporta che si stanno moltiplicando le condanne a morte, (si è arrivati a quota sei), per quelli che la magistratura persiana definisce “fomentatori di disordini”. Questo mentre le Ong denunciano come siano ben 516 i morti uccisi nel corso delle proteste oggetto della repressione delle forze di sicurezza iraniane, di cui [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/iran-dove-puo-arrivare-la-rivoluzione-contro-le-teocrazie/">Iran. Dove può arrivare la rivoluzione contro le teocrazie? </a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’ultima notizia da Teheran riporta che si stanno moltiplicando le condanne a morte, (si è arrivati a quota sei), per quelli che la magistratura persiana definisce “fomentatori di disordini”. Questo mentre le Ong denunciano come siano ben <strong>516</strong> <strong>i morti</strong> uccisi nel corso delle proteste oggetto della repressione delle forze di sicurezza iraniane, di cui 70 nell’ultima settimana.&nbsp; Notizie che la dicono lunga sulla forza e la determinazione di gran parte di un popolo, e su cosa rischiano quella miriade di donne e giovani che scendono in piazza lottando ogni giorno contro quel regime degli ayatollah che da sempre le reprime.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un rischio che ora tocca anche i giocatori della nazionale di calcio che, in mondovisione, non hanno cantato l’inno iraniano. Un gesto simbolico che ha manifestato pubblicamente, alla vastità del pubblico dei mondiali, il livello di insofferenza espresso da una lotta che è diventata oltre che sociale anche politica. Una protesta che ha incendiato un intero Paese contro un regime oscurantista insopportabile per milioni di di persone che vogliono semplicemente <strong>vivere in libertà,</strong> come avviene a Roma, Londra e Parigi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un desiderio espresso da diversi manifestanti che non sembrano avere un preciso referente politico se non quello di mettere fine alla dittatura teocratica per vivere in pace e liberi come in Europa.&nbsp; &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La rabbia del popolo, erede di Dario e Serse, è esplosa dopo che il 16 settembre è morta <strong>Masha Amina</strong>. La ragazza, martire e simbolo di questa lotta, che, non ancora ventiduenne, è stata arrestata dalla polizia morale per un hijab mal indossato, che poi non ha retto, si ritiene, ai colpi alla testa ricevuti dai suoi carcerieri.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La rivolta, che perdura e cresce ormai da mesi,</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;sta evidenziando una spaccatura sempre più forte nella società iraniana. Non a caso la protesta in mondovisione dei giocatori della nazionale è stata anche fischiata. Questo mentre i cameramen hanno ripreso quei cartelli sugli spalti, miracolosamente sfuggiti alla censura, che riportavano le parole d’ordine della protesta di quelle donne che rifiutano il velo e chiedono libertà: Woman, Life, Freedom. Cartelli affiancati da quella bandiera persiana vietata che ricordava quella breve parentesi democratica rappresentata dell’Iran di Mossadeq (il cui governo nel 1951 fu fatto saltare per riportare lo scià, bloccando la nazionalizzazione del petrolio). Per il potere iraniano quella del velo costituisce&nbsp; come un baluardo-icona su cui si regge un intero sistema. Un sistema tradizionale e illiberale che i giovani, partendo da milioni di giovani donne, rifiutano essendo in pieno contatto, via internet e non solo, con quanto avviene nel mondo globalizzato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tornando ai mondiali ha certamente deluso la mancata protesta dei giocatori inglesi nel non&nbsp; portare al braccio la fascia con l’arcobaleno LGBT, in un paese in cui gli omosessuali vengono spesso pubblicamente impiccati. Una protesta per la quale avrebbero solo rischiato una possibile ammonizione dalla FIFA.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fatto rivoluzionario è che la rivolta, che deve fare i conti con una feroce repressione, e con le restrizioni su Internet per bloccare ogni sorta di comunicazione, si sia estesa in ogni città di questo grande paese, arrivando pure ad incendiare la casa di Khomeini. Una protesta di popolo, dai contorni evidentemente anche fortemente <strong>laici</strong>, che pare ormai inarrestabile,&nbsp; che è arrivata molto lontano da Teheran e le sue università in cui si è sempre respirato un’aria occidentale.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si può fermare un popolo, ma intanto la repressione violenta si sta scatenando anche nel nord <strong>curdo</strong>, con veri e&nbsp; scontri armati che hanno causato diversi morti anche tra i militari iraniani. Una tragedia nella tragedia che vede i curdi, oltre ad essere bombardati dai turchi, ritornati nel mirino dei militari di Teheran. Secondo l’ong Hengaw (Hengaw Organization for Human Rights) in questo ennesimo conflitto sarebbero morte 42 persone uccise da armi da fuoco.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La moderna e ferma protesta iraniana pare assumere sempre più i caratteri di una guerra civile. Uno scontro che ha pochi margini di mediazione tra chi vuole un Iran laico e libero e quella maggioranza ultraconservatrice&nbsp; islamica del parlamento che si riconosce nella guida suprema religiosa di <strong>Ali</strong> <strong>Khamenei</strong> (83 anni).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una protesta che non accenna a perdere tensione e che si manifesta sempre più determinata nonostante tutte le reazione di un regime che arriva anche alla condanna a morte degli oppositori alle barbe del&nbsp; regime teocratico.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tornando ai mondiali, il prossimo incontro vedrà la nazionale iraniana affrontare gli Stati Uniti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto la lotta del popola iraniano continua. Una rabbia giovanile sempre più popolare che potrebbe rappresentare un pericoloso precedente per diversi regimi teocratici, e non solo, messi di fronte a una protesta che va molto oltre il livello raggiunto da quelle <strong>primavere</strong> <strong>arabe</strong> che, nel 2011, avevano illuso l’occidente per possibili svolte mai realizzate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Tutto questo non può ovviamente non tenere conto del peso geopolitico che comporterebbero gli auspicabili e possibili stravolgimenti in un paese che, oltre al petrolio, vanta un <strong>arsenale</strong> <strong>nucleare </strong>sempre oggetto di costanti polemiche.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una protesta animata dal coraggio e dalla volontà di tanti giovani e giovanissimi che stanno pagando un prezzo pesantissimo per essere finalmente liberi. Una protesta la cui chiave di svolta potrebbe trovarsi, oltre nella sua diffusione capillare sul territorio,&nbsp; nell’appoggio o nella mediazione di quella parte della popolazione e dei rappresentanti politici moderati, arrivando fino a conquistare simpatie tra i quadri&nbsp; del vasto esercito regolare a tutti i livelli.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un passo certo non semplice ma per ora l’unica realtà è la forza di questa protesta estremamente laica e moderna. Il pugno di ferro e le bastonate della polizia morale , fino alle condanne a morte&nbsp; sono sempre più espressione di debolezza di un regime che non ha margini di dialogo ma solo azioni repressive che stanno radicalizzando e compattando l’opposizione. <strong>Quali potrebbero essere gli sviluppi politici e sociali di questo scontro</strong> che potrebbe sfociare in un ulteriore e drammatico bagno di sangue in un paese in cui lo spirito di sacrificio e martirio è quanto mai parte della cultura scita? Al momento è quanto mai difficile dare una risposta.&nbsp; Non è semplice scalzare da un giorno all’altro un regime forte e radicato come quello degli ayatollah che, in ogni caso, non ha solo il volto dell’anziano e ultrconservatore Ali Khamhenei e che potrebbe far emergere altre componenti più aperte. Certo il livello di scontro e la volontà laica e libertaria del movimento non sembra avere&nbsp; molti margini di mediazione&nbsp; con un regime chiuso e oscurantista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo quadro è anche difficile ipotizzare un ipotetico e interessato riavvicinamento tra Usa e Iran che, oltre a distendere le tensioni legate al potenziale nucleare di Teheran, potrebbe&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;essere visto in chiave di ridimensionamento di quelle influenze in particolare russe,&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;(e anche cinesi) nel mondo scita. Un’ipotesi quanto mai in linea con le volontà americane verso il conflitto in Ucraina e con l’obiettivo di isolare ulteriormente l’orso moscovita guidato da Putin.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;<strong>I giovani iraniani fanno meno figli e si sposano più tardi. Per gli Ayatollah tutta colpa di un complotto occidentale. </strong>&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Concludiamo con una nota anagrafica su questo paese di 84 milioni di abitanti. Un paese giovane, <strong>(il 73% ha meno di 45 anni</strong>), in cui però l’età media è salita in pochi anni da 27 (2006) agli attuali stimati 31 anni. In Iran si fanno sempre meno figli e sono in calo anche i matrimoni sia per numero che per l’età sempre più avanzata degli sposi. Una tendenza che preoccupa molto gli ayatollah che puntano il dito verso quei giovanissimi, molto connessi a internet, ammaliati dagli <strong>immorali modelli</strong> <strong>occidentali</strong>.&nbsp; &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;L’Iran ha una età media quanto mai giovane vicina ai 31 anni. Un dato che è continuato a salire proprio&nbsp; in questi ultimi anni (era 27 anni nei riscontri&nbsp; del censimento&nbsp; 2006). Per gli ultraconservatori religiosi del regime (che detengono la maggioranza in parlamento piegato ai dettami della guida suprema Ali Khamanei) questa drammatica, a lor dire, tendenza è ovviamente colpa di americani e israeliani fautori di un <strong>complotto</strong> per far diminuire la <strong>presenza scita nel mondo</strong>. In realtà i ritardi della crescita economica (tra recessione, inflazione e disoccupazione) e una distribuzione del reddito certo non entusiasmante, con redditi medi quanto mai bassi, non spingono certo le nuove generazioni a metter su famiglia e fare figli in un paese in cui anche in cui il Covid ha fatto la sua parte mietendo molte vittime. &nbsp; &nbsp; &nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/iran-dove-puo-arrivare-la-rivoluzione-contro-le-teocrazie/">Iran. Dove può arrivare la rivoluzione contro le teocrazie? </a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">99191</post-id>	</item>
		<item>
		<title>E’ morto Gorbaciov. Un grande uomo di pace</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/e-morto-gorbaciov-un-grande-uomo-di-pace/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Moreno D'Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Aug 2022 07:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Zoom [Primo Piano]]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://nuovasocieta.it/?p=98541</guid>

					<description><![CDATA[<p>Appartengo a una generazione che aveva fortemente creduto in quei dividendi di pace legati alla fine di quella fredda che per decenni ha diviso il mondo in due blocchi.&#160; Un passo storico dietro il quale &#160;fu fondamentale la volontà di un grande uomo come Mikhail Sergeevich Gorbaciov. L’ultimo presidente dell’Unione Sovietica si è spento a [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/e-morto-gorbaciov-un-grande-uomo-di-pace/">E’ morto Gorbaciov. Un grande uomo di pace</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Appartengo a una generazione che aveva fortemente creduto in quei dividendi di pace legati alla fine di quella fredda che per decenni ha diviso il mondo in due blocchi.&nbsp; Un passo storico dietro il quale &nbsp;fu fondamentale la volontà di un grande uomo come Mikhail Sergeevich Gorbaciov. L’ultimo presidente dell’Unione Sovietica si è spento a 91 anni in una clinica &nbsp;Mosca, &nbsp;dov’era ricoverato dal 2020. Un uomo che è stato amato in Occidente ma quanto mai detestato da molti in casa propria per aver messo fine a quell’Unione Sovietica, una potenza da tempo in piena crisi. &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Perestroyka, Glasnot, libertà, dialogo internazionale, umanità, furono le parole chiave della sua azione e del suo sogno politico. &nbsp;&nbsp;Principi che non trovano molto spazio nella Russia di&nbsp; oggi &nbsp;&nbsp;in nome della volontà primaria di ripristinare, in un contesto diversamente ideologico, &nbsp;quella granitica grandezza &nbsp;della vecchia e mitica CCCP.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da sempre nella mummificata e geriatrica realtà dei leader sovietici  Gorbaciov rappresentò un vento di novità. Questo da quando, a soli 40 anni, fece parte  del Comitato centrale del Pcus. Un’ascesa rapida che  nel 1985  lo fece diventare segretario generale di quell “impero del male”,  come veniva definito da Donald Reagan con cui Gorbaciov aprì un importante e impensabile confronto. A partire da quello storico summit di Reykjavik  che, nel 1986, portò incredibilmente  vicini ad una possibile ridimensionamento degli arsenali nucleari. Il sogno di un’epoca che poi non si realizzò. Anche la lady di ferro Margaret Thatcher , primo ministro britannico  ferocemente anticomunista, ebbe sempre parole di grande apprezzamento verso Gorbaciov.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un uomo che anche per stile, capacità di dialogo, apertura mentale e simpatia era lontano mille miglia da quella fila di mummie che apparivano, in divisa militare piena di medaglie , sulla Piazza Rossa nel corso delle interminabili sfilate militari. Un approccio umano e una classe che scatenò un’immediata simpatia, attenzione ed empatia &nbsp;nel mondo occidentale.&nbsp; Ma non fu mai così in madre patria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua volontà di riformare, con decisione e giusta gradualità, il sistema sovietico sia sul piano politico, in un’ottica di rappresentatività democratica delle istituzioni (mandando in pensione diversi quadri dirigenti vecchi e dormienti), &nbsp;sia su quello economico, per assicurare una maggiore efficienza a un modello che faceva acqua da tutte le parti, &nbsp;si scontrò con le forze della restaurazione e &nbsp;con parte della potente lobby militare sovietica.&nbsp; Condizioni che dicevano chiaramente che quel sistema non era riformabile.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fu la figura chiave di una nuova visione delle relazioni con una apertura concreta alla cooperazione con l’Occidente. Un discorso che intendeva mettere fine a quell’equilibrio del terrore basato sulla reciproca minaccia degli armamenti nucleari e che puntava a rinnovare le regole anche all’interno di quel blocco &nbsp;dominato da Mosca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gorbaciov &nbsp;aveva intuito come &nbsp;quel muro di Berlino fosse destinato a sgretolarsi molto presto sotto la pressione di milioni di persone &nbsp;stanche di un sistema che non assicurava alcun progresso e libertà.&nbsp; Questo mettendo anche fine alla sanguinosa occupazione dell’Afghanistan.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con l’arrivo di Boris Eltsin segretario del Pcus e il tentativo di golpe attuato nel 1991 dagli ambienti militari, in un disperato tentativo di restaurazione, il blocco &nbsp;sovietico vide il progressivo sgretolamento del suo impero, con diversi stati satelliti che dichiaravano la loro indipendenza dal Caucaso all’Ucraina.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1991, con le sue dimissioni, si spense definitivamente il sogno di Gorby di dare corso a una Russia libera in una nuova cooperazione internazionale scevra dalla minaccia nucleare. &nbsp;&nbsp;Tuttavia insieme alla inseparabile moglie Raissa rimase attivo con interventi e conferenze a livello &nbsp;internazionale ovviamente in occidente. Questo mentre a &nbsp;&nbsp;Mosca, e nell’ epopea putiniana, la sua figura risultò assolutamente marginale per &nbsp;un personaggio cui fu riconosciuto nel 1990 &nbsp;il premio Nobel per la pace. Un personaggio che rimane e rimarrà nell’immaginario collettivo di intere generazioni.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mondo ha bisogno di grandi uomini capaci di guardare avanti per una pace e uno sviluppo a misura d’uomo, che si costruisce con il dialogo, il confronto autentico e non solo rafforzando la &nbsp;sicurezza e gli apparati militari in &nbsp;sistemi con i piedi d’argilla che ignorano la volontà e il benessere dei popoli. &nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/e-morto-gorbaciov-un-grande-uomo-di-pace/">E’ morto Gorbaciov. Un grande uomo di pace</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">98541</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La sottile linea “12” tra politica e realtà</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/la-sottile-linea-12-tra-politica-e-realta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[L'opinione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jun 2022 09:30:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Zoom [Primo Piano]]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://nuovasocieta.it/?p=98106</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Antonino Iaria Ieri sera sono andato a sentire le novità Sulla linea 12, una serata organizzata dal Pd della circoscrizione 5 in cui erano presenti l&#8217;assessora Foglietta, consigliere Avetta, Gariglio e la consigliera Conticelli. E’ stato affrontato il tema dei trasporti della nostra circoscrizione.La prima considerazione e che i politici del PD sanno parlare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/la-sottile-linea-12-tra-politica-e-realta/">La sottile linea “12” tra politica e realtà</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>di Antonino Iaria</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ieri sera sono andato a sentire le novità Sulla linea 12, una serata organizzata dal Pd della circoscrizione 5 in cui erano presenti l&#8217;assessora Foglietta, consigliere Avetta, Gariglio e la consigliera Conticelli. E’ stato affrontato il tema dei trasporti della nostra circoscrizione.<br>La prima considerazione e che i politici del PD sanno parlare bene bene in maniera assoluta, ho sempre invidiato questa capacità di argomentare in maniera fluida, io non ce l&#8217;ho.<br>Andiamo, però, ad analizzare i contenuti, un poco sorpreso e divertito, ho notato una marcata continuità con il lavoro svolto dalla precedente amministrazione. Specie in alcune frasi mi è sembrato di sentire le stesse parole dell&#8217;ex assessora Lapietra, l’assessora foglietta, per esempio, ha detto che se vogliamo aumentare la velocità del trasporto pubblico bisogna diminuire le fermate e ridurre le auto in circolazione, stessa teoria della giunta 5 Stelle, molto difficile da far accettare ai cittadini torinesi, molto lesiva per il consenso politico. L’argomento linea 12, progetto proposto dalla precedente amministrazione che ha ottenuto un primo finanziamento ministeriale (i soldi ci sono ma non si sa quando arriveranno), è stato ripresentato senza sostanziali modifiche, (forse una fermata in più), è riapparso nella discussione il fantomatico sottopasso su piazza baldissera con nessun progetto, nessun finanziamento e nessuna possibilità di realizzazione in tempi non biblici. Sempre su Piazza Baldissera è stato criticato o studio del politecnico ed è stato anche detto, erroneamente, che nel progetto ereditato di attraversamento della linea 10 mancavano i soldi per i binari, cosa non vera, il progetto prevedeva il tram, i semafori ed era finanziato con il ribasso dei lavori del passante.<br>A volte ho bisogno di rivivere la politica cittadina, ma quando sono iniziate le frasi “ i cassetti erano vuoti abbiamo dovuto rifare tutto”, ho capito che era tempo di andare alla mia seconda tappa , i giardini Alimonda .<br>Nei giardini Alimonda c’era il mondo, anzi l’”AliMondo”, il giardino una volta frequentato da spacciatori, era pieno di ragazzi italiani, marocchini, filippini, pakistani, peruviani, provenienti anche da altri quartieri. Il campetto di pallavolo è diventato il più efficace e divertente presidio di sicurezza estivo della zona.<br>Il grande Giovanni Sepede (ass. ARQA), molto stanco ma soddisfatto, era come sempre presente e vigile. Dopo aver giocato male…, mentre tornavo a casa, ho pensato che la politica autoreferenziale di tutti i partiti, compreso il mio, è slegata dalla realtà.” L’Alimondo” ci fa capire che qualunque progetto, anche il migliore, non funziona se non lo alimentano i cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/la-sottile-linea-12-tra-politica-e-realta/">La sottile linea “12” tra politica e realtà</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">98106</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Urbanistica torinese, una casella vuota</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/urbanistica-torinese-una-casella-vuota/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[L'opinione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jun 2022 05:33:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Zoom [Primo Piano]]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://nuovasocieta.it/?p=98025</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Antonino IariaOgni trasformazione urbana è legata all’ostico strumento chiamato “piano regolatore “. La precedente amministrazione ha iniziato questo importante percorso. Riprogettare la città di Torino, non consumando suolo, con nuovi assi di trasporto pubblico (metro 2) e mobilità alternativa, previsione di aumento della popolazione studentesca universitaria, più servizi di prossimità, erano i punti salienti della [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/urbanistica-torinese-una-casella-vuota/">Urbanistica torinese, una casella vuota</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>di Antonino Iaria</strong><br>Ogni trasformazione urbana è legata all’ostico strumento chiamato “piano regolatore “. La precedente amministrazione ha iniziato questo importante percorso. <br>Riprogettare la città di Torino, non consumando suolo, con nuovi assi di trasporto pubblico (metro 2) e mobilità alternativa, previsione di aumento della popolazione studentesca universitaria, più servizi di prossimità, erano i punti salienti della proposta tecnica di variante al PRG . <br>A nove mesi dall’insediamento della nuova giunta, tutti questi argomenti sono spariti come lacrime nella pioggia, o come un treno alta velocità Torino Milano.<br>A Parte una delibera che riprende una pratica già da noi utilizzata, gli usi temporanei, dal punto vista urbanistico c’è una calma piatta. <br>A riprova del poco interesse su questo asset, che interessa migliaia di imprese professionisti e lavoratori, nella nuova riorganizzazione degli uffici comunali, la casella in cui nominare un dirigente che segua il piano regolatore è clamorosamente vuota. <br>La mancanza di personale, che anche noi avevamo, non giustifica l’assenza di una figura apicale che possa seguire questi importanti temi<br>Mi chiedo spesso, e non sono l’unico, se questa giunta è in grado di dare degli indirizzi politici sulle trasformazioni urbanistiche prioritarie per Torino. <br>Altro che freno a mano Appendiniano qui siamo alla retromarcia. </p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/urbanistica-torinese-una-casella-vuota/">Urbanistica torinese, una casella vuota</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">98025</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
