I lenzuoli di Ponte Mosca

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di Monica Canalis

Chi conosce il quartiere Aurora sa che, pur trovandosi vicino al centro di Torino, si tratta a tutti gli effetti di una periferia della città. Una periferia non geografica, ma sociale ed urbanistica, caratterizzata da una concentrazione di povertà, degrado urbano e criminalità.
Nel cuore di un quartiere così problematico sta l’area Ponte Mosca, assurta agli onori delle cronache cittadine per l’intenzione della Giunta Appendino di collocarvi il mercato del “Libero Scambio”.
La vicenda comincia il 25 ottobre 2016 con la prima delibera, in cui l’amministrazione prefigura una rotazione annuale di questo mercato, partendo dalla Circoscrizione 7 e appunto dall’area Ponte Mosca, posta tra corso Giulio Cesare, Lungo Dora Firenze, via Aosta e corso Brescia. Immediatamente la popolazione del quartiere si mobilita per manifestare dissenso rispetto alla decisione e disappunto per la mancanza di un confronto preventivo con i residenti. Nel corso dei tre mesi successivi lo scontro si inasprisce. Intervengono i consiglieri comunali di varie forze di minoranza, la Circoscrizione 7, il Comitato di quartiere nato per l’occasione. Eppure Appendino non molla e anzi, a chi le chiede di fare un passo indietro o almeno di ascoltare le ragioni della protesta, risponde con un lapidario «ormai è deciso», come a voler dar prova della narrazione decisionista che i giornalisti le hanno cucito addosso (forse per fare il controcanto alla più sfortunata collega Virginia Raggi).
Peccato che l’area in questione non sia nella disponibilità del Comune, essendo di proprietà della Città Metropolitana, dove il sindaco è sempre Appendino, ma la maggioranza non è la stessa che governa il Comune di Torino. Nonostante una mozione di 11 su 18 consiglieri metropolitani, votata il 22 dicembre, Appendino tira dritto, trattando il patrimonio della Città Metropolitana come una dépendance del Comune e calpestando la volontà del Consiglio Metropolitano. Non esattamente un modello di dialogo e rispetto istituzionale.
Arriviamo a martedì 7 febbraio 2017: l’assessore Marco Giusta convoca la Circoscrizione 7 per comunicare uno slittamento del progetto, che tra le righe lascia intendere che il “Libero Scambio” al Ponte Mosca non s’ha da fare. Ravvedimento? Paura delle contestazioni di piazza? Ammonimento da parte dei tecnici sull’inidoneità dell’area, per dimensioni, condizioni logistiche, sicurezza? Chi lo sa. Per ora la Delibera non è stata revocata e la popolazione continua a protestare (oggi appendendo striscioni ai balconi).
Al di là del caso di specie, questa vicenda è emblematica del modo di operare della Giunta Appendino, che o sta ferma o procede per tentativi ed errori. Non è emersa una visione, una progettualità chiara, un’idea per il mercato del “Libero Scambio” e per il quartiere Aurora. Le decisioni sono state prese in modo raffazzonato, senza conoscere il territorio e senza coinvolgerlo.
Certo, se il “Libero Scambio” viene comunemente chiamato Suk qualche motivo c’è e impone dei correttivi. Questa tipologia di mercato, che ha molti collegamenti con lo storico Balon, rappresenta una piccola fonte di reddito per tanti ambulanti senza licenza commerciale, gente di Torino, povera e non solo straniera. Questo mercato si è sviluppato in modo spontaneo e dalla fine degli anni ’90 è stato inserito in un progetto del Comune. Negli ultimi anni ha raggiunto dimensioni tali da renderne difficile l’effettivo controllo da parte delle forze dell’ordine.
L’attuale collocazione in via Monteverdi e nel Canale dei Molassi non è adeguata. Il Regolamento 316 ha necessità di revisione.
Insomma, i temi in gioco sono molto complessi e abbracciano la gestione di un territorio di periferia soggetto a molteplici tensioni sociali, la revisione di un modello di commercio che presenta numerose criticità, la progettazione di nuovi strumenti di contrasto alla povertà e di integrazione degli stranieri, la lotta all’illegalità.
Di fronte a sfide così grandi la Giunta Appendino ha fatto una meschina figura. Perdendo molto tempo prezioso e inimicandosi un pezzo di città, una periferia di questa città. Distinguendosi per vaghezza e scarsa partecipazione. C’è da sperare che gli slogan sulle periferie, tanto cavalcati da Appendino in campagna elettorale, trovino in futuro un maggior fondamento.
Guardando ai diversi schieramenti, va annotato che a un certo punto il centro destra si è sfilato, lasciando il centro sinistra da solo a protestare in Città Metropolitana, mentre, per una volta, la coalizione di centro sinistra ha saputo fare squadra, rimanendo unita sui vari livelli istituzionali (Circoscrizione, Consiglio Comunale e Consiglio Metropolitano) e saldandosi con le istanze dei cittadini fuori dal palazzo. Avanti così.

*consigliera metropolitana e comunale di Torino

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