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mercoledì, 29 Maggio 2024

Parcheggio di corso Galileo Ferraris, Roberto Rosso prepara un esposto “per capire cosa c’è dietro a quel progetto”

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Bernardo Basilici Menini

Roberto Rosso parte all’attacco sul parcheggio di corso Galileo Ferraris, che da oltre un anno sta creando un acceso dibattito. Il candidato sindaco alle scorse elezioni amministrative e oggi consigliere comunale annuncia che sta «preparando un esposto in Procura per abuso di ufficio e danneggiamento al patrimonio archeologico».

«Spero che la magistratura voglia chiarire le dinamiche che hanno portato a quei fatti -aggiunge Rosso- mi domando chi possa arrivare a rischiare il proprio posto come dirigente per avallare un’opera come questa. Si dovrebbe capire se c’è qualcosa dietro a una scelta del genere o se è stata una pura e semplice follia».

«Realizzare un parcheggio a quattro piani nell’unico posto in cui scorreva la galleria magistrale delle vecchie fortificazioni è un fatto estremamente grave –continua il consigliere- Che il Comune di Torino dia il via libera a questo progetto e che la sovrintendenza abbia persino concesso l’autorizzazione è inspiegabile: addirittura hanno vincolato il Palazzaccio con gli uffici del Comune in piazza San Giovanni, ma poi di fronte a un reperto straordinariamente prezioso hanno lasciato che si distruggesse. Avevamo un patrimonio unico in Europa, adesso non ce l’abbiamo più».

Rosso ripercorre le vicende dello scorso anno che hanno portato allo stop dei lavori: «fortunatamente con l’intervento di Guariniello e del ministero si è fermato tutto, altrimenti la sovrintendenza avrebbe autorizzato ancora più distruzioni di quante non ne avessero già fatte».

«Ancora oggi si ha il coraggio di sostenere che la galleria non sia stata toccata, mentre tutti gli archeologi e gli esperti hanno chiaramente parlato di uno sventramento di oltre 100 metri -conclude Roberto Rosso- Quando l’archeologo Zannone sottolineò le criticità del progetto, cercando di opporsi, si decise di sbarazzarsene: per più un anno era sempre stato investito dalla sovrintendenza di tutte le rilevazioni. Da quel momento in poi non fu più fatto lavorare».

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