di Moreno D’Angelo
Il caso Regeni resta aperto. In attesa degli incontri in programma giovedì e venerdì con gli inquirenti egiziani il responsabile del dicastero degli Esteri Paolo Gentiloni, intervenuto al Senato, ha annunciato che questi «potrebbero essere decisivi per lo sviluppo delle indagini» e ha aggiunto:
«Se non ci sarà un cambio di marcia, il governo è pronto a reagire adottando misure immediate e proporzionate. Per ragioni di Stato non permetteremo che sarà calpestata la dignità dell’Italia».
La dura posizione del ministro ha incontrato la pronta reazione del suo collega egiziano: «Le parole di Gentiloni complicano la situazione» è quanto affermato dal portavoce del ministero degli Esteri egiziano.
Alle perplessità sulla pioggia di dichiarazioni e interventi, a dir poco contraddittorie provenienti dall’Egitto, sulla vicenda del giovane italiano atrocemente torturato e ucciso si aggiungono le incertezze sulle concrete misure che si potrebbero intraprendere “immediatamente” contro lo stato egiziano. Di certo la forte indignazione sollevata, ripresa anche da Amnesty International, non dovrebbe consentire che anche questo caso finisca tra i tanti misteri irrisolti. Fino a ora l’unica cosa che è emersa sulla vicenda Regeni è la volontà di depistare e nascondere i responsabili con le reali motivazioni dell’omicidio





