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martedì, 27 Ottobre 2020

Nessuno tocchi Caino: “Segio un caso di successo dello Stato di diritto, non sia un bersaglio per retoriche vendicative”

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuova Società. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano. Direttore responsabile di Nuova Società dal 2020.

Riceviamo e pubblichiamo 

CARCERI. PARTITO RADICALE E NESSUNO TOCCHI CAINO, SERGIO SEGIO E’ UN CASO DI SUCCESSO DELLO STATO DI DIRITTO, NON SIA UN BERSAGLIO PER RETORICHE VENDICATIVE

In merito alle polemiche uscite sulla stampa della Regione Piemonte e su quella nazionale per la partecipazione di Sergio Segio a iniziative in alcune carceri dove è stato proiettato il docu-film di Ambrogio Crespi “Spes contra spem – Liberi dentro” nell’ambito di una campagna per il superamento dell’”ergastolo ostativo” con la partecipazione di detenuti reclusi nelle sezioni di alta sicurezza e massimi responsabili e operatori dell’amministrazione penitenziaria, i dirigenti del Partito Radicale e di Nessuno tocchi Caino, Rita Bernardini, Antonella Casu, Sergio D’Elia, Maurizio Turco ed Elisabetta Zamparutti, che è anche membro del Comitato europeo per la prevenzione della tortura per conto dell’Italia, hanno dichiarato quanto segue:

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“Sergio Segio, già militante di Prima Linea negli anni Settanta del secolo scorso e oggi iscritto del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito e membro del Consiglio Direttivo di Nessuno tocchi Caino, è un esempio di pieno successo da parte dello Stato nel recupero di una persona che ha commesso un reato e scontato la sua pena, secondo quanto prescrive la nostra Costituzione all’art 27 oltre che le convenzioni internazionali sui diritti umani ratificate dall’Italia. In estrema sintesi, vogliamo solo ricordare un dato che testimonia il successo per lo Stato del suo ineccepibile percorso di risocializzazione: Sergio Segio ha lavorato da circa un quarto di secolo con il Gruppo Abele di Torino, col quale tuttora collabora; tra i diversi incarichi avuti, ne è stato peraltro responsabile per i progetti sul carcere e coordinatore di “Narcomafie”, il primo mensile di informazione contro la criminalità organizzata, oltre a essere stato uno dei principali collaboratori di don Luigi Ciotti; da 15 anni, inoltre, con il proprio centro studi e ricerche, realizza per la CGIL un ponderoso rapporto annuale sulla globalizzazione e sui diritti umani”.

La dichiarazione dei dirigenti del Partito Radicale e di Nessuno tocchi Caino fa riferimento a comunicati stampa di due sindacati della polizia penitenziaria duramente critici sulla presenza nel carcere di Torino ed Asti di Segio e, successivamente, all’intervento del capo della Procura di Torino, che avrebbe richiesto chiarimenti alla direzione del carcere torinese e di ricevere le carte che riguardano la visita comprese le «domande di autorizzazione all’ingresso del carcere di chi ha già partecipato» e i «conseguenti provvedimenti». Il procuratore Armando Spataro avrebbe poi chiesto ai vertici dell’amministrazione penitenziaria che prima di autorizzare all’ingresso in carcere «ex terroristi responsabili di gravi reati», vengano interpellati i capi delle Procure, affinché possano esprimere le loro valutazioni.

In proposito Bernardini, Casu, D’Elia, Turco e Zamparutti hanno dichiarato: “Le richieste del Procuratore Spataro ci sembrano decisamente irrituali e non ne comprendiamo il fondamento giuridico e la legittimità ed evidenziamo i gravi limiti di un’informazione che ha ampiamente riportato i comunicati stampa e le proteste dei segretari locali dei due sindacati di polizia penitenziaria e del procuratore capo senza sentire il punto di vista e le argomentazioni della persona oggetto della contestazione né quelle degli organizzatori degli eventi nelle carceri piemontesi. In questo modo si alimenta un profondo e intramontabile rancore e una cultura della pena (in questo caso, addirittura del dopo pena) che non si può che definire vendicativa, vale a dire non costituzionale. Per chi, come noi, crede nello Stato di diritto, vi è la seria preoccupazione sulla sufficiente serenità ed equilibrio nel delicato e difficile compito di amministrare l’azione penale e l’esecuzione delle pene detentive da parte di chi manifesta tali sentimenti e posizioni. Di questo bisognerebbe discutere, anziché sindacare le decisioni delle direzioni penitenziarie locali e centrali o, addirittura e al di là di ogni ruolo e potere legittimi, voler imporre a queste ultime una sorta di controllo da parte delle Procure sulle autorizzazioni di ingresso nelle carceri per particolari categorie di ex detenuti”.

I cinque esponenti del Partito Radicale e di Nessuno tocchi Caino hanno concluso: “Proprio per questo invitiamo tutte le carceri, che già non l’abbiamo fatto, ad organizzare proiezioni di Spes contra Spem. Una visione che certamente risulterebbe utile pure per gli appartenenti ai sindacati di polizia penitenziaria e ai procuratori della Repubblica”.

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