di Andrea Doi
Piero Fassino in testa ma Chiara Appendino non demorde. Nella notte delle proiezioni più che dei voti reali l’unica cosa certa è che si andrà al ballottaggio.
Non proprio una sorpresa visto che non erano in molti quelli che scommettevano su una vittoria al primo turno del sindaco uscente, ma è indubbio il successo del Movimento Cinque Stelle, con la candidata che non veste i panni della vittima sacrificale come era accaduto nel 2011 con il candidato del centro destra Michele Coppola sconfitto da Fassino con un sonoro 56,6 per cento contro il 27,30 per centro.
Un ballottaggio che ha evitato anche Chiamparino che aveva annientato Rocco Buttiglione con il 66,6 per centro contro il 29,4 per centro.
Sembrano lontani quegli anni se messi a confronto da quanto emerge dalle proiezioni secondo le quali Fassino è al 41,2 e l’Appendino tra il 31 e il 34 per centro. Questo significa che veramente si giocherà tutto tra 15 giorni. Due settimane per andare a cercare i voti tra quelli dispersi nelle varie liste, dal centro destra che diviso nel capoluogo piemontese praticamente sparisce e in quella sinistra che qui ha corso da sola diversamente da quanto accaduto a Milano. Ma soprattutto bisognerà convincere ad andare a votare quel partito dell’astensione che sotto la Mole è cresciuto del 9 per cento rispetto a cinque anni fa.
L’Appendino, come la sua collega di partito Virginia Raggi, diventano simbolo del successo pentastellato. Soprattutto quello della torinese infatti pare inaspettato se si pensa che il Movimento Cinque Stelle in città diventa il primo partito.
Tutto rimandato. Ma quindici giorni non sono molti, però possono essere l’inizio per comprendere cosa è andato storto per il centrosinistra.





