Grandi applausi ed entusiasmo per la ripresa al Bunker della stagione teatrale. Di scena Checov.
Si trattava dell’esibizione di una scuola con una serie di monologhi seguiti con passione, come un allenatore ai bordi del campo, dall’attore docente Gianluca Gambino. Con entusiasmo il docente ha introdotto lo stage affermando: “La cosa stupenda è riprendere. Ritornare con il pubblico che ci vuole bene e senza di esso non esistiamo”. Ha poi ricordato le difficoltà legate all’impossibiltà di provare in contatto tra attori e con il pubblico. “Un quadro che ha portato qualcuno a dire di riprendere con il buio in sala. Strano perché per noi il pubblico è fondamentale”. Insomma è energia e non paura.
In ogni caso in questo periodo di lockdown il teatro ha continuato a lavorare “Anche questi aspiranti attori, di varia età e di grande impegno, non si sono fermati provando attraverso un pc anche se senza rapporto diretto fare teatro non è per niente facile” conclude Gianluca Gambino, attentissimo nel seguire le esibizioni dei suoi allievi.
I monologhi, tratti da Zio Vania e Il Gabbiano, hanno introdotto il tema dell’infelicità interiore delle persone. Nessuno è contento della propria vita e spesso invidia quella degli altri. Come al solito il teatro può far riflettere davvero e sorprende la modernità di testi che hanno più di cento anni.
Checov, denominato l’Orazio russo, attraverso i suoi personaggi parla proprio di questo e, sorprendentemente, i suoi dialoghi comprendono temi ambientali (la difesa degli alberi della natura, e siamo nel primo 900) e esistenziali. In una società che si riteneva molto più stabile , sicura, inquadrata nei suoi ruoli per le persone e le loro esistenze. Un discorso che riprende Orazio e che anticipa Pirandello.
I monologhi molto applauditi sono stati seguiti da un ballo liberatorio su musica russa e da un brindisi.





