Lo spettro del cyberbullismo dietro il suicidio della 14enne di Venaria

Più letti

Nuova Società - sponsor
Redazione
Redazione
Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Una sofferenza nascosta, in silenzio, quasi a non voler far preoccupare i suoi genitori. Lei, 14anni, è l’ennesima vittima del cyberbullismo. Si è lanciata dal settimo piano della palazzina di Venaria in cui viveva. Suicidatasi perché non riusciva più a sopportare tutto quell’odio, quelle battute, che correvano sulla strada virtuale della rete, da tastiera a tastiera: “Cesso vatti a nascondere” “dimostri dieci anni” “sei una vergogna”, “fai schifo”. Parole che sulla 14enne rimbombavano come se fossero urlate da cento e più suoi coetanei, e non quei pochi a cui ora il Tribunale dei minori e gli inquirenti stanno cercando di dare un volto, un nome. Istigazione al suicidio, dunque, questa l’ipotesi di reato.
Lei, che chiameremo Chiara, per una malformazione al cuore e ai reni, che aveva fin dalla nascita, era molto minuta rispetto alle ragazze della sua età, quelle che nello slang giovanile vengono definite “2000”, perché nate in quell’anno.
Proprio per quel fisico ancora troppo da bambina, da oltre tre mesi era finita nel mirino di quelle parole virtuali che le tagliavano l’anima. Lei non si sentiva brutta, lo scriveva anche sui social network. Ma a furia di essere oggetto di scherno se ne era convinta: “non sono bella” aveva iniziato a ripetere.
E infatti ciò che le bruciava di più dell’essere definita “facile”, erano proprio i commenti sul suo aspetto. Un bruciore così acuto da averla spinta a mettere fine alla sua vita e ai suoi sogni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

- Advertisement -Nuova Società - sponsor

Articoli correlati

Nuova Società - sponsor

Primo Piano