Dario Fo galoppino di Grillo: che tristezza!

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Sentire l’antico amico Dario Fo fare da supporter a Beppe Grillo con un lungo monologo iniziato sui valori della cultura (molto bello) per disperdersi in giudizi affettati, totalmente indifferente al linguaggio del guru di Cinque Stelle ma, alle farneticanti proposte da lui avanzate riprese con la carta carbone dai testi di vent’anni fa della Lega di Pontida, mi sono sentito imbarazzato per lui e sinceramente rattristato.
Ma come è possibile che un uomo colto come Fo, premio Nobel per la Letteratura, indossi le vesti di galoppino di uno sconclusionato personaggio che pretende di praticare la politica cavalcando il turpiloquio, la volgarità, gli insulti, che ama colpire il profondo delle viscere anziché il cervello dei suoi uditori?
Quante volte abbiamo cantato assieme a Dario e all’indimenticabile Franca con tutti gli attori della sua compagnia al termine di “Ci ragiono e canto” e di altri spettacoli: «La nostra patria è il mondo intero, il nostro inno è la libertà».
Ed ora dobbiamo sentire che Fo sostiene un bischero (come lo avrebbe chiamato ai tempi d’oro della sua carriera) che propugna un revanscismo nazionalista con l’isolazionismo dell’Italia, che rivuole le barriere doganali, che mira a distruggere l’Europa e cancellare l’euro, farla finita con i partiti e i sindacati sostituendoli non si bene con che cosa, imponendo uno fantomatica democrazia del web, teorizzata dal capelluto Casaleggio.
Tutto questo è triste ma, ne abbiamo viste di peggio. In alto i cuori, non demoralizziamoci.

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