18.1 C
Torino
venerdì, 19 Luglio 2024

La Corte dei conti cita le agenzie di rating: “Non tengono conto del patrimonio artistico del Paese”

Più letti

Nuova Società - sponsor
Redazione
Redazione
Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

La Corte dei conti italiana cita a giudizio le agenzie di rating. E non agenzie a caso, ma le tre maggiori a livello internazionale: Standard and Poor’s, Mooody’s e Fitch Ratings. Pomo della discordia, secondo quanto reso noto ieri sera dal Financial Times, sarebbe il declassamento imposto dalle tre agenzie all’Italia nel 2011, che secondo i magistrati contabili non avrebbe tenuto conto «dell’alto valore del patrimonio storico, culturale e artistico del nostro Paese, che rappresenta la base della sua forza economica».
Secondo le indiscrezioni, l’azione legale prenderebbe avvio dal declassamento del debito pubblico italiano avvenuto a più riprese il primo luglio 2011, il 24 maggio 2011, il 5 dicembre 2011 e il 13 gennaio 2012. La Procura sostiene che l’aumentato «spread» e le sue conseguenze costituirebbero base per le contestazioni.
Dopo la soffiata di ieri sera della testata finanziaria anglosassone, a ogni modo, la Corte dei conti ha provveduto immediatamente a diffondere una nota nella quale chiarisce che il fascicolo aperto dal procuratore regionale del Lazio è ancora in fase istruttoria. Non esiste dunque alcuna garanzia che il tutto non si concluda con un’archiviazione, per questo ipotizzare a quest’altezza una somma per eventuali risarcimenti appare alquanto prematuro.
Nel frattempo un primo commento è arrivato dal ministro dei Beni e delle attività culturali, Massimo Bray, che in questa legislatura detiene anche la delega per il Turismo. «Il valore del patrimonio storico, culturale, artistico e paesaggistico dell’Italia è indubbio e non può essere messo in discussione – spiega il ministro – A fronte di questa ricchezza emergono enormi potenzialità di crescita che dobbiamo saper valorizzare al meglio. Per questo ritengo fondamentale mettere l’industria culturale e turistica al centro delle nostre politiche».
Per questo motivo, secondo Bray, la scelta del governo Letta di unire i ministeri di Beni culturali e Turismo appare particolarmente vincente. «Ritengo sia strategico e vitale – conclude infatti il ministro – tornare a considerare la cultura, declinata in tutte le sue manifestazioni non soltanto come un bene da tutelare e valorizzare ma anche come una grande opportunità di sviluppo sociale ed economico».
Alessandra Del Zotto

© RIPRODUZIONE RISERVATA

- Advertisement -Nuova Società - sponsor

Articoli correlati

Nuova Società - sponsor

Primo Piano