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mercoledì, 29 Maggio 2024

Tutta colpa di Cofferati

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Stefano Tallia*
Lo dico da subito: se il futuro della sinistra in Italia deve passare dalla barba canuta di Sergio Cofferati, ancora una volta, un futuro non ci sarà. L’ex segretario della Cgil il suo treno lo vide passare senza salirci nel 2002, quando dopo aver portato in piazza tre milioni di italiani a difesa dei diritti, respinse l’idea di dar vita al Partito del Lavoro per rifugiarsi, in ossequio alla fedeltà di partito (a quei tempi il Pds dalemiano), nella fallimentare esperienza da sindaco di Bologna.
Allora e non oggi intorno a lui si sarebbero potute coalizzare le forze migliori della sinistra italiana: quella parte del Pds che non si arrendeva alla deriva centrista, una Rifondazione Comunista ancora vitale e i movimenti che non erano ancora stati strozzati nella culla da una classe dirigente inadeguata ed egoista.
Sergio Cofferati fece allora altre scelte e battezzarlo oggi come lo “Tsipras italiano” è quantomeno fuori luogo. Questo non vuol però dire che i problemi che pone non siano reali.
Reale è il senso di soffocamento che immagino si provi all’interno di un partito che ha da tempo soppresso e demonizzato ogni forma di dibattito: «Qui si fa come dico io, altrimenti si torna al 15 per cento». Come reale è l’esigenza di dare una rappresentanza a quella quota di elettori che non si riconoscono nel partito della nazione renziano e che, in maniera ostinata e contraria, si considerano di sinistra.
In tutto il dibattito aperto in questi giorni però l’aspetto più odioso è la malafede con la quale è stata commentata dal gruppo dirigente del Pd la fuoriuscita di Cofferati dal partito. I medesimi argomenti usati in precedenza con chi aveva posto dubbi su uno stile eccessivamente disinvolto di concepire la politica.
Parliamo delle primarie. Nacquero come strumento di partecipazione democratica e tutti noi ricordiamo ancora i milioni di elettori che incoronarono Romano Prodi alla guida del centrosinistra nel 2005 e un anno dopo Walter Veltroni alla segreteria del Pd. Da tempo, tuttavia, questo strumento ha cambiato il suo significato mutando anche nelle forme.
Ne fui testimone oculare per la prima volta quattro anni fa, quando, con un certo stupore, vidi arrivare ai seggi delle primarie torinesi decine di pullman organizzati –si dice- da una potente famiglia politica già decisiva negli equilibri del defunto Psi.
Non so per quale candidato quegli elettori abbiano orientato la loro preferenza all’interno del seggio, ne è importante saperlo, anche se i bene informati assicurano che quei consensi fossero per Piero Fassino. Quel che è importante sottolineare è invece la differenza che passa tra il consenso spontaneo del 2005 e quello “spintaneo” del 2011. Piero Fassino –e il risultato delle elezioni amministrative lo testimoniò chiaramente- avrebbe comunque vinto quelle primarie, ma siamo certi che taluni consensi etero guidati non abbiano pesato sulle scelte politiche successive a partire dalla formazione della giunta?
Tutto ciò, naturalmente, non è nuovo. Nella Dc e del Psi le correnti erano solite litigarsi il potere a suon di pacchi di tessere di ignari cittadini, ma il punto vero è proprio questo.
Da qualche anno il Pd ha subito una sorta di mutazione genetica per la quale al suo interno a contrapporsi non sono le idee ma i gruppi di potere. Ed è da questo che nasce il disagio di chi concepisce la politica come strumento di partecipazione e il partito come una casa.
Quando la tua casa viene espropriata da estranei, quando questi non se vogliono andare perché sostengono che grazie a loro le stanze sono molto più belle (anche se quel rosa sulle pareti è davvero orrido), con grande dolore non resta che cercare un altro posto nel quale vivere.
E i dati del tesseramento lo dimostrano, ammesso che qualcuno non pensi che anche questi siano colpa di Cofferati…
*segretario Associazione Stampa Subalpina
Parole al Vento. Il blog di Stefano Tallia

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