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venerdì, 27 Gennaio 2023

Silvio, Putin e le “brave persone”

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

“Sono atlantista, sono con l’Europa. Sono il re. Sono l’unico a poter trattare e portare la pace in un Occidente in cui non esiste più un vero leader”. 

Il sorprendente protagonismo di Berlusconi, che si è ripreso, il centro delle attenzioni politiche e soprattutto mediatiche non solo nazionali, sta mettendo a dura prova la maggioranza, creando non pochi problemi al primo Governo sovranista che ha già le sue gatte da pelare per farsi riconoscere affidabile specie a livello internazionale. 

Silvio,  a  86 anni, si conferma un vero maestro nell’arte di usare i media con continui colpi di scena anche apparentemente surreali che spaziano da una lista di epiteti diretti alla Meloni,  bellamente esposti da uno scranno parlamentare, al vaffa in diretta al neo presidente del Senato, e soprattutto dalle sue reiterate considerazioni putiniste, applaudite nel corso di un incontro con i parlamentari forzisti.  

Uno che non fa mistero di voler essere, fino alla fine, padrone e  re assoluto del suo partito azienda.

Più che le bottiglie di vodka e lambrusco e le lettere dolci scambiate con l’amico zar di Mosca quello che sorprende è la naturalezza con cui il sovrano illuminato di Arcore,  con la sua corte sempre plaudente,  riesca a far passare come normale e anzi benevolo il fatto che lo zar intendesse arrivare a Kiev per sostituire Volodymyr Zelensky  con delle “brave persone”. 

 Esattamente il modello imposto con vigore e successo a Minsk in Bielorussia. Paese controllato da una guida amica di Mosca, ovviamente inamovibile da trenta anni, in cui si è riuscito a spegnere quel vortice di  continue manifestazioni che chiedevano libertà e uno stacco dall’influenza russa.Il fiero democratico liberale, atlantista Berlusconi ignora totalmente queste  lotte di un popolo, quello bielorusso, che aspirava alla sua libertà e a dar corso al suo spirito europeo, in antitesi all’influenza imposta del paese degli oligarchi senza socialismo.  Nessuno si chiede come mai siano morte quelle manifestazioni e che fine abbiano fatto le centinaia di arrestati tra chi si ribellava a Misk? Tutti servi  pagati della Nato? Sicuramente qualche complottista, di casa sul canale  telegram, potrebbe tranquillamente affermarlo nel mare di oridinarie e abbondanti scemate che girano tipo quella che gli assalitori di Capitol Hill, il  gennaio 2021,fossero solo attori o gente prezzolata, tra scie chimiche, chip sottopelle e immani catastrofi.   

Bene il modello bielorusso (“al Governo metto chi voglio io”) è esattamente il bonario approccio auspicato da Putin in un Ucraina. Paese che pensava di schiacciare come un topo con i suoi scarponi dopo pochi giorni, imponendo la pax moscovita. 

Purtroppo lo zar non ha fatto i conti con l’orgoglio, la tenacia e la dignità di un popolo intero che sa che se non lotta dovrà sparire come entità politica libera.  Certo è aiutato dall’occidente ma questa lotta regge soprattutto grazie ad  un popolo pronto a morire per la sua causa , con persone anche donne rientrate dall’Italia e morte nella resistenza eroica di questo paese.    Insomma quanto si registra sul terreno  evidenzia  i diversi livelli  motivazionali tra gli ucraini e  quei giovanissimi russi , mandati  a forza a combattere per quella che inizialmente sarebbe dovuta essere un’esercitazione e un’eliminazione dei seguaci del Terzo Reich. Giovani che con il tempo hanno capito che li si muore e non  è una passeggiata (con la possibilità di raccattare qualche tv e  impianto stereo da mandare a casa) e se la sfilano in tutti i modi per non crepare a vent’anni per una causa non sentita, in un occupazione poco attrezzata, in cui  ricevono, oltre ai proiettili sulla testa,   quegli sguardi pesanti come macigni da contadini e gente di paese che  parla la loro stessa lingua.

Silvio ignora cosa sia la lotta di un popolo. Per lui sono i grandi della Terra a segnare i destini. Certo non è paragonabile a veri grandi come Michael Gorbaciov che , pur uscendo dai Politburo , animò e auspicò una svolta di trasparenza e democrazia che sarebbe dovuta essere graduale e in sintonia con l’occidente, scontrandosi con conservatori e tradizionalisti, come quell’ineffabile  patriarca ortodosso kyrill, fautore della guerra santa e del perdono dei peccati a chi si batte contro il demone occidentale a la sua lobby gay e quel Papa Francesco, attaccato ogni giorno dai complottisti amici di Trump e dello zar,  che lo definiscono  un anticristo.    

Con Gorbaciov una generazione, specie ad Ovest,  sognò un mondo  con meno missili e armi  per la fine della guerra fredda che vedeva  una Russia integrata nel mondo occidentale.  E’ da sottolineare che per  sovranisti come Trump e Putin il vero nemico sia  il soggetto europeo che non deve prendere forza come soggetto politico e militare.  Quell’Europa culla di pensieri negativi e perversi  come la laicità ,  tolleranza,  democrazia,  espressioni dei valori che arrivano dalla saggezza dell’antica Grecia di Platone , passando per Giordano Bruno, Galileo,  la rivoluzione francese fino alle lotte per uno stato sociale e contro la tirannia della dittatura. Tutte palle perché quello che conta è il grande uomo che con un “coup de theatre” può riportare la pace nel mondo. E’ la visione di Silvio per il quale il parlamentarismo è solo una perdita di tempo. Sono i grandi capi che fissano le regole e impongono i loro indicano i ministri. Il resto è solo fuffa. 

Gli italiani adorano i capipopolo, ma li fanno anche cadere in fretta, passando da Craxi a Di Pietro, da Berlusconi a Grillo, da Renzi a Salvini e da Conte alla Meloni.

In ogni caso Re Silvio è riuscito sorprendentemente a riprendersi il centro della scena politica e soprattutto mediatica  in uno dei momenti davvero più delicati e indebitati per il Paese.  

Sono comunque in molti a credere ancor oggi che un suo intervento, per quanto colorito e con bottiglioni di vino,  possa davvero dare un contributo effettivo per fermare la guerra, mentre i droni turchi continuano a cadere su Kiev. 

Una domanda finale a Silvio Berlusconi. Come mai, visto che è tanto influente e umano e sensibile alle nobili arti, non ha manifestato all’amico Vladimir la sua indignazione e dispiacere per l’eliminazione del direttore d’orchestra Yuriy Kerpatenko,  ucciso nella sua abitazione, per non  aver voluto suonare al  “Concerto della Festa” pensato per il Primo Ottobre e per celebrare il “ritorno della vita tranquilla” a Kherson?

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