La Procura di Torino non indaga la Cancellieri. Gli atti passano a Roma

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Un incontro per chiarire la posizione del ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri. È questo l’obiettivo del “redde rationem” tra i due pubblici ministeri titolari dell’inchiesta, Vittorio Nessi e Marco Gianoglio, con il procuratore capo di Torino, quasi pensionato, Gian Carlo Caselli.
Sul tavolo l’ormai celebre interferenza della guardasigilli per la scarcerazione di Giulia Ligresti, in carcere dal 17 luglio scorso, per falso in bilancio e aggiotaggio, e in particolare per chiarire quanto dichiarato in procura a Roma dalla Cancellieri in merito a tempi e modi dei contatti sulla vicenda della rampolla di casa Ligresti.
In particolare si analizzeranno i tabulati telefonici, messi a disposizione dei magistrati il 6 novembre, in merito ai contatti tra la ministra e Antonino Ligresti, il fratello di Salvatore. Ora tutto il materiale, come deciso, nel corso del briefing, ovvero la patata bollente, verrà passato alla procura in cui si era svolto l’interrogatorio della rappresentante del governo, ovvero quella di Roma, a cui toccherà di stabilire se possano essere mosse delle accuse nei suoi confronti. Il tutto verrà trasferito in un fascicolo senza indagati e ipotesi di reato.
Insomma nessuna lettera scarlatta sul doppio petto della Cancellieri.
Veniamo ai fatti. Il 22 agosto il ministro della Giustizia risponde alle domande dei titolari dell’inchiesta Fonsai in merito alla venuta alla luce di telefonate tra lei, la compagna di Ligresti Senior e del fratello di questi. Tutto per sensibilizzare sulla condizioni di salute di Giulia e per la sua scarcerazione.
La lady di Ferro nostrana ammette di aver avuto contatti con Gabriella Fragni,la compagna di Salvatore, il 17 luglio, giorno in cui sono scattate manette e domiciliari per la famiglia Ligresti e per alcuni top manager della finanziaria. Poi ha parlato di una telefonata, il 19 agosto, con Antonino. Poi un sms il 21, inviato dal fratello di Salvatore, a cui la Cancellieri avrebbe risposto, secondo quanto da lei dichiarato durante l’interrogatorio in quel di Roma, dicendo di aver sollecitato un intervento in merito a Giulia.
Ma questo non corrisponderebbe alla realtà. Almeno secondo le nuove acquisizioni. Nessun messaggino sarebbe stato inviato dalla Cancellieri ad Antonino quel fatidico 21 agosto, bensì con una telefonata di sette minuti e mezzo.
A tutto questo si aggiungono sei chiamate tra il fratello di Salvatore e il marito della Cancellieri, Salvatore Peluso.
Dunque dopo lo scarica barile, la decisione passa alla Procura di Roma. Certo è che i risvolti politici non saranno pacifici. Ora il momento della verità passa al voto sulla mozione di sfiducia.

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