La vera piaga di Torino: i piccioni

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Sembrerebbe uno scherzo, una scena degna del film di Johnny Stecchino, eppure è così. Ieri per l’ennesima volta in Sala Rossa, esattamente dopo otto mesi e sette sedute e dopo il mancato il numero legale di presenze all’ultimo Consiglio Comunale, i consiglieri di Palazzo di Città sono tornati a discutere della delibera sulla distanza minima da cui poter dare da mangiare ai volatili.
La questione era stata affrontata già da tempo in seguito ad una serie di controlli effettuati dall’Asl 1, secondo i quali i volatili, sarebbero portatori di malattie infettive, in particolare del campylobacter, un batterio gastroenterico che si trasmette all’uomo tramite i loro escrementi. I risultati degli accertamenti medici non avrebbero portato alla luce niente di nuovo, ma durante l’ultimo incontro di due mesi fa, in Commissione Ambiente, i consiglieri non erano riusciti a trovare un accordo sulla modifica del regolamento già esistente a Torino (e che in pochissimi conoscono), per il quale bisogna rispettare la distanza minima di 50 metri per dare da mangiare ai colombi. Quindi ieri, durante il Consiglio Comunale, l’argomento è stato nuovamente dibattuto per altre due ore per cercare di capire se fosse meglio la proposta della giunta e dell’ASL di 250 metri di distanza, i 50 metri del regolamento attuale, o 150 metri di compromesso proposti da Sel per non far arrabbiare gli animalisti.
Alla fine, dopo due ore di discussione la Sala Rossa ha deliberato: «Non si potrà somministrare cibo ai piccioni ad una distanza inferiore a 250 metri da ospedali, strutture di ricovero, ambulatori medici, asili nido, scuole ed aree giochi» modificando così il Regolamento Tutela animali con 20 voti favorevoli, 9 contrari e un’astensione.
Insomma, dopo mesi finalmente si potrà scrivere la parola fine su una questione che rischiava di diventare davvero imbarazzante, e al limite del ridicolo, non tanto per l’argomento tanto quanto per le ore spese a discuterne, visto i problemi della Città.
Certo, la questione avrebbe potuto chiudersi molto prima se solo i consiglieri fossero stati presenti in aula. La maggior parte delle volte infatti, la Sala Rossa non riesce a deliberare a causa delle numerose assenze tra i banchi che non permettono di raggiungere il numero minimo legale di presenze.

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