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mercoledì, 25 Maggio 2022

Quei bambini di Torino che non hanno più diritti

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Ormai è risaputo. L’emergenza casa è una delle piaghe sociali più gravi per Torino, dove si contano più di quattromila sfratti.
A raccontarcela in prima persona è Margherita, una giovane mamma la cui storia purtroppo è uguale a quella di tanti altri, che, dopo essere stati colpiti dalla crisi si ritrovano ad aver perso tutto, lavoro, casa e certezze. Margherita, nata a Torino, si trasferisce, spostando anche la residenza, a pochi chilometri dal capoluogo per motivi di lavoro, ma dopo essere stata licenziata non riesce più a pagare l’affitto e di fronte alla morosità il padrone di casa presenta la lettera di sfratto, senza lasciare al lei, al suo compagno e ai suoi cinque figli, il tempo di realizzare cosa stesse succedendo.
Margherita racconta di altre famiglie che come la sua hanno occupato appartamenti vuoti ai quali però, è stata respinta la richiesta di residenza. Ci racconta di padri e madri di famiglia senza diritto al medico di base, costretti ad andare in ospedale per qualsiasi problema, anche il più lieve, ma soprattutto ci racconta di bambini senza pediatra e che addirittura non avrebbero diritto all’iscrizione scolastica. Com’è possibile che ad oggi ci siano situazioni del genere e soprattutto com’è possibile che il Comune non intervenga per un fatto così grave? «Un anno fa abbiamo avuto un incontro col presidente Daniele Valle della terza circoscrizione e con la vicesindaco Elide Tisi, che tra l’altro è anche assessore ai servizi sociali e ci avevano assicurato che avremmo potuto fare richiesta per la residenza. Io mi sono attivata subito e sono stata fortunata, ma altri che hanno occupato qualche mese dopo e sono andati a fare la richiesta, si sono sentiti rispondere che l’anagrafe centrale aveva dato l’ordine a tutti gli altri uffici, di non concederla a chi occupa. – Spiga Margherita – Ci sono persone che per garantire il pediatra e l’iscrizione a scuola ai figli hanno spostato la residenza dei bambini da amici e parenti».
Dopo aver ascoltato le sue parole anche noi abbiamo chiesto al presidente della terza circoscrizione Daniele Valle, spiegazioni per questa situazione surreale, e ci ha confermato che è tutto vero. «Si il problema è reale, ne siamo consapevoli, ma siamo impossibilitati a dare le residenze perché i palazzi sono occupati. Un’alternativa per loro potrebbe essere quella di chiedere la residenza in via delle “Case comunali n° 0”, ma so che anche in questo caso avrebbero dei problemi e probabilmente preferiscono altre soluzioni». Ci risponde Valle, aggiungendo poi che è tutto in mano all’anagrafe centrale di Torino, scaricando così in parte le sue responsabilità, nonostante le promesse fatte da lui e dalla Tisi a gennaio 2013.
Persone allo stremo, quindi, che tra difficoltà economiche e sociali, dopo aver perso lavoro e la casa si vedono spogliate anche della loro dignità. In questo momento non pare ci sia una soluzione immediata per queste famiglie torinesi, ma soprattutto per i loro bambini, ai quali lo Stato e le istituzioni, evidentemente, non riescono a provvedere.

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