L’Italicum la continua a farla da padrone occupando tutti gli interventi dei politici. Ormai infatti la proposta di legge elettorale, presentata due giorni fa in Commissione alla Camera, è l’argomento must. Persino Matteo Renzi, dopo il suo discusso incontro dalla profonda sintonia con Silvio Berlusconi, vacilla nelle sue posizioni. Da che infatti era fermo sulla non-introduzione delle preferenze, ora sta valutando la possibilità a patto che però «tutti siano d’accordo».
Anche il premier Enrico Letta ha ribadito la necessità di dare più potere di scelta al popolo.
Sullo steso tema ha proferito verbo anche Angelino Alfano: «Con il presidente Berlusconi e con Matteo Renzi realizzeremo la legge elettorale. Quello che noi chiediamo, visto che stiamo modificando il tanto odiato “Porcellum”, è di modificare le cose che stanno più sulle scatole ai cittadini: il parlamento dei nominati e le liste bloccate». Insomma la troika “Renzi-Berlusconi-Alfano” dovrebbe partorire una legge elettorale. Letta non è neanche nominato, loro, a detta di Alfano, sono gli eletti.
il vice premier, poi, sulla ferma posizione “anti-preferenze” dell’Arcorino spera in un ravvedimento: «Renzi ha già detto di essere favorevole e non si comprende per quale ragione le preferenze ci siano nei comuni, nelle regionali e nelle europee mentre dovrebbero essere cancellate nelle elezioni politiche nazionali».
A cantare fuori dal coro è il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini: «Vedo che le preferenze sono diventate improvvisamente popolarissime ma io, che ho iniziato a prenderle, e molte, a vent’anni, sento il dovere morale di dire che oggi sarebbe un errore enorme reintrodurle per i danni al sistema politico e alla sua trasparenza».
A prendere dal colletto Letta e la sua presa di posizione è Renato Brunetta di Forza Italia: «Un’entrata a gamba tesa sulla legge elettorale e sull’accordo siglato tra Berlusconi e Renzi. E’ proprio necessario che metta il becco in ciò che non gli compete? Deve avere maggior cautela se non verso Forza Italia, magari nei confronti del segretario del suo partito».
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