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sabato, 13 Agosto 2022

Questione morale, nel Pd non esiste

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Una questione morale nel Pd? No, non esiste alcuna questione morale. Ma questo non lo dico per difendere la “ditta” come la definiva un noto ex segretario e neanche per disciplina alla “squadra”. Lo dico per un semplice motivo: la questione morale esiste quando c’è un sistema inquinato e, soprattutto, quando l’intreccio tra il partito, o fette consistenti del suo apparato, e il mondo degli affari è un fatto strutturale o quasi.
Certo, i singoli casi, seppur con il dovuto e necessario rispetto del garantismo – al di là e al di fuori di ogni furore giustizialista e forcaiolo – non vanno banalizzati e neanche sottovalutati. Ma, francamente, mi pare esagerata la lettura – seppur strumentale e provocatoria – che alcuni organi di informazione hanno prontamente scatenato dopo i fatti emiliani. Al di là della correttezza e della lealtà politica che hanno sempre contraddistinto la militanza politica e amministrativa di Richetti e di Bonacini e di altri migliaia amministratori locali del Pd, l’aspetto su cui vale spendere una riflessione riguarda un paragone con il passato che, francamente, non regge e non sta affatto in piedi. Non voglio parlare di tangentopoli degli anni ’90 o dei fatti di corruzione che periodicamente, qua e là, emergono dalle singole realtà periferiche. Voglio, semmai, richiamare l’attenzione su un fatto specifico. E cioè, l’iniziativa intrapresa di Renzi, a prescindere dal giudizio politico che si può dare, ha un obiettivo ben preciso al riguardo: la politica non deve più essere costosa come un tempo. Dallo snellimento del famoso apparato alla smobilitazione delle organizzate e costose correnti di un tempo; dalla riduzione del peso delle tessere nel partito alla messa in atto di strumenti elettorali che riducono gli ingenti investimenti finanziari delle campagne elettorali del passato.
Strumenti che, accompagnati anche da un più rigoroso rispetto dell’etica politica, indeboliscono progressivamente le tentazioni, sempre latenti e mai sconfitte per sempre, della corruzione e del malcostume.
Certo, il malcostume non si sconfigge per legge o con un decreto. È legato al costume e, soprattutto, al profilo etico del singolo esponente politico. Ma è indubbio che le cosiddette “condizioni” strutturali favoriscono, o meno, la trasparenza e un maggior rigore nel dispiegarsi dell’attività politica e istituzionale. A tutti i livelli.
Semmai, quello che oggi maggiormente preme è la definizione di un corretto e rigoroso rapporto tra la politica e la magistratura e, supportato da una indispensabile riforma dell’intero settore, della chiusura di una anomalia che ormai da troppo tempo accompagna e condiziona la politica italiana. Per troppo tempo, infatti, anche e soprattutto all’interno della sinistra politica e culturale, c’è stata una radicale ed acritica sudditanza nei confronti della magistratura e di tutto ciò che proveniva da quel mondo. Al punto che la stessa politica piegava i suoi comportamenti e le sue proposte concrete al giudizio e all’approvazione che arrivavano da questo settore. Che resta, al di là di ogni giudizio di merito, indispensabile per la stessa sopravvivenza del sistema democratico. Nel rispetto della sua autonomia e della sua imparzialità.
Ed è proprio per questi motivi che oggi, molto più di ieri, è possibile risolvere definitivamente questo conflitto anomalo e singolare presente nel nostro Paese da oltre 20 anni e risolvere alla radice ogni sorta di ricorrente “questione morale”. E, al contempo, ridare quella credibilità e quella autorevolezza alla politica che, come dice giustamente Renzi, si è andata progressivamente perdendo in questi ultimi anni.
 

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