Il Vangelo secondo Francesco

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Andare in chiesa e non sentir parlare di vangelo sarebbe come andare dal fornaio e non sentir profumo di pane. Certo la chiesa il vangelo lo nomina, ci mancherebbe! Ma perché è così pressante la richiesta d’un risveglio evangelico? Perché il Concilio vaticano per “aggiornare” la chiesa propugnò un “ritorno” al vangelo? Perché, infine, papa Francesco vuole riportare la chiesa alla sua ispirazione evangelica e proprio ripartendo dal Concilio? Dovrà pur esserci una discrasia forte tra vangelo e chiesa a motivare questo bisogno.
Nato con carattere pastorale, il Vaticano II è stato soprattutto utilizzato nei suoi aspetti dottrinali e precettistici. Ora, invece, è proprio quel carattere originario che lo fa punto di riferimento dell’impegno di Francesco a rianimare le radici evangeliche della chiesa. Se ciò che colpisce di lui sono lo stile, la capacità di comunicare, di coinvolgersi e di coinvolgere, la sua umanità non soffocata dall’ufficio come già era successo con papa Giovanni, ciò, però, che diversifica e innova il suo pontificato è l’aver riportato sulla scena ecclesiastica come primo attore il vangelo come scelta di vita più che come oggetto di disquisizioni teologiche. Così è rifiorita la speranza d’una chiesa meno leguleia e più profetica.
Con Francesco sembra abbiano trovato risposta le invocazioni provenienti dal basso di cambiamenti profondi in un’istituzione tutta imbalsamata nei suoi ideologismi, fuori tempo e lontana dall’ispirazione originaria. La barra della navicella di Pietro è passata di mano ed il cambio di rotta è incontrovertibile. In pochi mesi un nuovo orizzonte si è profilato, piaccia o no ai sostenitori del principio della continuità. Se questo riposizionamento perdurerà assieme alla sua promessa d’una chiesa più “sequela” di Gesù che professione di astruse verità e salvifiche ritualità lo dirà il tempo.
Le premesse, però, ci sono e Francesco le ripropone in ogni favorevole occasione. Sono convinzioni che nutre da sempre e che oggi può riversare sull’intera chiesa che ne è affamata. «Il nostro Dio è un Dio vicino che viene a camminare con il suo popolo». Ci sono quelli che «hanno preso questa realtà, l’hanno distillata, l’hanno fatta un’idea, un puro precetto…Sono loro che hanno clericalizzato la chiesa del Signore, la riempiono di precetti… Questi sono gli ipocriti. Quelli che allontanano il popolo di Dio dalla salvezza…Clericalizzare la chiesa è ipocrisia farisaica… Gesù non faceva proselitismo… A questi che cercano proseliti, che clericalizzano la chiesa, Gesù indica il cuore… No all’ipocrisia, no al clericalismo». Queste parole insolite Bergoglio le pronunciava in un’omelia pochi mesi prima della sua elezione papale. Oggi papa scrive ai vescovi argentini: «La malattia tipica della chiesa è l’autoreferenzialità… E’ una specie di narcisismo che conduce alla mondanità spirituale e al clericalismo sofisticato». Per Francesco il vangelo, cioè la “buona notizia”, è che Dio vive e cammina con la sua gente in una comunione di fraternità e solidarietà. Questo è il Dio di Gesù e questa la chiesa profetica. Trasformare questa presenza e questa fraternità in concetti e precetti è clericalismo, ipocrisia, proselitismo. La negazione del vangelo. L’ipocrisia è «frutto di clericalismo, che è uno dei mali più terribili». «Quando nel popolo di Dio non c’è profezia il vuoto che lascia viene occupato dal clericalismo». «Quando non c’è profezia la forza cade sulla legalità». «Signore, libera il tuo popolo dallo spirito del clericalismo e aiutalo con lo spirito di profeziA». «Se il cristiano è legalista allora non trova niente… Chi tende in maniera esagerata alla sicurezza dottrinale… ha una visione statica e involutiva e in questo modo la fede diventa un’ideologia tra le tante». Un florilegio che dice la direzione impressa oggi alla barca di Pietro. L’ultima conferma viene da quanto Francesco ha appena detto al collegio cardinalizio: «Gesù non è venuto per insegnare una filosofia, un’ideologia, ma una via, una via da percorrere con lui e questa via si conosce solo percorrendola». Finalmente un papa l’ha detto ed in un’occasione tra le più vistose del clericalismo romano. Era presente, per la prima volta in pubblico dopo la rinuncia, Benedetto XVI. Due papi, due chiese. Dottrinarismo e profetismo. Chi avrà la meglio?

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