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giovedì, 13 Agosto 2020

Il caos anagrafe paralizza il Comune: se non si trovano addetti pronti a chiudere delle sedi

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuovasocietà. Caporedattore dal 2017. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano.

Il problema si sa: all’anagrafe di Torino manca il personale, soprattutto per gestire il surplus di lavoro derivato dall’introduzione della carta d’identità elettronica. La soluzione prospettata però inizia a essere quanto mai suggestiva: anziché aumentare il numero di addetti ridurre le sedi presenti in città.
È questo quanto emerge dall’interpellanza della capogruppo del Gruppo misto Uscita di sicurezza Deborah Montalbano a cui ha risposto l’assessora Paola Pisano. La quale ha dovuto innanzitutto rendere conto del bando che il Comune aveva pubblicato prima dell’estate per 22 nuovi addetti allo sportello che ha fatto segnare il record di un solo assunto, dal momento che vi avevano partecipato in 7 è solo uno è risultato idoneo.
Non solo. Secondo lo studio di fattibilità eseguito in questi mesi servirebbe un organico di 130 addetti contro i 90 attualmente impiegati. Ma se non si trovano l’unica soluzione è riorganizzare gli uffici o togliere dei servizi.
«Si fanno tante parole in politica, ma la situazione reale è un’altra – ha sottolineato la consigliera Montalbano. – Con l’adesione al ANPR c’è stato un incremento dei carichi di lavoro senza una strategia e un piano organizzativo. Inoltre il Ministero degli Interni, attraverso la Prefettura, ha messo a disposizione 51 postazioni, peccato che manchi il personale necessario a farle funzionare. E il Comune cosa fa? A giugno decide di fare un bando di mobilità per la ricerca di 22 risorse umane, tardivamente quando gli uffici si trovano ormai in una situazione precaria. E ad aggravare la situazione durante il periodo estivo vengono chiuse le sedi decentrate, aumentando il carico sulle altre e in particolare su quella centrale! Peccato che la maggior parte del personale abbia un’età media di 55 anni e poi chi vuole andare in questi uffici, dove le misure di sicurezza lasciano il tempo che trovano, ci sono carenze igienico-sanitarie, i mezzi informatici sono obsoleti e si lavora in condizioni precarie e di disagio con carichi di lavoro estenuanti?»
Ma se quello delle risorse è il principale problema non è l’unico dell’anagrafe torinese. A tale proposito Montalbano lascia parlare i dati: «E’ previsto che la tempistica di rilascio per una Carta di identità elettronica sia di 15 minuti, in realtà occorrono 25 minuti; le pratiche online hanno superato un arretrato di 2500 procedure, esiste un solo POS per 16 sportelli e in questa situazione come si possono invogliare i dipendenti? Se io fossi in maggioranza avrei già richiesto le dimissioni dell’assessora Paola Pisano».
Così mentre la giunta cerca di correre ai ripari ormai il personale va verso lo sciopero con le sigle sindacali pronte prima al blocco degli straordinari e poi ad incrociare le braccia fino a che non si trovi una soluzione.
E di sicuro per molti la strada non può essere quella del taglio delle anagrafe decentrate, come afferma il presidente della Circoscrizione 5 Marco Novello: «Un’amministrazione si misura anche dalla gestione dei servizi di base. Sono mesi che come Presidenti di Circoscrizione chiediamo maggiore attenzione ai servizi anagrafici decentrati. Manca il personale e quello che c’è è in buona parte vicino alla pensione. I mezzi informatici sono in gran parte obsoleti e andrebbero rinnovati. Nessuna risposta concreta».
«Credo che prima dei droni, dei robot e delle piattaforme informatiche di “social innovation” si debba saper rispondere adeguatamente alla banale ma fondamentale richiesta di un certificato, di un cambio di indirizzo, di un documento d’identità» conclude Novello.

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