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venerdì, 14 Agosto 2020

Olimpiadi 2026, rischio che salti tutto. Il sottosegretario Valente: “Le pretese di Milano non sono sostenibili”

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Andrea Doi
Andrea Doi
Giornalista dal 1997. Ha iniziato nel '93 al quotidiano La Nuova Sardegna. Ha lavorato per Il Manifesto, Torino Sera, La Stampa. Tra le sue collaborazioni: Luna Nuova, Il Risveglio del Canavese, Il Venerdì di Repubblica, Huffington Post, Avvenimenti e Left. Dal 2007 a Nuova Società, di cui è il direttore dal 2017.

Potrebbe concludersi qui la corsa italiana per le Olimpiadi invernali del 2026. Infatti dopo la proposta di una candidatura unitaria per Torino, Milano e Cortina avanzata dal Coni e inizialmente condivisa, ora le divergenze tra le amministrazioni dei tre Comuni potrebbero stoppare la candidatura.
La richiesta del sindaco lombardo Beppe Sala di Giochi invernali a guida milanese, con il capoluogo meneghino come brand forte dell’evento non sono piaciute al governo che potrebbe quindi mettere un punto fermo alla candidatura italiana.
Lo dice senza mezzi termini il sottosegretario Simone Valente, responsabile per lo sport del M5s, che afferma come: «Sala, richiedendo che il brand olimpico ricada esclusivamente o in maniera più visibile su Milano, formalizza di fatto una pretesa insostenibile per tutti coloro che fino ad oggi avevano lavorato con grande impegno a un progetto unitario. E’ arrivato il momento di mettere un punto fermo su questa situazione paradossale: non è possibile procedere quando determinate condizioni proposte da Coni e Governo non sono sostenute da una città così importante come Milano a causa delle dichiarazioni del suo sindaco».
Sala infatti aveva chiesto a Coni e Governo di fare al più presto chiarezza sulla candidatura italiana sottolineando però l’importanza della presenza di Milano nella triade delle città che hanno presentato il dossier. «Le  Olimpiadi si fanno per rafforzare il brand di una città – ha detto Sala – e Milano ritiene di avere le capacità organizzative per gestire direttamente il progetto olimpico, come ha già dimostrato con Expo 2015. Una organizzazione troppo complessa, ha spiegato ancora il sindaco, è destinata a subire una empasse. Quindi la posizione di Milano è che se il governo farà una scelta politica, per non creare tensioni al proprio interno, poi dovrà essere lui stesso a prendersi in toto la responsabilità amministrativa dell’evento».
Una posizione quella di Milano che non solo preoccupa il governo, ma che non piace nemmeno alla sindaca di Torino Chiara Appendino che se fino ad ora ha preferito non commentare la lettera del collega meneghino, potrebbe rompere il silenzio nelle prossime ore e dire la sua su queste olimpiadi della discordia.

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