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lunedì, 15 Luglio 2024

Lega Nord contro la succursale del Museo Egizio a Catania. Ricca: “Sabato in piazza per dire di no”

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Moreno D’Angelo

«Con tutti i posti nel mondo dove si possono valorizzare i reperti dei depositi ne è stato scelto uno con un’utenza limitatissima. Avremmo preferito che si parlasse di esposizioni temporanee in giro per il mondo, così da offrire la vetrina internazionale che si merita il secondo museo egizio al mondo e la sua città». A parlare è Fabrizio Ricca, capogruppo della Lega Nord in Consiglio comunale che ha annunciato per sabato mattina una protesta davanti al Museo Egizio di Torino contro il trasferimento di parte dei suoi reperti per aprire una sua succursale a Catania. Un’idea che non è mai piaciuta al Carroccio fin dalla prima discussione su questa possibilità.

Per Ricca si tratta dell’ennesima iniziativa che sta portando Torino ad essere una città sempre più chiusa in se stessa. L’esponente leghista non perde l’occasione per puntare il dito contro la sindaca Chiara Appendino: «Una città provinciale in cui una Sindaca, eletta per smontare il Sistema Torino. ha impiegato meno di sei mesi per scendere a patti con la gestione culturale affidata ai soliti noti, di cui la Christillin è l’esempio più eclatante. D’altronde tutti ormai sanno che la Christillin ha posto veti sui nomi dei candidati alla poltrona di Assessore della cultura della giunta grillina e che ha di fatto nominato il presidente della Fondazione Torino Musei». Ricca rincara la dose rivolgendosi direttamente alla Christillin: «È facile presentarsi come grandi manager, attribuendosi il merito del lavoro svolto da altri prima di essere cacciati in malo modo a pochi mesi dall’inaugurazione del museo. Se essere “grandi manager” si traduce nell’aprire succursali a Catania, e nel perpetuare il solito sistema di gestione della cultura a Torino con la benedizione dell’amministrazione comunale, non possiamo che protestare».

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