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venerdì, 19 Luglio 2024

Phoenix, un altro afroamericano ucciso da un agente di polizia. Proteste in tutto il Paese

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Un poliziotto spara contro un ragazzo di colore, uccidendolo. Siamo Negli Stati Uniti, in Arizona. Il fatto è accaduto martedì sera ma è stato reso noto solo oggi.
Un terribile deja vu per l’America, che si trova a piangere un altro suo concittadino: Rumain Brisbon, 34enne di Phoenix. Appena una settimana fa infatti, era stato scagionato da ogni accusa Darren Wilson, il poliziotto che a Ferguson sparò e uccise il giovane Michael Brown, scatenando numerose rivolte da parte della popolazione.
Anche nel caso di Phoenix la polizia difende l’agente che ha aperto il fuoco contro il ragazzo, disarmato. «Era convinto che Brisbon avesse in tasca un’arma», sostengono le autorità. Stando alla loro versione, due agenti, fermati da due testimoni sostenevano che Rumain Brisbon, seduto all’interno della sua Cadillac, stesse vendendo stupefacenti.
Uno dei due poliziotti si sarebbe diretto verso Brisbon chiedendogli di alzare le mani, ma questi, le avrebbe portate invece in direzione della cintura. Quanto basta all’agente per trarre le sue conclusioni ed tirare fuori la pistola dalla fondina. «L’agente – spiegano le autorità – ha estratto l’arma e l’uomo è fuggito verso un appartamento. Ha poi ritenuto che fosse in possesso di un’arma, pur senza mai vederla, e ha sparato due colpi che hanno ucciso Brisbon».
L’oggetto che l’agente credeva fosse una pistola, era però una confezione di medicinali.
Troppo recente il ricordo delle proteste che nelle scorse settimane hanno infuocato le più grandi città del nord America per fatti simili da Fergusson, come detto, al quale si aggiunge l’analoga decisione del Grand Jury di Staten Island sul caso di Eric Garner, afroamericano morto lo scorso luglio a causa di una stretta letale al collo da parte di un poliziotto, che anche in questo caso non affronterà alcun processo. Questo, nonostante il medico legale, dopo aver effettuato l’autopsia sul corpo di Garner avesse parlato di omicidio: il decesso dell’uomo fu la conseguenza diretta della pressione subita sul collo.
Decisione che ha scatenato l’ira e l’indignazione dei cittadini e che ha portato ad una lunga notte di proteste in tutti gli Stati Uniti: Los Angeles, Seattle, Washington. E poi ancora Ferguson e Saint Louis dove le ferite della popolazione afroamericana continuano a bruciare. Solo nella città di New York ci sono stati 83 arresti: i motivi riguardavano l’ordine pubblico, spiega la polizia. Gruppi di manifestanti si sarebbero diretti in vari punti della metropoli tentando di danneggiare il grande albero di natale del Rockfeller Center, uno dei simboli della città, bloccando la circolazione sulla West Side Highway, al Lincoln Tunnel, sul ponte di Brookly.
Tuttavia per ora non si contano episodi particolarmente gravi, ma il Natale in Usa, quest’anno, si preannuncia più caldo del solito.

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