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	<title>Carlo Savoldelli, Autore presso Nuova Società</title>
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	<description>Cronaca, Politica, Economia, Cultura, Torino, Piemonte.</description>
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	<title>Carlo Savoldelli, Autore presso Nuova Società</title>
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		<title>Il Comune di Torino incassa 7,5 milioni di dividendo Smat, alla faccia dell&#039;acqua pubblica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Savoldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Oct 2018 10:29:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;amministrazione targata Chiara Appendino porta a casa 7,5 milioni di dividendo Smat. È stato incassato in questi giorni il maxi-dividendo Smat richiesto a gran voce dal Comune di Torino. Stiamo parlando di 7,5 milioni. L’Amministrazione pentastellata, ormai al divorzio con i movimenti, che appoggiano i Cinque Stelle, per l’acqua pubblica (come anche per la Tav), [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;amministrazione targata Chiara Appendino porta a casa <strong>7,5 milioni di dividendo Smat.</strong><br />
È stato incassato in questi giorni il maxi-dividendo Smat richiesto a gran voce dal Comune di Torino. Stiamo parlando di 7,5 milioni.<br />
L’Amministrazione pentastellata, ormai al divorzio con i movimenti, che appoggiano i Cinque Stelle, per l’acqua pubblica (come anche per la Tav), è uscita allo scoperto e all’Assemblea Smat del 29 giugno ha richiesto nuovamente la distribuzione di un cospicuo dividendo (<span style="color: #ff0000;"><strong><a style="color: #ff0000;" href="http://www.nuovasocieta.it/smat-approvato-il-bilancio-2017/">lo aveva già fatto nel 2017</a></strong></span>).<br />
Intanto la delibera per la trasformazione di Smat in azienda di diritto pubblico è sparita dai radar della politica.<br />
È molto probabile che la trasformazione resti lettera morta per i cinque anni di legislatura grillina, e che venga riesumata l’ultimo anno in vista delle elezioni.<br />
Così, intanto, il Comune si garantisce quasi 8 milioni di dividendi da spendere, continuando a narrare, per confondere le idee, che, in fondo, l’acqua sarebbe meglio se non fosse in una s.p.a.<br />
Però senza s.p.a, non ci sarebbe il dividendo prezioso. Insomma, come mettere due piedi in una scarpa.</p>
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		<title>Tagli e spostamento dei finanziamenti in conto capitale: ecco cosa è successo al Regio con la nuova Amministrazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Savoldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Oct 2018 16:04:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’ultimo biennio non è certo stato certo fortunato per il Regio. Crollo di scenografie, rallentamenti nelle attività, incrinature nei rapporti tra dirigenza e città. Ma incominciamo a riepilogare la situazione di finanziamento del Comune verso la Fondazione del Teatro Regio. I dati segnalano una anomalia. La cifra di 1,8 milioni di euro che è stata citata [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’ultimo biennio non è certo stato certo fortunato per il Regio. Crollo di scenografie, rallentamenti nelle attività, incrinature nei rapporti tra dirigenza e città. Ma incominciamo a riepilogare la situazione di finanziamento del Comune verso la Fondazione del <strong>Teatro Regio</strong>.<br />
I dati segnalano una anomalia. La cifra di 1,8 milioni di euro che è stata citata a proposito del presunto “disavanzo” del Teatro, coincide con il taglio, operato dall’Amministrazione Cinque Stelle di <strong>Chiara Appendino</strong> a fine 2016.<br />
<img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-59406" src="http://www.nuovasocieta.it/public/uploads/2018/10/fondazioneteatroregio.png" alt="" width="922" height="221" srcset="https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/10/fondazioneteatroregio.png 922w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/10/fondazioneteatroregio-300x72.png 300w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/10/fondazioneteatroregio-768x184.png 768w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/10/fondazioneteatroregio-696x167.png 696w" sizes="(max-width: 922px) 100vw, 922px" /><br />
<img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-59407" src="http://www.nuovasocieta.it/public/uploads/2018/10/fondazioneteatroregio2.png" alt="" width="873" height="241" srcset="https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/10/fondazioneteatroregio2.png 873w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/10/fondazioneteatroregio2-300x83.png 300w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/10/fondazioneteatroregio2-768x212.png 768w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/10/fondazioneteatroregio2-696x192.png 696w" sizes="(max-width: 873px) 100vw, 873px" /><br />
&nbsp;<br />
Proviamo a ricostruire i fatti, grazie alla documentazione del teatro e del Comune. Sembra che <strong>Chiara Appendino</strong> e l&#8217;assessora alla Cultura del Comune di Torino <strong>Francesca Leon</strong> (con la mediazione con l&#8217;allora capo di gabinetto della sindaca <strong>Paolo Giordana</strong>?) abbiano dapprima, a fine 2016, ridotto di <strong>100.000 euro</strong> il contributo ordinario, passando inoltre le somme (quasi quattro milioni) in conto capitale, ritardando così i pagamenti per cassa.<br />
Poi l&#8217;amministrazione ha, sempre nel 2016, non impegnato e quindi non attribuito il fondo manutenzione lasciato in stanziamento dal presidente-sindaco Piero Fassino di <strong>1,8 milioni</strong>. Proprio l’importo del presunto <em>“buco”</em> citato sui giornali. Una combinazione?<br />
Forse accortisi del pasticcio, verso primavera 2017, l’amministrazione Appendino prova a mettere una pezza, scrivendo una lettera (a firma di chi?) al Regio (viene citata nei documenti ufficiali) che autorizzerebbe il Regio<strong> a iscrivere nel 2016 somme che in verità il Comune nel 2016 non ha impegnato perché tagliati a fine anno</strong>.<br />
Ma intanto è passato un anno dall’insediamento della nuova Giunta e le condizioni di manutenzione (e finanziarie) del Regio sono in <strong>deterioramento</strong>. E si usa così un <em>escamotage</em>, ovvero si determina che quota di avanzo vincolato (ad altro) sia destinata al Teatro Regio (determina n.2017/03492), il quale iscrive (con tanto di dubbi del Collegio Sindacale) la posta in entrata imputandola all’anno precedente (il 2016). Ma siamo in realtà già a giugno-settembre 2017 e questa manovra (sembra, concordata col Regio) pare un po&#8217; garibaldina. In parole povere un pasticcio.<br />
Insomma, la Giunta Appendino ha creato proprio lei uno di quelli che lei chiama <em>“disallineamenti”</em>.<br />
Ecco gli atti:<br />
La determina 2017 03492<br />
<img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-59408" src="http://www.nuovasocieta.it/public/uploads/2018/10/DET.jpg" alt="" width="890" height="451" srcset="https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/10/DET.jpg 890w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/10/DET-300x152.jpg 300w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/10/DET-768x389.jpg 768w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/10/DET-696x353.jpg 696w" sizes="(max-width: 890px) 100vw, 890px" /><br />
La nota a commento del bilancio scritta dal Regio (Presidente del consiglio di indirizzo è la Sindaca) a giugno 2017.<br />
<img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-59409" src="http://www.nuovasocieta.it/public/uploads/2018/10/REG1.jpg" alt="" width="957" height="265" srcset="https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/10/REG1.jpg 957w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/10/REG1-300x83.jpg 300w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/10/REG1-768x213.jpg 768w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/10/REG1-696x193.jpg 696w" sizes="(max-width: 957px) 100vw, 957px" /><br />
E cosi i revisori sul bilancio 2017<br />
<img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-59410" src="http://www.nuovasocieta.it/public/uploads/2018/10/REG2.jpg" alt="" width="914" height="525" srcset="https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/10/REG2.jpg 914w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/10/REG2-300x172.jpg 300w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/10/REG2-768x441.jpg 768w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/10/REG2-696x400.jpg 696w" sizes="(max-width: 914px) 100vw, 914px" /><br />
Viene il sospetto che a forza di tirare la coperta sull’anno precedente (il 2016) siano rimasti fuori i piedi del 2017. Ecco il perché del disallineamento e del presunto disavanzo.<br />
Alcune domande a cui bisognerebbe rispondere: Chi ha scritto la lettera famigerata? Perché? Come è possibile che tutti si dicano sorpresi di scoprire il problema quando Presidente della Fondazione teatro Regio è il sindaco in persona che presiede il Comitato di indirizzo?<br />
Non sarebbe male che qualcuno spieghi tutti i risvolti di questa vicenda.</p>
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		<title>Assunti il nuovo capo di gabinetto di Appendino e una nuova staffista: costeranno alla Città circa 120mila euro all’anno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Savoldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jul 2018 17:06:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo più volte ricostruito la complessa struttura ed i costi dell’esercito di staffisti che ruotano intorno alla giunta Appendino (Leggi&#8221;Record: altri 3 staffisti per la Giunta Appendino&#8221; ; ricordiamo che il loro costo, nei cinque anni, avrà sfiorato i nove milioni di euro. Poche settimane fa, il 19 giugno, la Giunta ha deliberato l’assunzione di due [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo più volte ricostruito la complessa struttura ed i costi dell’esercito di staffisti che ruotano intorno alla giunta Appendino (Leggi&#8221;<span style="color: #ff0000;"><strong><a style="color: #ff0000;" href="http://www.nuovasocieta.it/record-altri-3-staffisti-la-giunta-appendino/">Record: altri 3 staffisti per la Giunta Appendino</a></strong></span>&#8221; ; ricordiamo che il loro costo, nei cinque anni, avrà sfiorato i <strong>nove milioni di euro</strong>.<br />
Poche settimane fa, il 19 giugno, la Giunta ha deliberato l’assunzione di due nuovi collaboratori di staff. Si tratta di <strong>Mirella Seletto</strong>, classe 1989, un profilo di comunicatrice e web, assunta dalla assessora Pisano pare dopo e in conseguenza dei dissapori con la sindaca circa l’operato del portavoce ufficiale Luca Pasquaretta, al centro delle polemiche per una consulenza extra dal Salone del Libro di cinque mila euro.<br />
<img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-57629" src="http://www.nuovasocieta.it/public/uploads/2018/07/seletto2.jpg" alt="" width="895" height="155" srcset="https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/07/seletto2.jpg 895w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/07/seletto2-300x52.jpg 300w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/07/seletto2-768x133.jpg 768w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/07/seletto2-696x121.jpg 696w" sizes="(max-width: 895px) 100vw, 895px" /><br />
Nel duro scontro che avrebbe visto vincitrice la Pisano, quest’ultima avrebbe ottenuto anche l’autonomia sulla propria comunicazione, a cominciare dal poco gradito San Giovanni “dronizzato”<br />
<img decoding="async" class="size-full wp-image-57630 alignnone" src="http://www.nuovasocieta.it/public/uploads/2018/07/seletto.jpg" alt="" width="362" height="506" srcset="https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/07/seletto.jpg 362w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/07/seletto-215x300.jpg 215w" sizes="(max-width: 362px) 100vw, 362px" /><br />
Il secondo è l’annunciatissimo <strong>Mauro Marinari</strong>: ce ne siamo già occupati in <span style="color: #ff0000;"><strong><a style="color: #ff0000;" href="http://www.nuovasocieta.it/dalla-sconfitta-di-rivalta-alla-sedia-di-capo-di-gabinetto-a-torino-la-lunga-marcia-di-mauro-marinari/">questo articolo .</a></strong></span><br />
E in questo caso la sindaca ha preferito “<em>l’usato sicuro”</em> ripiegando su una risorsa a lei ben nota in quanto ex primo cittadino di Rivalta e dipendente comunale, vicino al Movimento 5 Stelle. Non proprio un profilo da capo di gabinetto, ma certamente d’esperienza, specie nel relazionarsi col movimento e coi tanti malpancisti.<br />
Tuttavia, la Appendino non si è limitata a nominarlo a Capo Gabinetto, ma lo ha <em>“messo in aspettativa”</em> come dipendente e riassunto <strong>con un contratto di staff</strong>, o meglio redatto ai sensi dell&#8217;art. 90 del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267.<br />
Infatti <em>“il Regolamento sull&#8217;ordinamento degli uffici e dei servizi &#8211; o analogo strumento regolamentare &#8211; può prevedere la costituzione di uffici posti alle dirette dipendenze del sindaco, della Giunta o degli Assessori, per l&#8217;esercizio delle funzioni di indirizzo e di controllo loro attribuite dalla legge, costituiti da dipendenti dell&#8217;Ente ovvero da collaboratori assunti con contratto a tempo determinato”</em>.<br />
In pratica Marinari con una procedura legittima, già usata da Chiamparino per il suo più fidato collaboratore, Carlo Bongiovanni, viene <em>“riassunto”</em> come esterno a tempo determinato per poterlo retribuire liberamente.<br />
Un’ultima curiosità: se vi collegate a questo <a href="http://www.comune.torino.it/giunta_comune/intracom/htdocs/2018/2018_02454.pdf"><span style="color: #ff0000;"><strong>link</strong></span>  </a>non si evince il compenso. Esso, infatti, è stato inserito nell’allegato 1 che riportiamo qui sotto (importi al netto dei costi per oneri e contributi).<br />
<img decoding="async" class="size-full wp-image-57631 alignnone" src="http://www.nuovasocieta.it/public/uploads/2018/07/marinari.jpg" alt="" width="895" height="393" srcset="https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/07/marinari.jpg 895w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/07/marinari-300x132.jpg 300w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/07/marinari-768x337.jpg 768w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/07/marinari-696x306.jpg 696w" sizes="(max-width: 895px) 100vw, 895px" /><br />
Regge ancora la narrazione della città che non riesce a stanziare adeguate risorse per le buche, i semafori, le scuole, gli sfalci, ecc. di fronte al questo esercito di collaboratori? Oppure è sempre e solo questione di scelte e di priorità?</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/assunti-il-nuovo-capo-di-gabinetto-di-appendino-e-una-nuova-staffista-costeranno-alla-citta-circa-120mila-euro-allanno/">Assunti il nuovo capo di gabinetto di Appendino e una nuova staffista: costeranno alla Città circa 120mila euro all’anno</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
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		<title>Villaggio Olimpico alla Thyssen: il rischio di una speculazione immobiliare da 300 mila metri quadri</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/villaggio-olimpico-alla-thyssen-il-rischio-di-una-speculazione-immobiliare-da-300-mila-metri-quadri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Savoldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2018 14:36:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Giunta Appendino e la maggioranza Cinque Stelle hanno finalmente presentato il dossier per la candidatura alle Olimpiadi invernali del 2026. Una presentazione preceduta da un lungo e acceso confronto tra i consiglieri dissidenti e contrari alla candidatura e i consiglieri lealisti che hanno scelto – pur lamentando una scarsa condivisione – di stare dalla [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/villaggio-olimpico-alla-thyssen-il-rischio-di-una-speculazione-immobiliare-da-300-mila-metri-quadri/">Villaggio Olimpico alla Thyssen: il rischio di una speculazione immobiliare da 300 mila metri quadri</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Giunta Appendino e la maggioranza Cinque Stelle hanno finalmente presentato il dossier per la candidatura alle <span style="color: #ff0000;"><strong><a style="color: #ff0000;" href="http://www.nuovasocieta.it/olimpiadi-torino-2026-appendino-costeranno-22-miliardi/">Olimpiadi invernali del 2026</a></strong></span>.<br />
Una presentazione preceduta da un lungo e acceso confronto tra i consiglieri dissidenti e contrari alla candidatura e i consiglieri lealisti che hanno scelto – pur lamentando una scarsa condivisione – di stare dalla parte della prima cittadina.<br />
Il <span style="color: #ff0000;"><strong><a style="color: #ff0000;" href="http://www.nuovasocieta.it/ecco-finalmente-il-dossier-per-le-olimpiadi-di-torino-2026/">dossier per la candidatura</a></strong></span> è stato affidato all’architetto <strong>Alberto Sasso</strong>, vicino a Beppe Grillo, e candidato non eletto alle recenti elezioni politiche del marzo 2018. Il suo dossier è stato rivoluzionato dalla maggioranza pentastellata in Sala Rossa che fin da subito ha mal digerito la sua nomina e la relativa consulenza da 50 mila euro.<br />
Tra i punti salienti del dossier c’è l’ubicazione del <strong>Villaggio Olimpico nell’Area Ex ThyssenKrupp</strong>, un’area privata sulla quale è utile fare un po’ di chiarezza.<br />
L’area ha una superficie complessiva di circa 290.000 metri quadrati su cui insiste un ex stabilimento industriale ormai in disuso per tristi vicende. L’area, storicamente a vocazione industriale per la sua vicinanza al fiume Dora, non dialoga con il tessuto cittadino residenziale ed è circondata da alcune barriere infrastrutturali e orografiche.<br />
Si trova infatti circa 12 metri più in basso rispetto alle prime case su via Pianezza, e ha come barriera infrastrutturale la direttrice di corso Regina Margherita. I collegamenti con il resto della città sono attualmente molto scarsi e solo l’attuazione della variante urbanistica su cui insiste l’area potrebbe apportare qualche modifica.<br />
Attualmente l’area è di proprietà di due Società per Azioni:</p>
<ul>
<li>Bonafous Spa&#8221;, società controllata al 100% da CDP Immobiliare Srl, che ha creato una serie di società per VALORIZZARE i propri beni. (<span style="color: #ff0000;"><strong><a style="color: #ff0000;" href="http://www.cdpimmobiliare.it/partecipate/bonafous-spa.html">http://www.cdpimmobiliare.it/partecipate/bonafous-spa.html</a></strong></span>)</li>
<li>Acciai speciali Terni S.p.a.</li>
</ul>
<p>Ci si chiede le ragioni che hanno portato a optare per un’area che ha un forte carattere emozionale, ma che <strong>è totalmente in mano a soggetti privati</strong>.<br />
Cassa Depositi e Prestiti possiede la totalità della Bonafous Spa, che a sua volta possiede poco più della metà dello stabilimento: è a totale partecipazione statale e opera attraverso un’immobiliare che ha il compito di valorizzare (vendere) il proprio patrimonio.<br />
<img decoding="async" class="wp-image-57500 aligncenter" src="http://www.nuovasocieta.it/public/uploads/2018/07/Bonafous.png" alt="" width="656" height="412" srcset="https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/07/Bonafous.png 1864w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/07/Bonafous-300x188.png 300w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/07/Bonafous-1024x643.png 1024w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/07/Bonafous-768x482.png 768w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/07/Bonafous-1536x964.png 1536w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/07/Bonafous-696x437.png 696w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/07/Bonafous-1068x670.png 1068w" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" /><br />
(Fonte: <span style="color: #ff0000;"><strong><a style="color: #ff0000;" href="http://www.cdpimmobiliare.it/includes/immobiliImg/510_broc.pdf">http://www.cdpimmobiliare.it/includes/immobiliImg/510_broc.pdf</a></strong></span>)<br />
L’Acciai speciali Terni S.p.a. possiede la restante parte dell’immobile (con terreno annesso, confinante con corso Regina Margherita).<br />
Questo assetto proprietario fa emergere alcune criticità mai fugate in nessuna delle presentazioni pubbliche del dossier da parte della sindaca Appendino</p>
<ol>
<li>Perché è stata scelta un’area privata di circa 300.000 mq per il villaggio olimpico, che attualmente confina con un’area produttiva e di commercio all’ingrosso?</li>
<li>Qual è la ragione della scelta di un’area di tali dimensioni, a fronte del fatto che il Villaggio dell’Ex Moi costruito per le &#8220;Olimpiadi del 2006&#8221;, e additate da molti come le &#8220;Olimpiadi dello spreco&#8221;, insisteva su un’area di circa 50.000 mq (sei volte più piccola)?</li>
<li>Perché non favorire un’area già di proprietà del Comune di Torino all’interno di un tessuto sedimentato della città, andando a valorizzare un patrimonio esistente?</li>
<li>Costruire sull’area Ex Thyssen necessita di un intervento di bonifica (a seguito di un piano tecnico che stabilisce gli interventi necessari). Qual è l’iter e a quanto ammontano i costi per la bonifica dell’intero ambito?</li>
<li>Il costo della bonifica è a carico del venditore, che deve per l&#8217;appunto proporre un bene in uno stato di agibilità. Spesso i costi di tali interventi ambientali rientrano in una trattativa di compravendita. In questo caso specifico, chi paga il costo di bonifica?</li>
<li>Il dossier di candidatura è stato presentato da un soggetto pubblico che non ha la disponibilità diretta delle aree citate. A che titolo è stato fatto ciò, vi sono delle trattative in corso o dei pre-accordi con le due società o una di queste, che hanno dato un mandato per l’inserimento dei beni di loro proprietà?</li>
<li>È stato stabilito già un prezzo di vendita prima della presentazione del dossier di candidatura, al fine di non innescare un processo di speculazione sui terreni immobiliari?</li>
</ol>
<p>Domande a cui bisognerebbe dare una risposta, in trasparenza, perché non vorremmo che a una crisi industriale si rispondesse con un’operazione di speculazione immobiliare.</p>
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		<title>Dalla sconfitta di Rivalta alla sedia di Capo di Gabinetto a Torino: la lunga marcia di Mauro Marinari</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/dalla-sconfitta-di-rivalta-alla-sedia-di-capo-di-gabinetto-a-torino-la-lunga-marcia-di-mauro-marinari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Savoldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 May 2018 13:24:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La scelta della sindaca Chiara Appendino di affidare a Mauro Marinari il ruolo di nuovo capo di gabinetto della Città di Torino  ha fatto e farà discutere. Ed è una scelta che conferma &#8211; ancora una volta &#8211; come il Movimento Cinque Stelle stia lasciando da parte l&#8217;ortodossia delle origini per lasciare spazio alla realpolitik. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La scelta della sindaca Chiara Appendino di affidare a Mauro Marinari il ruolo di nuovo capo di gabinetto della Città di Torino  ha fatto e farà discutere. Ed è una scelta che conferma &#8211; ancora una volta &#8211; come il Movimento Cinque Stelle stia lasciando da parte l&#8217;ortodossia delle origini per lasciare spazio alla <em>realpolitik</em>. Marinari non è certo un leghista, ma, è bene saperlo, non è neanche un politico di primo pelo. Da dove arriva, dunque, <strong>Mauro Marinari</strong> e soprattutto come ha fatto ad arrivare a sedersi sulla poltrona fino a poco tempo fa occupata dal ben più quotato <strong>Paolo Giordana</strong>?</p>
<blockquote><p>Mauro Marinari è un dipendente della Città. Fa da sempre l&#8217;animatore culturale: prima alla cascina Giaione e, da qualche anno, alla Cascina Roccafranca.</p></blockquote>
<p>Di lui ai piani alti di Palazzo Civico si ricordano soprattutto per un aspro confronto con <strong>Giuseppe Ferrari</strong> quando era titolare del decentramento. Abita a Rivalta di Torino, città di cui è stato sindaco dal 2012 al 2017. Sindaco per soli cinque anni, sconfitto poi quado ha cercato la riconferma poco meno di un anno fa.<br />
Ma il mandato di primo cittadino, a capo di una lista civica &#8220;protogrillina&#8221;, non era la prima esperienza di Marinari che inizia, almeno a Rivalta, nel 1993. Proprio in quell&#8217;anno si candida consigliere nella lista de <em>La Rete</em>, capeggiata da Leoluca Orlando, a sostegno della coalizione che aveva <strong>Nicola de Ruggiero</strong> (colui che lo ha poi sconfitto nel 2017) candidato sindaco.<br />
Dal 1993 al 1997 Marinari è assessore della giunta &#8220;De Ruggiero&#8221;, occupandosi di informazione, comunicazione e trasparenza. Si ricandida nel 1997 come consigliere sempre a sostegno di Nicola de Ruggiero ma questa volta nella lista civica <em>&#8220;Rivalta per l&#8217;Ulivo&#8221;</em> (era il tempo di Romano Prodi) per poi aderire ai Democratici di Sinistra nel 1999.<br />
Arriviamo così al 2002, anno in cui bisogna scegliere il nuovo alfiere del centrosinistra rivaltese dopo i due mandati di Nicola de Ruggiero. I Democratici di Sinistra all&#8217;epoca scelsero di fare le primarie interne tra gli iscritti. Marinari si candidò, ma venne sonoramente sconfitto da <strong>Amalia Neirotti</strong>. Sconfitta che lo convinse ad abbandonare i Democratici di Sinistra in polemica con il gruppo dirigente locale.<br />
Fonda così Rivalta Sotenibile, formazione politica del No a tutto che nel 2007 elegge tre consiglieri e nel 2012 conquista la guida di Rivalta al ballottaggio per una manciata di voti. Nel cinque anni in cui guida Rivalta da primo cittadino chiama nella sua squadra il professore <strong>Guido Montanari</strong>, il teorico dell&#8217;agopuntura urbana &#8211; oggi vice sindaco di Torino &#8211; che sta ridisegnando il piano regolatore del capoluogo piemontese e che non sembra essere particolarmente rimpianto nel suo precedente incarico.</p>
<blockquote><p>A Rivalta non sono molti coloro che ricordano e rimpiangono l&#8217;epoca Marinari.</p></blockquote>
<p>L&#8217;amministrazione ha concentrato i propri sforzi sulle battaglie <strong>No Tav</strong> e <strong>No Inc</strong> (salvo accomodarsi al tavolo delle compensazioni). In quegli anni l&#8217;impressione diffusa è che Rivalta si fosse trasformata da città della corona torinese nell&#8217;ultimo comune della Valle di Susa.<br />
Ma cinque anni sono lunghi da far trascorre. E quindi ecco che Marinari concentra la sua attività da primo cittadino sul volontariato civico e sul bilancio partecipato. A Rivalta in quegli anni proliferavano i manifesti in cui si chiedeva di contribuire a progettare opere pubbliche &#8211; per la maggior parte non realizzate &#8211; e ad aiutare l&#8217;amministrazione a manutenere giardini e beni pubblici.<br />
Mentre ci si impegnava in attività di partecipazione, le strade venivano asfaltate poco, il centro storico si spopolava di iniziative, molti negozi abbassavano le serrande e chiude persino il bar storico della piazza.<br />
Qualche giorno fa in un bar rivaltese così veniva commentava la notizia: &#8220;<em>Manca solo Gianna Demasi </em>(ex assessore alla cultura di Rivalta, ndr)<em> e il tridente è completo</em>&#8220;. Viste le turbolenze che hanno accompagnato il mondo della cultura in questi due anni non è detto che Appendino non ci stia pensando.</p>
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		<item>
		<title>Il Bilancio del Comune? “Assemblato” a Torino, ma un pezzetto ora si fa a San Marino</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/bilancio-del-comune-assemblato-torino-un-pezzetto-ora-si-san-marino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Savoldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 May 2018 07:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A prima vista, potrebbe sembrare una provocazione. E invece è proprio così: a partire da aprile 2018 una parte importante del Bilancio Consuntivo del Comune di Torino si preparerà tramite una società esterna, con sede a San Marino. Con la determina n. 18 del 27 Aprile 2018 la Ragioneria comunale (il dottor Giancarlo Pastrone) ha [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A prima vista, potrebbe sembrare una provocazione. E invece è proprio così: a partire <strong>da aprile 2018</strong> una parte importante del Bilancio Consuntivo del Comune di Torino si preparerà tramite una società esterna, <strong>con sede a San Marino</strong>.<br />
Con la determina<strong> n. 18 del 27 Aprile 2018</strong> la Ragioneria comunale (il dottor <strong>Giancarlo Pastrone)</strong> ha deliberato l’acquisto di servizi dalla società<strong> GIES s.r.l</strong>., una società con sede a San Marino che fornisce servizi agli enti locali. L’oggetto della consulenza è <strong>l’analisi</strong> e <strong>l’integrazione</strong> dei (dati finanziari) con i dati extracontabili necessari (inventario, ammortamenti, ratei, risconti, ecc.) e la creazione di stato patrimoniale e conto economico.<br />
<img decoding="async" class="size-full wp-image-55998 aligncenter" src="http://www.nuovasocieta.it/public/uploads/2018/05/det-smarino.jpg" alt="" width="602" height="288" srcset="https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/05/det-smarino.jpg 602w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/05/det-smarino-300x144.jpg 300w" sizes="(max-width: 602px) 100vw, 602px" /><br />
La prima constatazione che lascia di stucco è che la determina, come detto, è del <strong>27 aprile</strong>. La scadenza di legge del rendiconto per l’approvazione in consiglio comunale è il <strong>30 aprile</strong>. Possibile che in Comune siano così tanto malmessi da arrivare sotto scadenza per accorgersi di <strong>non essere in grado</strong> di concludere il rendiconto?<br />
E poi, magicamente, la Giunta approva il rendiconto<strong> venerdì 12 maggio</strong>, nemmeno 15 giorni dopo. C&#8217;è da complimentarsi con questi consulenti, visto che in due settimane hanno fatto quello che la struttura non ha fatto in quattro mesi. O forse ci stavano già lavorando? Interrogativi che restano senza risposta.<br />
Insomma, si tratta di <strong>procedure che il quarto Comune d’Italia dovrebbe sviluppare internamente e con il CSI</strong>, pur se nuove e introdotte dall’armonizzazione contabile. Anche perché c’è stato il potenziamento degli uffici della Ragioneria con l’arrivo di una nuova dirigente, a fine 2017, dal Comune di <strong>Venaria Reale</strong>, amministrato come Torino dai Cinque Stelle: la dottoressa <strong>Elena Brunetto</strong>.<br />
E così si spendono<strong> più di 10.000 euro</strong> (oltre al nuovo stipendio della dirigente) per redigere dei documenti ordinari di Bilancio e approvare (in ritardo di oltre un mese)<strong> il rendiconto 2017</strong> del Comune. Strano approccio per una amministrazione che aveva promesso <strong>la valorizzazione di risorse interne</strong>.<br />
Questo “acquisto” è stato realizzato in acquisto diretto (in quanto sotto soglia) tramite la piattaforma <strong>MEPA</strong>. Ma pur sempre di acquisto diretto si tratta.<br />
A ben vedere, non è la prima volta che la GIES s.r.l., <strong>ottiene commesse nel torinese. </strong><br />
Alcuni precedenti: a Venaria, <strong>nel 2012</strong>, quando proprio Elena Brunetto, allora direttore finanziario, utilizzò i servizi della Gies s.r.l. sempre in affidamento diretto. Furono 16.000 euro (LEGGI <span style="color: #ff0000;"><strong><a style="color: #ff0000;" href="http://images.comune.venariareale.to.it/f/bandi/20/2012_bandiAvcppdf.pdf">QUI</a></strong></span>)<br />
<img decoding="async" class="size-full wp-image-55999 aligncenter" src="http://www.nuovasocieta.it/public/uploads/2018/05/unnamed.jpg" alt="" width="1074" height="50" srcset="https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/05/unnamed.jpg 1074w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/05/unnamed-300x14.jpg 300w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/05/unnamed-1024x48.jpg 1024w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/05/unnamed-768x36.jpg 768w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/05/unnamed-696x32.jpg 696w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/05/unnamed-1068x50.jpg 1068w" sizes="(max-width: 1074px) 100vw, 1074px" /><br />
Ma anche negli anni successivi, sempre a Venaria Reale, la Gies s.r.l. è stata presente, anche se in altre forme. Ad esempio nel <strong>2016 partecipa all’organizzazione di un convegno</strong>, il <em>&#8220;Babylon Tour&#8221;,</em> con la partnership della <strong>Bisanzio Consulting s.r.l. </strong><br />
Un&#8217;iniziativa mirata ad approfondire il tema della contabilità economico-patrimoniale in base alla nuova normativa e per illustrarne &#8220;dinamiche, innovazioni ed effetti sulla Pubblica Amministrazione&#8221;. Relatrice, Elena Brunetto, che al tempo era Dirigente Settore Risorse Economiche e Finanziarie per il Comune di Venaria Reale. (LEGGI <strong><span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="http://www.bisanzioconsulting.it/event/babylon-tour-venaria-reale/">QUI</a></span></strong>).<br />
<img decoding="async" class="size-full wp-image-56000 aligncenter" src="http://www.nuovasocieta.it/public/uploads/2018/05/gies1.jpg" alt="" width="962" height="230" srcset="https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/05/gies1.jpg 962w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/05/gies1-300x72.jpg 300w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/05/gies1-768x184.jpg 768w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/05/gies1-696x166.jpg 696w" sizes="(max-width: 962px) 100vw, 962px" /><br />
Insomma, sembra che lo <em>“sbarco”</em>  sotto la Mole della dirigente abbia comportato anche una maggiore propensione ad acquistare servizi dall’esterno ed aumentare così la spesa di funzionamento, mentre su mense scolastiche e strade l’amministrazione Appendino piange miseria, con risultati sotto gli occhi di tutti. Fare il nuovo bilancio costerà ai contribuenti una cifra vicina ai 100.000 euro in più del precedente, tra forniture e nuovo stipendio.<br />
Ma era proprio necessario rivolgersi al mercato? O si tratta di una sindrome da provincialismo amministrativo che sta contagiando anche il capoluogo?<br />
&nbsp;</p>
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		<title>Il Comune paga poco e male. Triplicato il tempo medio di pagamento dei fornitori</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/comune-paga-poco-male-triplicato-tempo-medio-pagamento-dei-fornitori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Savoldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 May 2018 08:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A sentir l’ottimista assessore Sergio Rolando, intervenuto alla presentazione dell’ultimo Bilancio del Comune, quello del 2018, i conti del Comune non destano preoccupazione. L’ottimismo, si sa, è contagioso in chi governa: persino l’ultimo rapporto Rota ha ammonito circa la tendenza della politica ad autocelebrarsi. Eppure, solo qualche settimana fa la Giunta pentastellata era ricorsa ad [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A sentir l’ottimista assessore Sergio Rolando, intervenuto alla presentazione dell’ultimo Bilancio del Comune, quello del 2018, i conti del Comune non destano preoccupazione. L’ottimismo, si sa, è contagioso in chi governa: persino l’ultimo rapporto Rota ha ammonito circa la tendenza della politica ad autocelebrarsi.<br />
Eppure, solo qualche settimana fa la Giunta pentastellata era ricorsa ad un accordo straordinario con il gruppo IREN per dilazionare in più anni (lasciandoli così ai posteri) i debiti per le fatture dei servizi di manutenzione e nettezza urbana maturati tra il 2016 e il 2017. Non debiti “vecchi” dunque, ma <strong>maturati già sotto l’amministrazione Appendino</strong>. E si parla di centinaia di milioni di euro.<br />
Ma la conferma che la gestione Cinque Stelle dei conti si stia delineando come molto fumo e poco arrosto arriva da un dato ufficiale pubblicato pochi giorni fa sul sito &#8220;Amministrazione trasparente&#8221; del Comune: nel primo trimestre del 2018 i tempi medi di pagamento in giorno ha superato i cento giorni. Esattamente 103 giorni . Il dato è inedito. (Leggi <strong><span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="http://www.comune.torino.it/amministrazionetrasparente/bm~doc/indice_pag_i_trim_2018.pdf">qui</a></span></strong>)<br />
E sul sito della città è possibile anche vederne l’andamento nel tempo.<br />
Erano 56 giorni al primo trimestre 2017, 33 giorni al primo trimestre 2016 e 34 giorni al primo trimestre 2015. Insomma, se le politiche per recuperare margini di cassa erano il fulcro delle manovre della Giunta pentastellata, è possibile metterne in discussione l’efficacia. La media di tutto il 2017 è stata 81 giorni.<br />
<img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-55594" src="http://www.nuovasocieta.it/public/uploads/2018/05/TEMPI-PAGAMENTO.jpg" alt="" width="710" height="301" srcset="https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/05/TEMPI-PAGAMENTO.jpg 710w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/05/TEMPI-PAGAMENTO-300x127.jpg 300w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/05/TEMPI-PAGAMENTO-696x295.jpg 696w" sizes="(max-width: 710px) 100vw, 710px" /><br />
Ad aggravare il tutto, una piccola nota a margine: il dato in giorni rappresenta il ritardo (in giorni, appunto) sulla scadenza ordinaria della fattura in pagamento. E in questo vengono considerate solo le fatture scadute e effettivamente pagate entro il trimestre. Non vengono considerate tutte le fatture scadute ma non ancora effettivamente pagate che restano invece nel <span style="color: #ff0000;"><strong><a style="color: #ff0000;" href="http://www.nuovasocieta.it/piano-di-rientro-di-appendino-per-migliorare-la-cassa-basta-non-pagare/">debito generale</a></strong></span>.<br />
Insomma, se il risanamento passa attraverso il rinvio dei debiti (<span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="http://www.nuovasocieta.it/altre-spese-rinviate-al-futuro-ora-rolando-lascia-ai-posteri-anche-da-pagare-i-mutui-del-comune/"><strong>Gtt e i Mutui cassa depositi rinegoziati</strong>  </a></span>) e il non pagare i fornitori, è lecito dubitare che la strada intrapresa sia fruttuosa per la Città, o come si ama dire, nell’interesse dei torinesi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/comune-paga-poco-male-triplicato-tempo-medio-pagamento-dei-fornitori/">Il Comune paga poco e male. Triplicato il tempo medio di pagamento dei fornitori</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
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		<item>
		<title>Concerto del 25 aprile, il Comune e i fantasmi di piazza San Carlo</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/concerto-del-25-aprile-il-comune-e-i-fantasmi-di-piazza-san-carlo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Savoldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 May 2018 13:09:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una piazza piena in un pomeriggio assolato. Il centro di Torino, città medaglia d&#8217;oro per la Resistenza, che balla e canta al ritmo del combat folk dei Modena City Ramblers. Note di liberazione e di gioia per una città che vuole anche dimenticare gli incidenti di piazza San Carlo e di piazza Santa Giulia avvenuti [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una piazza piena in un pomeriggio assolato. Il centro di Torino, città medaglia d&#8217;oro per la Resistenza, che balla e canta al ritmo del combat folk dei Modena City Ramblers. Note di liberazione e di gioia per una città che vuole anche dimenticare gli incidenti di <strong>piazza San Carlo</strong> e di <strong>piazza Santa Giulia</strong> avvenuti meno di un anno fa e riprendersi i suoi spazi pubblici. Tutto liscio? Se il concerto da un punto di vista musicale è stato un successo,<strong> emergono nuove e pesanti ombre sull&#8217;iter organizzativo</strong>. Un iter organizzativo ancora una volta raffazzonato e gestito in emergenza dal Comune.<br />
Nuova Società l&#8217;ha ricostruito nel dettaglio:</p>
<ul>
<li>La scelta di <strong>piazza Arbarello</strong> è avvenuta a seguito di un sopralluogo fatto il <strong>2 marzo</strong> alla presenza degli organizzatori, il Polo del 900, di un <strong>libero professionista</strong> che per loro conto ha poi predisposto successivamente le pratiche ed il piano sicurezza, di <strong>un funzionario competente della Città di Torino</strong> e <strong>di funzionari del Consiglio Regionale</strong>, finanziatore dell&#8217;evento.</li>
<li>In seguito al sopralluogo in piazza Arbarello si è tenuta una nuova riunione organizzativa il <strong>27 marzo</strong> e in quella occasione <strong>è stata confermata</strong> la scelta della location per il concerto. Il Polo del 900 si è quindi occupato degli aspetti organizzativi e delle pratiche burocratiche avvalendosi di professionisti che hanno curato: la stipula dei contratti con i fornitori, la gestione della promozione, il permesso SIAE e la gestione della documentazione tecnica da presentare al Comune.</li>
<li>Il <strong>6 aprile</strong> il Polo del 900 ha presentato al Comune la richiesta di occupazione del suolo pubblico per piazza Arbarello.</li>
<li>Il <strong>19 aprile</strong> il Comune, dopo <strong>13 giorni di istruttoria</strong>, approva la richiesta del Polo del 900 e concede piazza Arbarello.</li>
<li>Passano altri cinque giorni e il <strong>24 aprile</strong> accade &#8220;l&#8217;imprevedibile&#8221;. Il Comune, su impulso della Prefettura, <strong>revoca la concessione</strong> di piazza Arbarello. La comunicazione di revoca arriva agli organizzatori <strong>alle 14:30 del giorno prima del concerto</strong> con le seguenti motivazioni: <em>«considerate le ragioni di Pubblica Sicurezza collegate all&#8217;impossibilità di bonificare il parcheggio sottostante l&#8217;area oggetto dell&#8217;evento espresse dagli uffici della Prefettura e della Questura di Torino in sede di Comitato per l&#8217;Ordine e la Sicurezza Pubblica in data 24 aprile 2018».</em>A questo punto gli organizzatori sono sul punto di far saltare l&#8217;evento, nonostante si faccia largo l&#8217;ipotesi di spostare il concerto in <strong>piazza Castello</strong>. Il processo di autorizzazione di piazza Arbarello, del resto, è durato, come detto, 13 giorni e ha previsto un passaggio in<strong> Commissione Provinciale per l&#8217;Ordine e la Sicurezza. </strong>La situazione di <em>impasse</em> è, però, superata grazie agli <em>“incoraggiamenti informali”</em> della Prefettura e del Comune a presentare tutta la documentazione necessaria ad un cambio di location sul filo di lana. Così, nell&#8217;arco di un pomeriggio, i professionisti selezionati dal Polo del 900 presentano <strong>una nuova richiesta di occupazione di suolo pubblico</strong> e gli operai utilizzano le ore notturne per effettuare il trasferimento di tutte le strumentazioni.</li>
<li>Siamo al <strong>25 aprile</strong>. Il documento che autorizza la manifestazione <strong>è consegnato via mail agli organizzatori </strong>impegnati nel montaggio direttamente in piazza Castello. Ha <strong>data 24 aprile</strong>, modifica l&#8217;atto di revoca e da conto della <em>«nuova richiesta di occupazione con palco, pagoda, e servizi igienici in Piazza Castello». </em>Una curiosità: come l&#8217;atto precedente, <strong>non è firmato dal dirigente che si occupa del suolo pubblico</strong>, ma da una sua collega che si occupa dell&#8217;imposta di soggiorno. È lei che firma al suo posto.</li>
</ul>
<p>L&#8217;evento è un successo: la piazza si riempie e finisce per contare <strong>dieci mila person</strong>e, nonostante il piano di sicurezza predisposto immaginasse<strong> un afflusso di massimo cinque mila persone</strong>. Grazie alla professionalità degli organizzatori e delle forze dell&#8217;ordine, l&#8217;evento si conclude nel migliore dei modi. A vegliare sulla piazza gremita c&#8217;è un servizio di steward arricchito dalla presenza di dieci addetti con certificazione antincendio, cinque squadre di addetti e due ambulanze per il primo soccorso e quindici volontari.<br />
Alla prima grande manifestazione di piazza a Torino dopo<strong> la drammatica notte del 3 giugno 2017</strong> a piazza San Carlo, cittadini, organizzatori, forze dell’ordine hanno dato prova di serietà, professionalità e civiltà facendo in modo che l’evento si volgesse regolarmente e con grande successo.</p>
<blockquote><p>Eppure, a guardare sotto la superficie, l&#8217;amministrazione continua a commettere gli stessi errori affrontando l&#8217;iter autorizzativo con superficialità disarmante.</p></blockquote>
<p>La sindaca <strong>Chiara Appendino</strong> ha detto durante l&#8217;interrogatorio in Procura, sui fatti di piazza San Carlo, connesso all&#8217;iter anomalo seguito per la concessione del 3 giugno che «<em>il termine dei 40 giorni per la concessione delle piazze auliche non è mai stato ritenuto tassativo». </em>Alla luce di queste dichiarazioni è lecito chiedersi se il termine stabilito dal regolamento comunale sia così <em>poco tassativo</em> da poter essere contratto <strong>da 40 giorni a 12 ore</strong> e se<strong> in 12 ore sia stato possibile valutare nel dettaglio il piano di sicurezza</strong> e approntare tutte le misure previste dalla circolare Morcone-Gabrielli, come è avvenuto per il concerto del 25 aprile.<br />
<img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-55559" src="http://www.nuovasocieta.it/public/uploads/2018/05/piazzacastello.jpg" alt="" width="1600" height="358" srcset="https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/05/piazzacastello.jpg 1600w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/05/piazzacastello-300x67.jpg 300w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/05/piazzacastello-1024x229.jpg 1024w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/05/piazzacastello-768x172.jpg 768w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/05/piazzacastello-1536x344.jpg 1536w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/05/piazzacastello-696x156.jpg 696w, https://nuovasocieta.it/wp-content/uploads/2018/05/piazzacastello-1068x239.jpg 1068w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://nuovasocieta.it/concerto-del-25-aprile-il-comune-e-i-fantasmi-di-piazza-san-carlo/">Concerto del 25 aprile, il Comune e i fantasmi di piazza San Carlo</a> proviene da <a href="https://nuovasocieta.it">Nuova Società</a>.</p>
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		<title>Bilancio 2018: nessun risanamento, solo il rispetto (a stento) delle nuove norme</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/bilancio-2018-nessun-risanamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Savoldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Apr 2018 08:57:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ha usato una frase di Winston Churchill, tornato di moda grazie alle ultime pellicole cinematografiche, l’assessore al Bilancio Sergio Rolando per concludere la sua relazione: “Se apriamo una lite tra il presente e il passato rischiamo di perdere il futuro”. Conciliante, come è apparsa la sua presentazione del Bilancio 2018 ieri in Sala Rossa. Toni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ha usato una frase di Winston Churchill, tornato di moda grazie alle ultime pellicole cinematografiche, l’assessore al Bilancio <strong>Sergio Rolando</strong> per concludere la sua relazione: “<em>Se apriamo una lite tra il presente e il passato rischiamo di perdere il futuro</em>”. Conciliante, come è apparsa la sua presentazione del Bilancio 2018 ieri in Sala Rossa. Toni diversi dal passato. Non siamo ancora allo “<em>Scurdámmoce &#8216;o ppassato</em>”, ma c’è mancato veramente poco. Un cambio di rotta che non è passato in sordina. Anzi. Nuove strategie della maggioranza? Presto per capirlo.</p>
<h2>Se il piano di rientro non è altro che il &#8220;Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità&#8221;</h2>
<p>Ma veniamo all&#8217;analisi del bilancio presentato dalla Giunta 5 Stelle. Come annunciato da Nuovasocietà, il Municipio ha approvato il bilancio 2018/2020 proprio <strong><a href="http://www.nuovasocieta.it/quel-bilancio-approvato-nel-tardo-pomeriggio-di-un-venerdi-pre-elettorale/"><span style="color: #ff0000;">alla vigilia del turno elettorale nazionale</span></a></strong>. Allora la manovra finanziaria era presentata così:<br />
<em>“Una riduzione di 24 milioni di euro rispetto all’ultimo dato consolidato, quello del Rendiconto 2016”. “A proposito delle scelte nella redazione del Bilancio legate al Piano finalizzato a eliminare gli squilibri nei conti dell’ente, le più rilevanti riguardano il Fondo crediti dubbia esigibilità”. </em><em>“Come già previsto dal Piano di interventi per il riequilibrio finanziario dell’ente, saranno attivate entrate straordinarie derivanti dalla dismissione di immobili e di partecipazioni azionarie, in ossequio alla normativa vigente in materia di riordino delle partecipazioni. Inoltre, nel previsionale è stato inserito uno stanziamento correlato alla sentenza della Corte d’Appello di Torino sui trasferimenti dallo Stato ai Comuni in tema di immobili di categoria D. Sulla base di tale sentenza lo Stato dovrà corrispondere alla Città di Torino l’importo di 14,5 milioni di euro, oltre agli interessi legali, per integrare i trasferimenti relativi alle annualità 2002/2010.”</em><br />
Il bilancio pareggia a 1.362 milioni di euro (fonte i dati di sintesi ufficiali). Tale numero è in realtà leggermente in aumento rispetto al 2017 (era 1.323 milioni). Come è stato possibile, quindi, dichiarare virtuosamente un calo della spesa? Occorre partire dal comunicato stampa ufficiale <strong>che confonde un non meglio precisato “piano” con il Fondo crediti dubbia esigibilità (FCDDE) </strong>(vedi approfondimento). Sta proprio qui l’origine di un equivoco che ha portato l’Amministrazione ad intestarsi un risanamento che non solo non sta avvenendo, ma che sta portando il Comune dritto contro un iceberg.</p>
<h2>Il bilancio 2018: lo schema delle entrate</h2>
<p>In <strong>ENTRATA</strong> innazitutto ancora una volta si abusa di poste una tantum o non ripetitive:</p>
<ul>
<li>97 milioni di multe, in minima parte incassate;</li>
<li>42 milioni (+5mln su 2017) di recupero imposte anni precedenti, il cui incasso non supera il 15% del previsto;</li>
<li>9 milioni di canoni strisce blu (+2 sul 2017);</li>
<li>51 milioni di dividendi di cui oltre 22 da operazioni straordinarie di IREN (Leggi <a href="http://www.nuovasocieta.it/saccheggio-della-finanziaria-citta-torino-iren-passa-risanamento/"><span style="color: #ff0000;"><strong>qui</strong></span></a>)</li>
<li>21 milioni di oneri di urbanizzazione in parte corrente;</li>
<li>14,5 milioni di arretrati Imu dallo Stato per aver vinto il ricorso (promosso da Fassino) nel 2012 sull’errato calcolo dell’Imu;</li>
</ul>
<p>Come l’anno scorso, il pareggio dipende ancora da<strong> oltre 200 milioni di entrate non ricorrenti</strong>. E, cosa molto più grave per un Comune in anticipazione di tesoreria, sono entrate che certamente in gran parte non verranno riscosse. Infatti l’andamento della tesoreria comunale è sempre più grave.</p>
<h2>Il bilancio 2018: lo schema delle uscite</h2>
<p>In <strong>USCITA</strong> da un lato <strong>si tagliano il welfare e la cultura</strong> per 3 milioni e dall’altro si incrementa lo stanziamento dell’FCDDE di 20 milioni così come la legge impone. Infatti, quando Appendino parla di tagli di spesa per circa 20 milioni all’anno, 80 in 4 anni, si riferisce soltanto all’adempimento alla norma sull’FCDDE: <strong>mero rispetto della legge e non un piano straordinario</strong> o qualche straordinario sforzo di risanamento.<br />
Se aggiungiamo le economie sul <strong>personale</strong> (da circa 6 anni vanno mediamente in pensione 600/800 dipendenti senza sostituzione per oltre 18 milioni di rispariamo) si constata che il bilancio 2018 è costruito senza nessuna scelta di fondo, ma solo per sopravvivenza e adempimento di legge. Il taglio nel bilancio 2018 per le <strong>spese di welfare riguardo al trasporto disabili</strong> è stato molto salato e la spesa è stata tagliata di 264.000 euro, ovvero del 5% in un solo anno.</p>
<h2>Lo scenario grigio dei prossimi anni</h2>
<p>Se guardiamo ai prossimi anni, invece, scopriremo che le linee di indirizzo politico colpiranno proprio in modo più pesante <strong>il sociale, la scuola, l’ambiente e le circoscrizion</strong>i. Molto meno le partecipate, il personale, e il funzionamento della macchina comunale. Circa il debito, il 2018 non prevede <strong>nessun intervento straordinario di riduzione</strong>, a conferma che le dismissioni vengono usate per pareggiare la spesa corrente. E sul fronte degli <strong>investimenti</strong>, siamo al minimo storico: la carenza di risorse “esterne” unite al fatto che usando le alienazioni in parte corrente si depaupera l’ente senza reinvestire, nel 2018 si tocca il fondo. 50 milioni in tutto, quando solo per le strade (a pezzi) ce ne vorrebbero una ventina.<br />
Il quadro non è dunque confortante. I conti della città, si sa sono complessi e appesantiti dal debito degli straordinari investimenti olimpici, ma oltre la cortina fumogena fatta di propaganda e promesse, si cela un periodo oscuro fatto di non –scelte e di rinvii di una Giunta confusa.</p>
<h2>Approfondimento. FCDDE cos&#8217;è e perchè non va confuso con il &#8220;piano di rientro&#8221;</h2>
<p>Il dibattito in Sala Rossa si è concentrato sul cosiddetto &#8220;piano di rientro&#8221;. Sia il consigliere <strong>Tresso</strong> che il consigliere <strong>Morano</strong> hanno però fatto notare che il piano di rientro tanto decantato altro non sia che l&#8217;adempimento per legge dell&#8217;FCDDE. Di cosa si tratta, dunque?<br />
Il fondo crediti dubbia esigibilità o FCDDE è una posta di bilancio che si iscrive nella spesa, anche se esso non viene effettivamente “speso”. E’ un valore matematico che serve ad avvicinare il valore delle entrate incassate effettivamente a quello delle spese pagate effettivamente. In altre parole, se un comune non incassa tutte le sue entrate, l’FCDDE serve a “compensare” (comprimendo la spesa) tale minor cassa. L’FCDDE è stato introdotto obbligatoriamente per tutti i Comuni italiani a partire dal 2015, e quindi esso non è correlato ad alcun piano straordinario.</p>
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		<title>Bilancio 2018: se è Gtt ad aiutare il Comune e non viceversa</title>
		<link>https://nuovasocieta.it/bilancio-2018-gtt-comune/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Savoldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Apr 2018 07:05:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A poche ore dall’avvio del dibattito in aula sul Bilancio 2018 del Comune di Torino, emergono nuove indicazioni sui rapporti economici tra le società di trasporto (Gtt e Infrato) e il socio, ovvero la Città di Tornio attraverso la propria finanziaria FCT. Ci siamo già occupati di FCT e del fatto che il suo ultimo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A poche ore dall’avvio del dibattito in aula sul Bilancio 2018 del Comune di Torino, emergono nuove indicazioni sui rapporti economici tra le società di trasporto (Gtt e Infrato) e il socio, ovvero la Città di Tornio attraverso la propria finanziaria FCT. <strong><span style="color: #ff0000"><a style="color: #ff0000" href="http://nuovasocieta.it/dai-revisori-pwc-un-altro-schiaffo-al-comune-no-al-bilancio-fct/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ci siamo già occupati di FCT</a> </span></strong>e del fatto che il suo ultimo bilancio non abbia avuto parere favorevole da parte della società di revisione esterna proprio per la difficoltà di rilevare esattamente il valore della partecipazione della stessa, a causa della difficile situazione finanziaria di Gtt stessa.<br />
A tutt’oggi, infatti, GTT ha approvato il bilancio 2016 solo in Consiglio di Amministrazione (il socio FCT\Comune non l’ha approvato in assemblea) e non si conoscono ancora i tempi dell’approvazione del bilancio 2017, il cui termine ordinario di legge scade al 30 aprile: ritardi che, uno sull’altro, rendono sempre più complicato non perdere il bandolo della matassa dei rapporti tra Comune, Regione Piemonte, Agenzia dei trasporti e Gtt stessa.</p>
<h2>I rapporti finanziari tra Città di Torino e Gtt</h2>
<p>A questo quadro a tinte fosche occorre aggiungere un tassello emerso tra le pieghe del documento contabile del Comune per il 2018 preparato dall’assessore Sergio Rolando. Nel bilancio 2018 vi sono alcune indicazioni contraddittorie sulle società di trasporto che saranno probabilmente al centro del confronto tra maggioranza e opposizione durante la discussione in Sala Rossa. E&#8217; utile ricordare<span style="color: #ff0000"> <a style="color: #ff0000" href="http://www.nuovasocieta.it/dentro-la-crisi-del-trasporto-pubblico-torinese-perche-gtt-ancora-non-ha-approvato-il-bilancio-2016/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>che le due principali voci di “relazione” che esistono tra il Comune e Gtt</strong></a> </span>sono (in entrata) i canoni per lo sfruttamento dei parcheggi in superficie e (in uscita) il rimborso dell’investimento per l’acquisto delle motrici della linea 4. Parliamo di circa 7,6 milioni per i canoni e circa 7 milioni in spesa per il contributo all’acquisto delle motrici. Anche i rapporti tra Città di Torino e Infrato i rapporti economici sono rilevanti. Infatti il Comune rimborsa alla società l&#8217;investimento per la metropolitana al ritmo di 23 milioni all&#8217;anno. Dal 2006 fino al 2013 la Città ha rimborsato regolarmente la quota, ma a partire dal 2014 <span style="color: #ff0000"><strong>p<a style="color: #ff0000" href="http://www.nuovasocieta.it/appendino-e-rolando-si-arrendono-al-via-le-rinegoziazioni-dei-mutui-gtt-e-infrato-e-nessun-debito-fuori-bilancio/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">rima Fassino (nel 2014 e nel 2015) e poi Appendino (nel 2016 e nel 2017) hanno finanziato solo in parte la rata annuale</a></strong></span>.</p>
<h2>Nel bilancio 2018 il comune non ha stanziato le risorse promesse a Gtt</h2>
<p>Nel 2018, quindi, il Comune dovrebbe rilevare tra le uscite 31 milioni (7 di GTT e 24 di Infrato) per gli investimenti quota 2018, e quasi 7 milioni per il rientro delle quote non versate negli anni precedenti per un totale di 37,8 milioni di euro. Così recitava infatti il comunicato ufficiale diffuso dall’Assessorato al Bilancio l’estate scorsa: “<em>Per estinguerli Palazzo Civico ha individuato di pagare nel 2017 gli importi già stanziati a bilancio (18 milioni e 852 mila euro per InfraTo e 3,5 milioni di euro per Gtt) e, ogni anno a partire dal 2018,  2,6 milioni di euro a Gtt e 3,8 milioni di euro a InfraTo. In questo modo verrà risolta la questione sui debiti con le due partecipat</em>e..<strong><a href="http://www.comune.torino.it/ucstampa/2017/article_595.shtml" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em><span style="color: #ff0000">(leggi il resto del comunicato)</span></em></a></strong>”.<br />
Cosa non torna? Se già nel 2017 &#8211; il dato è definitivo &#8211; sono stati stanziati “solo” 3,5 milioni per Gtt e 18,8 per Infrato, nel 2018, nonostante le roboanti dichiarazioni sul percorso di risanamento intrapreso, risultano stanziati in tutto solo 6 milioni per Gtt e 13,5 per Infrato.</p>
<blockquote><p>Invece dei 38 milioni promessi in conferenza stampa, alla pericolante Gtt arriveranno solo 19,5 milioni di euro. Delle due l’una: o non è stata stanziata la quota 2018, o non è stato stanziato il rientro.</p></blockquote>
<p>E’ prevista forse una rinegoziazione e con conseguente allungamento del debito? E’possibile, ma sarebbe un bel danno per Gtt e un forte rallentamento per il rientro dai debiti. Un anno fa, infatti, la Giunta Appendino aveva affermato di aver risolto i problemi finanziari con Gtt e Infrato avviando il piano di rientro che a distanza di neanche 12 mesi sembra già arenarsi. Se <u>così fosse, si starebbero solo allungando i tempi di rimborso sine die</u> lasciando ai posteri la maggior parte del debito. Un film già visto: risanamento solo a parole e continuo rinvio dei problemi.<br />
Ritorna alla mente il dibattito consigliare del luglio 2017 tra il capogruppo dem Lo Russo e l&#8217;assessore Rolando, quando insistentemente fu chiesto a quanto ammontassero gli stanziamenti Gtt e Infrato e l&#8217;amministrazione si nascose dietro un imbarazzante silenzio per non dare risposta puntuale. Evidentemente Rolando già temeva di non poter onorare l&#8217;impegno preso.</p>
<h2>Nel bilancio 2018 il comune iscrive più soldi in entrata dalle strisce blu, ma aveva promesso di fare l&#8217;opposto</h2>
<p>Il dato che, tuttavia, lascia più da pensare, è nella parte corrente del Biancio (in entrata). Tutti ricordano che tra i magri “contributi” che la Città mise sul piatto delle trattative con la Regione Piemonte per salvare Gtt ci fu <u>la rinuncia a riscuotere parte consistente dei canoni parcheggi</u>. Eppure &#8211; incredibile ma vero &#8211; nel Bilancio del Comune, in entrata, quei canoni passano da 7,6 milioni del 2017 a 9 milioni del 2018. Avete letto bene: anziché diminuire, aumentano di 1,4 milioni.<br />
Si è forse dilazionato solo l&#8217;incasso? E con che criterio? Se così fosse la giunta si sarebbe comportata all&#8217;esatto contrario della vicenda Ream. Allora per uscire dalle sabbie mobili di una si è invocato il principio contabile della competenza finanziaria potenziata (l&#8217;esigibilità di una rata si iscrive a bilancio alla sua scadenza) oggi, invece, i canoni si iscrivono per intero e subito. A Palazzo Civico sembra vigere una libertà interpretativa di comodo: la competenza potenziata si applica solo in spesa (per rinviarla) e non in entrata (per incassare prima).</p>
<h2>Il silenzio di Ceresa e la &#8220;bulimia di entrate&#8221; di Lapietra</h2>
<p>Che Gtt non navighi in buone acque lo sanno pure i sassi. Le amministrazioni di centro-sinistra non hanno scelto la via della privatizzazione della società quando le risorse statali si sono via via affievolite e hanno contribuito a creare la situazione di difficoltà attuale.</p>
<blockquote><p>Tuttavia è innegabile che l&#8217;amministrazione Appendino abbia agito tardi e male: il piano di rientro &#8211; approvato dopo un estenuante tira e molla con la Regione e annunciato come salvifico &#8211; non è di fatto attuato, come non si è agito in alcun modo per sostituire una governance al centro di più di una inchiesta da parte della magistratura.</p></blockquote>
<p><strong>Walter Ceresa</strong>, l&#8217;amministratore delegato scelto da <strong>Piero Fassino</strong> che guida tutt&#8217;oggi l&#8217;azienda, dopo essersi &#8220;beccato&#8221; pubblicamente con l&#8217;ex assessore ai trasporti <strong>Claudio Lubatti</strong> non sembra nella posizione di far la voce grossa nei confronti di un socio &#8211; il Comune &#8211; che alla prova dei fatti non mantiene le proprie promesse. E se di privatizzazione Appendino non vuol sentir parlare resta una sola strada per risollevare le sorti di GTT: una ulteriore contrazione dei costi di gestione e un contemporaneo e indiscriminato aumento delle tariffe. Si iscrivono in questa strategia le scelte dell&#8217;assessora <strong>Maria Lapietra</strong>: la riforma dei passaggi, la riforma dei permessi per i residenti, la riforma tariffaria, l&#8217;estensione delle strisce blu nella zona degli ospedali e la radicale revisione della ZTL sono tutte scelte volte a &#8220;fare cassa&#8221; e a far pagare ai cittadini il risanamento dell&#8217;azienda.<br />
&nbsp;</p>
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