Pd, ricomporre il centro e la sinistra

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di Giorgio Merlo

A quasi 10 anni dal suo decollo nello scenario politico italiano, il Partito democratico deve ancora sciogliere un nodo, tutto politico ma anche strategico, che si riaffaccia periodicamente. Ma forse adesso si presenta con maggior impeto e forza.

Mi spiego meglio. Con la segreteria Veltroni – cito solo lui perché con Veltroni siamo partiti – l’obiettivo era quello di costruire un partito plurale capace di contemplare al suo interno le migliori culture politiche riformiste e democratiche che avevano contribuito a definire il profilo della nostra Costituzione. Culture e filoni ideali che, del resto, avevano dato vita all’esperienza dell’Ulivo che era, e resta, una delle migliori stagioni politiche vissute dal nostro riformismo democratico e progressista.
Ora, a quasi 10 anni da quell’inizio, che ha comunque accompagnato e condizionato le varie stagioni del centro sinistra nel nostro Paese, forse siamo arrivati al momento piu’ difficile e piu’ complicato. Complice il quadro politico che si è creato e, soprattutto, per le profonde trasformazioni che hanno investito la società italiana. Oggi la domanda centrale a cui prima o poi il Pd deve dare una risposta convincente attraverso le scelte politiche e non solo con le declamazioni verbali o i pronunciamenti propagandistici, è molto semplice: e cioè, è ancora possibile mantenere nell’attuale contenitore del Pd le ragioni e le istanze politiche di chi si richiama alla “cultura del centro democratico” e di chi si richiama alla “cultura della sinistra democratica”?
Apparentemente può anche apparire una domanda astratta ma se non si scioglie questo nodo rapidamente diventa estremamente difficile decifrare lo stesso profilo politico del Pd. E, per uscire dalla metafora, sarà un grande contenitore centrista come, credo, pensa Renzi e l’attuale gruppo dirigente del partito oppure terrà la barra a sinistra cercando di mantenere salda e ferma l’iniziale imprimatur ulivista?

Si tratta, cioè, di due prospettive politiche, ovviamente diverse, che richiederanno, forse in vista del prossimo confronto congressuale, di essere chiarite e affrontate definitivamente. Percheé questo, alla fine, è anche l’elemento politico decisivo che ha contrapposto in questi ultimi due anni la gestione di Renzi nei confronti della sinistra del Pd, attualmente in minoranza. Certo, non è semplice ne forse possibile – se non per ragioni di reciproca convenienza e necessità – conservare nello stesso contenitore elettorale due culture politiche che, alla fine, possono portare anche a due prospettive politiche diverse. Con ricette economiche, sociali e forse anche istituzionali diverse se non alternative. Forse c’è una possibilità concreta per evitare che il confronto interno si radicalizzi da un lato o che pezzi consistenti di elettorato che attualmente si riconoscono ancora nel partito si allontanino ulteriormente, come e’ puntualmente capitato alle ultime elezioni amministrative. E la ricetta non può che essere quella di esaltare e valorizzare la natura “plurale” del Pd e, di conseguenza, la gestione collegiale della sua linea politica.

Seppur nel pieno rispetto dei ruoli di maggioranza e di minoranza decisi dai vari congressi. Senza questo pieno riconoscimento della pluralità culturale ed ideale che, sin dall’inizio, ha contrassegnato la seppur ancora giovane esperienza del Pd, si corre il serio rischio di non dare cittadinanza attiva a segmenti sociali e culturali che hanno contribuito, tuttavia, a dar vita a questa scommessa politica nel 2007 dopo un travaglio durato oltre 10 anni con l’Ulivo.
Ecco perché la stagione che si sta aprendo nel Pd in vista dell’ormai prossimo congresso nazionale assume un’importanza che supera la semplice, anche se sempre importante, scelta del segretario e del futuro gruppo dirigente. Si tratterà, cioè, di decidere se nel futuro contenitore elettorale – perché di questo si tratta, ormai – le ragioni politiche del centro moderato e riformista e quella della sinistra democratica e riformista potranno tranquillamente convivere per costruire, insieme, un progetto politico riformista e democratico.

Lo diranno solo il tempo e la volontà di costruire “insieme” una nuova stagione politica.

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