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giovedì, 18 Luglio 2024

Paratissima, intervista al fondatore Lorenzo Germak

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Moreno D’Angelo
Abbiamo intervistato Lorenzo Germak, fondatore e coordinatore di Paratissima, in programma da mercoledì 5 a domenica 9 novembre  a Torino Esposizioni. 
Qual è il segreto del successo di Paratissima? In che modo l’arte può diventare protagonista in un contesto libero?
Il segreto è il mix di ingredienti che negli anni sono diventati il nostro marchio di fabbrica e garanzia di alto gradimento: l’accesso libero e gratuito, i costi bassi di partecipazione per artisti e progetti speciali, la qualità sempre crescente delle opere e dell’allestimento degli spazi, il ricco calendario di eventi live e, più recentemente, i workshop, le attività per i più piccoli e infine il paramarket (la piattaforma di supporto per la vendita diretta delle opere degli artisti partecipanti). Tanti ingredienti, ma ci piace sempre ricordare soprattutto lo spirito e l’energia che caratterizza l’evento fin dal principio e che contagia artisti e pubblico della manifestazione.
Quali sono le novità più importanti di Paratissima 2014? 
Oltre alle opere di 600 artisti e creativi e alla presenza di gallerie d’arte contemporanea e di street art, quest’anno Paratissima ospiterà una mostra tematica intitolata “The Dark Side of Beauty” con opere di Alighiero Boetti,Nicola Bolla, Rainer Fetting, Nan Goldin. Ci saranno anche le sette mostre organizzate dai giovani curatori di N.I.C.E., acronimo di New Independent Curatorial Experience. Nel programma della Paraschool e di Paraphotò saranno inseriti anche una “lectio magistralis” e un workshop con il “fotografo del rock” Guido Harari e le mostre dei due fotografi internazionali Francesco Bosso e Giovanni Gastel. Novità di quest’anno, infine, il progetto “Parafuture – Artisti in erba” per stimolare i più piccoli verso l’arte contemporanea attraverso visite guidate e laboratori di costruzione con gli artisti di Paratissima.
Lo spostamento dalla storica sede dell’ex-Moi a Torino Esposizioni ha causato molte difficoltà organizzative?
I problemi sono inevitabili quando viene cambiata la sede di un evento, soprattutto se questo accade all’improvviso e a un mese dalla manifestazione.
L’incapacità delle istituzioni di tutelare una realtà così importante, abbandonata per mesi, fa riflettere. E pensare che per garantire qualche forma di sicurezza, allontanando così i vandali, sarebbe bastato poco…
Il problema non è tanto il presidio fisico di un luogo, ma la presenza di una politica urbana che individui destinazioni d’uso permanenti per questi edifici. Un presidio, anche di un’associazione, può tamponare un’emergenza ma non risolvere il problema alla radice.
 Che cosa pensa degli sviluppi dell’arte a Torino? Ormai molti artisti arrivano da fuori, spesso anche dall’estero…
Torino è sicuramente diventata in questi anni un luogo importante per la creatività artistica in Italia, grazie alla sinergia tra un tessuto culturale ricco e vitale, che ha prodotto idee e azioni, e un sistema pubblico che si è affiancato (e spesso sovrapposto) costruendo, anche se con difficoltà, sinergie molto positive. Anche la collocazione geografica del capoluogo piemontese, non così lontano dall’Europa del nord, ha contribuito a questo successo. Oggi, però, l’impressione è che il sistema pubblico sia fermo, in crisi dal punto di vista economico ma ancora di più da quello manageriale e delle idee, mentre gli operatori culturali risentono della desertificazione dei fondi loro dedicati ma anche della loro difficoltà (e spesso resistenza feroce) ad adeguarsi ad un panorama radicalmente mutato. Per ora le forze vive impegnate nella realizzazione di grandi e piccole fiere, fondazioni private, incontri e attività sopperiscono in parte a questa assenza di direzione chiara del settore pubblico, ma la situazione non può continuare a lungo in questi termini.
Paratissima va ben oltre un’esposizione di quadri, perché coniuga al suo interno arte concettuale, videoarte, laboratori, incontri e attenzione al mondo della moda. È, insomma, un esempio di quanto l’arte possa essere importante a diversi livelli.
Paratissima ha sposato un concetto molto contemporaneo, presente in tutto il mondo nel campo dell’arte, privilegiando l’attenzione per i processi creativi, per le creazioni cosiddette crossover, o mixedmedia, rispetto ad una categorizzazione comoda per le istituzioni, ma non aderente alla realtà. Oggi gli artisti, anzi i creativi, non solo usano molti media per realizzare le proprie opere, ma amano e ricercano il confronto con artisti che utilizzano strumenti creativi diversi. I workshop e gli incontri sonoun’opportunità di crescita fondamentale, insieme al confronto, per una manifestazione come Paratissima, che è dedicata agli artisti emergenti: non solo la possibilità di farsi conoscere e di presentare le proprie opere, ma anche quella di crescere e di riflettere sul proprio percorso artistico.
Paratissima è una rassegna che dà dignità a tanti artisti, che possono sfogare liberamente la propria creatività. Quali sono le motivazioni alla base di questa scelta?
Questa è una delle caratteristiche di Paratissima: dare voce a chi non ha voce, dare uno spazio per rappresentare la propria creatività a chi è al di fuori dal mondo dell’arte per scelta, per necessità, per inesperienza. Iniziare un percorso artistico non significa solo poter aspirare alla fama e alla gloria, ma anche sentirsi protagonista e non solo spettatore di un clima culturale. Tutto questo va molto al di là della qualità delle opere esposte, che sono valorizzate comunque dalla presenza in un contesto così ampio. Il livello medio è buono ma voglio sottolineare che quello che è ancora più interessante è il livello di partecipazione e di entusiasmo: di questo abbiamo bisogno tutti ed è da questo che nasce poi la qualità degli artisti e delle opere.
 Nella nostra epoca c’è, in generale, molta voglia di fare arte. Spesso però si nota una certa carenza di motivazioni, spunti, valori, che decade in una espressività fine a sé stessa figlia di tempi poco ideologici. Pensa che questo momento possa essere superato? 
Crediamo che questo momento sia passato. L’arte e le poetiche degli artisti senza dubbio riflettono i tempi, ma per questo vediamo con piacere che si diffondono sempre più riflessioni e pratiche artistiche sulla “Responsabilità sociale dell’arte”, sul ruolo dell’artista nei processi di mutamento sociale, sull’artista come attivista culturale e politico. Si tratta di una riflessione che già era presente in Italia negli anni ‘60, ad esempio con Luigi Nono, ma che oggi acquista nuovi significati. Un altro tema molto discusso e praticato è quello che collega creatività artistica e territorio, che supera l’idea dell’artista come monade isolata e radica la creazione nella relazione con lo spazio in cui nasce.
Se uno scrivesse su un’opera “Isis vaffanculo” o inneggiasse a una qualche forma di terrorismo cosa fareste? 
La situazione geopolitica internazionale è molto complessa e richiede soprattutto tanto buon senso. Sicuramente se si verificasse una situazione del genere a Paratissima interverremmo immediatamente per bloccare la performance, ma bisogna anche dire che in 10 anni sono stati rarissimi i casi in cui sia stato richiesto ad un artista di rimuovere la sua opera.
Ormai Paratissima sembra oscurare “Artissima” con la sua vivacità e capacità di coinvolgere l’intera città. 
Stiamo parlando di due entità completamente diverse che non possono essere paragonate. Paratissima si chiama così perché è nata con l’obiettivo di essere parallela alla Fiera internazionale della nostra città. Se Artissima perdesse fascino e potere attrattivo automaticamente anche Paratissima perderebbe un po’ della sua forza. Poi chiaramente Paratissima è una manifestazione pop e aperta ad un vasto pubblico e di conseguenza riesce a coinvolgere maggiormente realtà del territorio.
Quali sono le iniziative che avreste voluto intraprendere e che sono rimaste nel cassetto?
In questi anni siamo stati capaci di realizzare quasi tutto quello che avevamo “sognato con i piedi per terra”. Adesso l’obiettivo è sviluppare a dare forza a quei progetti che sono ancora in fase embrionale come Paramarket, Paratissima International e tutte quelle attività che ci consentiranno di crescere e di dare continuità lavorativa al nostro staff per 365 giorni l’anno.
Quali sono le tendenze che vedete emergere nell’arte? Quali iniziative vi aspettereste per rilanciare l’arte in Italia in questa epoca di tagli, dal momento che la cultura è sempre la prima a essere penalizzata in un Paese in crisi?
È difficile parlare di tendenze artistiche, vista l’ampiezza e la diffusione capillare dell’arte in Italia. L’aspetto più interessante anzi è probabilmente che nonostante si tratti di un sistema istituzionale fragilissimo, contraddittorio, con pochi e mal indirizzati finanziamenti statali, ad onta di un sistema formativo frammentato e poco efficiente, la scena artistica italiana è viva, da nord a sud. Questo grazie alle iniziative di enti locali illuminati, di privati altrettanto aperti, alla larghezza e alla vivacità del tessuto artistico e culturale italiano. Ovviamente la parte del leone la fanno le espressioni artistiche legate digitale, sia on che off line, ma si assiste ad una riscoperta dell’analogico, sia inteso come disegno, pittura, scultura, sia nel senso di performance live, di volontà degli artisti di confrontarsi con il pubblico direttamente e in prima persona.

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